Oltre 15 miliardi di euro: a tanto ammonta il “conto” negativo pagato dall’export italiano dal 2006 ad oggi, da quando Usa, Onu e Ue hanno imposto all’Iran una serie di sanzioni. La meccanica strumentale è stato il settore maggiormente colpito: rappresenta oltre la metà dell’export italiano verso la Repubblica islamica. Un  traccia una mappa delle prospettive.

REPORT

Emerge – secondo un report dell’Ufficio Studi Economici Sace – che nel triennio 2014-2016 l’Italia esporterà nel Paese beni per appena 3 miliardi, a fronte dei 19 che avrebbe potuto registrare senza le sanzioni. Esse sono state avviate otto anni fa con l’obiettivo di disincentivare il programma nucleare del Paese. Ma dal 2008 al 2012 le misure iniziali sono state raddoppiate, dal momento che mentre inizialmente i provvedimenti miravano al congelamento di asset di alcune aziende iraniane e restrizioni su determinate transazioni finanziare e commerciali, due anni fa si è aggiunto anche il divieto sul trasferimento di fondi tra banche europee e istituti di credito e finanziari iraniani.

USA

Le restrizioni commerciali sono state diffuse anche al settore automobilistico, che resta il principale settore di impiego locale dopo quello degli idrocarburi. A seguito dei primi provvedimenti, il cosiddetto gruppo dei “5+1” formato da USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia e Cina, ha raggiunto un accordo su un progressivo allentamento delle contromisure dettate dall’impegno dell’Iran nella riduzione nucleare.

L’EXPORT ITALIANO

In questo contesto si inseriscono i rilievi sull’export italiano, che in Iran dal 2000 allo scorso anno si è sviluppato nel 4,6% dei 38 miliardi di euro totali. Prima delle sanzioni l’export italiano verso Teheran cresceva più delle importazioni iraniane dal mondo (23,5% rispetto a 17,8%). Ma all’indomani dei provvedimenti si è registrata una decrescita.

FORTE CALO

Le esportazioni italiane nel 2006 sono calate del 19%, nel 2010 hanno subito un stabilizzazione, per poi accusare un altro stop nel 2011 con tassi di contrazione del 25% nel 2012 e 2013. Le sanzioni hanno inciso negativamente per 15 miliardi sull’export italiano, sostiene il report, di cui oltre il 60% accumulato nel solo periodo 2011-2013.

LE POSSIBILI PROSPETTIVE

Secondo il rapporto, all’orizzonte vi è un’ulteriore perdita di esportazioni, pari a 16 miliardi fino al 2016, mentre se non vi fossero le misure contro Teheran si potrebbero registrare vendite per oltre 19 miliardi di euro.

SETTORI

La meccanica strumentale costituisce oltre la metà delle esportazioni italiane in Iran, ed è il settore più colpito, con una perdita di oltre 11 miliardi di euro. A seguire nella speciale classifica di chi sta pagando maggiormente il conto delle sanzioni ci sono i comparti dei metalli, delle apparecchiature elettriche e della chimica, che in otto anni hanno perso quasi 2 miliardi di euro.

LO STUDIO DEL NIAC

Secondo i rilievi contenuti in uno studio del National Iranian American Council (NIAC) le mancate esportazioni verso l’Iran nel periodo 1995-2012 sono ammontate, per l’export Usa, tra i 135 e i 175 miliardi di dollari. Non è messo meglio il Vecchio Continente, che ha subito un calo netto delle esportazioni del 52% tra il 2010 e il 2013. A soffrire di più sono stati i beni d’investimento, in modo particolare macchinari e mezzi di trasporto, con un meno 68% dal 2010.

OBBLIGHI RISPETTATI

Conclude il report, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che l’Iran ha adempiuto agli obblighi previsti dal trattato firmato a Ginevra a novembre 2013. Un nuovo accordo potrà quindi ricostruire alcuni rapporti commerciali deterioratisi negli ultimi anni.

Condividi tramite