Mentre davanti a seimila persone nell’Iowa Hillary Clinton ha iniziato (quasi ufficialmente) la sua campagna elettorale per il 2016, esce dall’ombra Dan D’Aniello, miliardario co-fondatore del Carlyle Group, (società di private equity del valore di $ 3 miliardi) uno dei maggiori filantropi di tutti gli Stati Uniti. Qualcuno si spinge a ipotizzare che i suoi eventi (e i suoi fondi) saranno determinanti per le prossime presidenziali.

CHI E’

Nato da un’umile famiglia cattolica, ha iniziato a lavorare a soli 9 anni prima che una borsa di studio alla Syracuse University (oggi anch’essa finanziata lautamente dal suo inner circle) gli cambiasse la vita. Negli ultimi dieci anni D’Aniello è, per scelta, rimasto silenziosamente nell’ombra, mentre uno dei suoi partner commerciali, David Rubenstein, è diventato il volto della filantropia moderna a Washington: 50 milioni dollari donati al Kennedy Center, 10 milioni di dollari alla National Gallery Art, 10 milioni al Mount Vernon, 7,5 milioni per riparare il monumento a Washington e 4,5 milioni per il programma di allevamento panda del National Zoo, per citare solo i progetti più significativi.

LE RAGIONI

In una società come quella a stelle e strisce in cui la filantropia è un attore protagonista, la scadenza elettorale del 2016 assume un contorno nient’affatto secondario anche grazie alle prossime mosse dei miliardari Usa. Per dirne una, quattro anni fa (si era in campagna elettorale) Rubenstein ha firmato il Giving Pledge, un programma creato da Bill Gates e Warren Buffett che richiede ai miliardari di donare almeno la metà della propria ricchezza in beneficenza.

CON CHI

I suoi partner sono nomi altisonanti del tessuto imprenditoriale americano: William Conway e appunto David Rubenstein. Ma dall’inizio del 2014 qualcosa è cambiato, perché D’Aniello ha scelto di uscire allo scoperto, come dimostra la decisione di aderire pubblicamente (diventandone ceo) al Wolf Trap, presidiando la raccolta di fondi per 1,1 milioni dollari. L’evento si è svolto a Washington sabato scorso davanti a 800 ceo di imprese internazionali, compreso un folto parterre politico, come il governatore Terry McAuliffe, Mark Warner, Rand Paul e Angus King, l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti Yousef Al Otaiba, e due pezzi da novanta come Lester Lyles e Tim Keating di Boeing.

RUBENSTEIN

Da un vecchia Mercedes con dodici anni di vita sulle spalle alle mille e più ore che oggi trascorre nel suo Gulfstream per gli affari targati Carlyle. E’ la parabola di Bob Rubenstein in viaggio per circa 250 giorni all’anno. Si dice che nel 2012, al fine di attrarre gli investitori prima della quotazione di Carlyle al Nasdaq, abbia partecipato a 75 meeting in quattro continenti nel giro di sole due settimane.

AMERICAN ENTERPRISE

Lo scorso febbraio il 68enne D’Aniello ha donato 20 milioni dollari all’American Enterprise Institute (è vicepresidente), un think tank conservatore: è stata la più ingente donazione di un singolo privato nella storia delle fondazioni americane. Numero uno del pensatoio “senza finalità politiche” è Tully M. Friedman, uno dei più influenti businessmen Usa. E ‘stato amministratore selegato di Salomon Brothers, socio fondatore di Hellman & Friedman, ceo di Friedman Fleischer & Lowe oltre a sedere nel cda di Clorox, Kool, NCDR, Cajun Operating Company, Archimede Technology, DPMS Panther Arms. Due anni fa ha fatto segnare un record per gli Usa: ha venduto la sua villa a Woodside, in California, per 117 milioni di dollari, il prezzo più alto di sempre per la vendita di una casa.

twitter@FDepalo

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