Ecco alcuni dati che inquadrano l’attività del governo: tempistiche, questioni di fiducia, emendamenti, leggi inattuate.

Una delle accuse che più vengono mosse a Matteo Renzi in questo periodo è quella di parlare troppo e fare poco. Una critica che sicuramente il presidente del Consiglio rispedirebbe al mittente, con in tasca il primo sì alla riforma costituzionale e la promessa che “nessuno potrà più fermare il cambiamento”.

Complice la pausa estiva, può essere utile fermarsi ad analizzare qualche numero per capire meglio l’attività del governo.

IL COUNTDOWN DI VALIGIABLU
Sul blog collettivo de “Valigiablu”, c’è un impietoso countdown con tutti gli interventi promessi dal presidente del Consiglio e le relative tempistiche. Dell’ambizioso crono programma renziano, è stata rispettava la riforma della PA, le misure fiscali su Irpef e Irap e la presentazione del Jobs act. Tempo scaduto invece sulla riforma del lavoro entro marzo e la riforma del fisco entro maggio mentre le lancette corrono veloci sull’approvazione entro il primo settembre del ddl Giustizia ed entro il 30 settembre su Italicum e riforma costituzionale.

IL RECORD SULLA FIDUCIA
C’è un record che caratterizza il governo Renzi ed è individuato da Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale, su Huffington post. Riguarda le questioni di fiducia poste in Parlamento. L’esecutivo in sei mesi ci è già ricorso 18 volte, una media di 3,2 al mese, di gran lunga superiore rispetto allo 0,9 al mese del suo predecessore Enrico Letta o all’1,2 del Berlusconi IV. Solo Mario Monti si è avvicinato con 3 fiducie al mese.

LE LEGGI INATTUATE
Le decisioni prese dai Consigli dei Ministri non sempre si traducono in azioni. Lo fa notare un rapporto di Openpolis: il governo Renzi è riuscito ad approvare in Parlamento poco più di un terzo di quanto deliberato in Consiglio dei Ministri. Delle 149 decisioni prese (fra decreti legge, disegni di legge e ratifiche), solamente 57 sono state approvate in via definitiva dal Parlamento (38%). 21 di esse devono ancora essere presentate in Parlamento, e ben 77 sono “incastrate” fra i banchi di Camera e Senato. Ciò è dovuto alla complessa macchina burocratica che prevede per la maggior parte delle legge emanate dei provvedimenti attuativi per farle diventare realtà. Dei 33 provvedimenti legislativi pubblicati dall’insediamento del governo, solamente 9 non prevedono provvedimenti attuativi. I restanti 24 rimandano a 133 provvedimenti attuativi che le amministrazioni centrali devono emanare.

INFLESSIBILE SUGLI EMENDAMENTI
Quello di Renzi è un governo piuttosto inflessibile sugli emendamenti presentati in Parlamento. Sempre Openpolis registra che dall’inizio della legislatura, fra i ddl con più emendamenti il tasso di approvazione è bassissimo, non supera neppure il 5%. Lo si vede per esempio a Palazzo Madama dove il ddl Boschi ha ricevuto oltre 12.000 emendamenti e il numero di quelli approvati non ha neanche raggiunto soglia 50. Se sia un bene o un male, il giudizio può divergere.

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