In un lungo articolo pubblicato questa mattina Poggiani racconta tra metafore e frasi fatte il periodo trascorso a capo dell’Agid e le sfide future che l’attendono.

Il cammino all’interno della Pubblica Amministrazione può essere sfiancante ma Alessandra Poggiani, da agosto direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale, ha deciso di dare il suo contributo. L’annuncio arriva direttamente di suo pugno dal sito dell’Huffington post dopo l’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Pagina99.

In un post pubblicato questa mattina Poggiani racconta tra metafore e frasi fatte il periodo trascorso a capo dell’Agid e le sfide future che l’attendono.

IL DIFFICILE CONTESTO

Le difficoltà non mancano. Ciò che distingue l’Agenzia per l’Italia digitale dalle restanti pubbliche amministrazioni è, secondo il nuovo direttore, il contesto: “Il grado di utilizzo degli italiani delle nuove tecnologie è drammaticamente basso, mancano infrastrutture di rete moderne, sono pochissime le imprese attive nel commercio elettronico, e l’uso dei servizi online della pubblica amministrazione è al penultimo posto in Europa”, rileva Poggiani.

LE PAROLE CHIAVE DELL’AGID

Dopo aver ricordato le origini dell’Agenizia ed elencato le sue finalità Poggiani passa in rassegna alcune parole chiave dell’azione della struttura che si trova a dirigere: “Coordinamento informatico; evoluzione strategica; infrastruttura; standard; revisione dei processi interni; ottimizzazione; obblighi internazionali; conoscenza; alfabetizzazione”, spiega il neo direttore.

UNA NECESSITA’

Dai concetti si passa alla sfida, ma quella vera. Perché per Poggiani “La sfida non si gioca sul piano degli obiettivi, delle finalità, della mission o di come vogliamo chiamare la direzione che dobbiamo perseguire per far funzionare il Paese meglio e in maniera più moderna. La digitalizzazione come idea non è una sfida. È una necessità, un imperativo”, si legge sull’Huffington post.

LA VERA SFIDA

Per Poggiani una sfida deve essere in grado di generare cambiamento:  “La sfida è chiamare fine non la finalità ma il compimento di qualcosa, il suo punto di arrivo, la sua esecuzione. Questa è l’immagine di un Paese in movimento in grado di generare il cambiamento che ci si aspetta”, scrive Poggiani.

QUANDO FUNZIONA UN PROCESSO

Solo in quel punto di arrivo risiede per il direttore dell’Agid l’idea che il processo funziona, ma non solo: “Un processo che funziona è, da solo, un auspicio di fiducia verso un’Agenzia governativa, e dunque verso l’Amministrazione, che porta contenuti di innovazione e di modernità”.

PROMESSE E CONFESSIONI

Siamo alle confessioni: “Non è facile, credetemi, ma ce la mettiamo tutta”, scrive Poggiani consapevole “che da qui passa una parte del futuro del nostro Paese” e  impegnata “nelle operazioni di accensione della “macchina”.

(POGGIANI ALL’AGENZIA DIGITALE: FATTI, COMMENTI E POLEMICHE. SPECIALE FORMICHE.NET)

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