Dopo i recenti attacchi sul business di Egomnia.com, la piattaforma social di trova-lavoro che piace anche a Microsoft e Google, Achilli chiarisce numeri e fatti a Formiche.net

Anche l’attenzione mediatica ha il suo prezzo da pagare. Sotto i riflettori da quando la sua start-up è diventata un caso internazionale, Matteo Achilli, il 22enne fondatore di Egomnia, il portale per la ricerca di lavoro che funziona come un social network, dopo la fama e i tanti articoli in Italia e all’estero deve rispondere anche a qualche attacco arrivato negli ultimi giorni dai siti social qualche giorno dopo aver ricevuto la medaglia d’oro dalla Presidenza della Repubblica italiana.

Qualcuno su Internet ha messo in dubbio i numeri della tua azienda. Hai dichiarato di aver fatturato 500mila euro, ma dal Registro delle Imprese ne risultano un po’ meno di 300mila. Come mai?

Io ho parlato in alcune interviste dei soldi che mi stavano entrando, sotto forma di contratti che firmavo. Poi, quando ho redatto il bilancio del 2013, alcuni di quei contratti non erano andati in porto, altri sono passati nell’esercizio successivo, c’era da scalare l’Iva…Insomma, prima di attaccare le persone, bisogna sapere di che cosa si parla. Io forse sono giovane, ho poca esperienza e magari non ho saputo comunicare nel modo giusto, ma non posso dire di aver sbagliato se a 20 anni ho creato una società che in un anno ha fatturato quasi 300mila euro. A inizio 2013 il mio stipendio mensile netto era di 600 euro, a dicembre era di 17mila. Mi sembra che la mia società stia andando bene.

E i dipendenti quanti sono? E le aziende iscritte alla piattaforma? Ce lo puoi chiarire una volta per tutte?

Non ho mai parlato di dipendenti, qui si tratta di un fraintendimento. Nel 2013 ho avuto una ventina di collaboratori, che ho preso col body rental o forme di contratto a termine. Il 2014 è diverso. Ho due dipendenti e sto assumendo il terzo. Quando Egomnia è nata il codice è stato sviluppato da una sola persona, era quasi un giocattolo. A ottobre di quest’anno invece lanceremo la nuova versione con un codice tutto ridisegnato, all’altezza dei grandi siti americani: è su questo che abbiamo lavorato e i dipendenti servono alla prossima espansione. Sulle aziende iscritte non ci sono segreti: basta iscriversi al sito egomnia.com e fare il log-in e si vedrà che sono ormai 790, e ci sono grandi nomi come Bulgari, Ericsson, Fineco, Mediobanca, Calzedonia.

Come interpreti le critiche?

Come una pagina triste per chi vuole fare impresa in Italia, soprattutto i giovani delle start-up digitali. I ragazzi con idee innovative andrebbero incoraggiati. Io vengo da un famiglia normale, non sono figlio di ricchi, come è stato scritto di me, e non ho nessuna lobby che mi sostiene. Però sono curioso e mi do da fare. Quando ho creato Egomnia, ci ho investito con sacrificio 10mila euro. E intanto dovevo pagarmi la retta all’Università Bocconi. Ma Internet ha aiutato a far conoscere la mia società e io sono stato in grado fare networking. L’attenzione suscitata da Egomnia ha fatto sì che mi abbiamo avvicinato tante persone: dirigenti di azienda, politici, giornalisti.

Chi?

No, non posso fare nomi. Tanti. Basta uscire di casa e le cose succedono. Quello che io voglio dimostrare è che la mia impresa non è solo un mio caso di successo, ma una vetrina per l’Italia dei giovani start-upper e per l’Italia digitale. Quando la Bbc mi ha cercato per inserirmi nella sezione MyBusiness e nel video The Next Billionaire era indecisa tra me e Grom e alla fine ha scelto me. Quel video ha fatto il giro del mondo, dalla Turchia al Brasile, e ho cominciato a ricevere una marea di messaggi: in 10 giorni il sito di Egomnia è stato raggiunto da 100mila email, con tante persone che volevano partecipare, investire, lavorare per me. Ma non solo: la Bbc mi ha chiesto se potevo suggerire loro altre start-up italiane promettenti di cui parlare. Il mio caso era un apripista per far conoscere l’Italia e le nostre iniziative hitech all’estero. Questo secondo me è un risultato sensazionale perché arriva dal settore digitale, in cui l’Italia è più debole, ma in cui il mondo ci guarda, pronto a credere in un “sogno italiano”. Dall’estero ricevo un sacco di complimenti. In Italia ho avuto la medaglia d’oro dalla Presidenza della Repubblica italiana all’evento Sant’Eufemia nel mondo come persona originaria di questo piccolo paese dell’Abruzzo che si è fatta notare all’estero e anche un premio dalla Provincia di Milano, ma sono anche stato investito da invidia e attacchi infondati.

Come rispondi?

Quando si tratta di critiche costruttive, accetto tutto. Ma è stato scritto sui social che sono stato denunciato da una start-up concorrente per averle rubato i brevetti, cosa non vera. Qualcuno ha contattato i miei clienti per infangare la mia immagine. Questi sono attacchi che non tollero: ho già sentito il mio avvocato e sono pronto a dare battaglia legale. E intanto vado avanti, ho le spalle grosse, Egomnia non si ferma.

Da ottobre come funzionerà il sito?

Inaugureremo un modello freemium, compresa una piattaforma di advertising a pagamento, e potrò monetizzare il portale fino ad oggi quasi tutto gratuito. In pratica all’inizio l’azienda cliente che vuole usare i servizi di Egomnia riceverà in omaggio una certa quantità di valuta digitale di Egomnia; quando finirà questa valuta, se vorrà continuare a usare i nostri servizi, dovrà pagare. Ci saranno anche degli account Gold per clienti “premium”, che godranno dei servizi in modalità illimitata, avranno uno sconto sulle campagne pubblicitarie su Egomnia, assistenza e altro ancora. Già grandi aziende sono coinvolte, come Generali o Vodafone.

Business Insider ti ha intervistato più volte e accennato a accordi con Microsoft e Google e contatti col venture capital americano e inglese. Possiamo saperne di più?

No, non posso anticipare niente, ma ne parlerò in autunno.

Anders Nilsson di Microsoft ha detto che sei il tipo di imprenditore che la sua azienda cerca e che Microsoft vuole accelerare la crescita di Egomnia quando i tempi saranno maturi. Questo risulta dall’intervista della Bbc.

L’interesse c’è. Per ora chiamiamole voci, ma vere. Un po’ di pazienza: a ottobre vi racconterò tutto.

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