Ma quanto c’è di italiano sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss)? Il conto lo ha fatto l’Agenzia spaziale italiana, che accanto alle agenzie spaziali dei 5 partner della ISS (americana Nasa, rusa Roscosmos, canadese Csa, giapponese Jaxa e europea Esa) figura come “Participant”, assicurando così all’Italia un doppio canale di accesso all’utilizzazione dell’avamposto orbitante: tramite l’Agenzia spaziale europea come uno dei Paesi europei partner e direttamente, grazie ad un rapporto bilaterale con la Nasa.

RAPPORTO PRIVILEGIATO CON LA NASA

Tutto nasce da un Memorandum of Understanding del ’97, secondo cui, a seguito della progettazione, realizzazione e fornitura di tre moduli logistici (MPLM) e relativo supporto ingegneristico e logistico per l’intera vita operativa della Stazione, l’Asi ha acquisito diritti di utilizzazione delle risorse Nasa e di voli di astronauti italiani. Nessun’altra Agenzia spaziale, oltre a quelle dei cinque partner della Stazione, ha questo accesso privilegiato.

GLI ESPERIMENTI A BORDO

Esclusa la missione Futura, che partirà il prossimo 23 novembre, con a bordo l’astronauta Samantha Cristoforetti, dal 2001 ad oggi l’Italia – con l’Asi – ha portato sulla ISS, 20 payload scientifici, 51 esperimenti (la maggior parte dei quali nel campo della biologia e biotecnologie e della ricerca umana) e più di 300 kg di massa di strumentazione scientifica, metà della quale è tornata sulla Terra con dati e risultati scientifici. A questo si sommano oltre 150 ore di esperimenti di biologia umana, condotti dagli astronauti ed un picco di utilizzazione dei volumi della Stazione per l’alloggiamento della strumentazione Asi, pari a circa 400 litri, a fronte di circa 100 litri spettanti sulla carta.

LE MISSIONI

Sempre dal 2001 le missioni condotte da italiani sono state 4: ovvero missione “Marco Polo”, 2002, con a bordo l’astronauta Roberto Vittori (4 esperimenti condotti); “Esperia”, 2007, con Paolo Nespoli (3 esperimenti); missione “Dama”, 2011, Roberto Vittori (12 esperimenti) e missione “Volare” (2013), con Luca Parmitano che ha effettuato 3 esperimenti. “La Stazione Spaziale Internazionale è un grande esempio di quello che sappiamo creare – fa sapere l’Asi -, anche dal punto di vista industriale. Design e progettualità italiana compongono oltre il 50% dei volumi abitabili del settore occidentale della Stazione”.

LEONARDO

Siamo anche l’unico Paese, oltre i 5 partner della ISS, ad avere una propria ‘stanza’ sulla Stazione. Si tratta del modulo “Leonardo”, che dopo aver volato per sette volte con lo Shuttle, traportando attrezzature e rifornimenti, è stato definitivamente ancorato alla ISS come “Permanent Multipurpose Module”. L’Asi lo ha realizzato e preparato per il lancio per conto della Nasa e continua ad assicurarne il buono stato di manutenzione e funzionamento in orbita.

COLUMBUS

Forte il contributo italiano anche nella realizzazione di uno dei laboratori scientifici della Stazione: il “Columbus”, che studia la scienza in microgravità. Al suo interno il laboratorio europeo può ospitare 13 rack che contengono esperimenti che vanno dalla fisica dei fluidi alla fisiologia umana, dalla biologia alla scienza dei materiali. La parte pressurizzata del Columbus è stata realizzata in Italia, così come la maggior parte dei moduli pressurizzati (Nodo 2, Nodo 3, Cupola, PMM), costruita negli stabilimenti di Thales Alenia Space Italia di Torino. Negli stessi stabilimenti sono stati realizzati i moduli cargo dei 5 veicoli automatici ATV con cui l’Europa ha contributo al rifornimento della Stazione, e sono realizzati i moduli cargo della navetta commerciale Cygnus che fornisce oggi alla Nasa i servizi di rifornimento verso la ISS.

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