Geniale lungimiranza o schizofrenia al potere? La domanda non è peregrina se si leggono le cronache politico-economiche, si ascoltano i sussurri nei ministeri e i mugugni nella maggioranza di governo.

Certo, l’entusiasmo è alle stelle a Palazzo Chigi per il via libera della Germania per il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, come Lady Pesc. Un via libera – nota Il Financial Times – dettato anche dalla volontà di dare all’Italia il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza ma di non cedere sulla flessibilità sui conti pubblici. Si vedrà.

Come si vedrà quale sarà il punto di caduta delle riunioni e dei dossier governativi in vista del prossimo consiglio dei ministri con il cosiddetto decreto Sblocca Italia. Le resistenze delle strutture del ministero dell’Economia sulle proroghe per gli ecobonus di vario genere sono giunte chiare a Palazzo Chigi e a uno sbuffante ministero delle Infrastrutture retto da Maurizio Lupi.

Ma le divergenze non sono solo sotto traccia. Se da un lato il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, al Corriere della Sera oggi si mostra inflessibile sui tagli alla spesa pubblica da rispettare, da Palazzo Chigi arriva un trionfante annuncio: saranno assunti 100mila insegnanti precari della scuola. Oplà!! Solo quel Mago di Matteo Renzi riuscirà a conciliare contemporaneamente i tagli con le assunzioni (e magari con l’estensione del bonus da 80 euro).

Nel frattempo  il primo ministro fa galleggiare altri ministri. Come quello sul Lavoro, Giuliano Poletti, al quale non ha allungato alcun salvagente quando è stato sommerso di critiche per l’idea di un contributo sulle pensioni alte (proposta tempo fa dallo stesso Renzi): consiglio la lettura dell’analisi di Giuseppe Pennisi su Poletti “pensionato”. Così come fa quasi affondare il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che deve fronteggiare pressocché da solo le beffe di Bruxelles su Frontex (arrangiatevi da soli, noi non abbiamo soldi, è stata l’irresponsabile risposta della Commissione) e il forcing di Ncd sull’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ben prima del Jobs Act non ha lasciato traccia, per usare un eufemismo. Mentre – raccontano le cronache di oggi – il premier ha preso in mano il dossier scuola appannaggio del ministero dell’Istruzione retto da Stefania Giannini.

Un uomo solo al comando?

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