Le truppe di terra contro l’Isis? Certificherebbero il “fallimento della diplomazia occidentale” dice a Formiche.net Marta Grande (M5S) componente della Commissione Esteri della Camera, secondo cui è troppo tardi per trovare una soluzione condivisa all’emergenza islamica in Siria e Iraq. Il dibattito è stato avviato dalle colonne del Corriere della Sera con la lettera dei presidenti delle commissioni esteri di Camera e Senato Cicchitto e Casini.

Truppe di terra contro l’Isis: quali i pro e i contro?
Si tratta di una questione molto complessa, che merita approfondimenti analitici. E’evidente che c’è la necessità di intervenire in qualche maniera, ma come M5S riteniamo che l’intervento armato soprattutto con l’invio di truppe di terra sarebbe il fallimento della diplomazia occidentale. Ritornare ad un tipo di guerra di campo sarebbe come voler fare un passo indietro rispetto a quello che dovrebbe essere il cardine dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite.

Ad oggi ci sono due risoluzioni dell’Onu che autorizzano soluzioni drastiche: la 2170 di agosto e la 2178 di settembre. L’Onu è già pronta ad agire. E l’Italia?
Speriamo non si debba intervenire militarmente, nel senso che un’azione diretta in tal senso avrebbe delle conseguenze ben precise, sia sotto il profilo nazionale che internazionale, con delle ripercussioni per il futuro. Per cui non so dire se le Nazioni Unite siano pronte o meno, attendiamo con un grande punto interrogativo e con molta preoccupazione l’evolversi della situazione.

Ci sono ancora margini diplomatici? E su quali binari dovrebbero poggiare?
Dalle notizie che abbiamo, i margini diplomatici diminuiscono progressivamente, dunque la violenza sembra essere un tratto distintivo di ciò che sta accadendo in Medio Oriente. E mi riferisco a quell’area che va dalla striscia di Gaza sino all’Afghanistan. Probabilmente ora sarebbe troppo tardi per un tavolo di dialogo, andava fatto prima e con altri mezzi. Soprattutto credo che l’intervento dell’occidente sarebbe dovuto essere più diplomatico già in tempi passati. Oggi assistiamo alle conseguenze di politiche sbagliate che sono state attuate a livello internazionale.

Tutti concordano sull’esigenza di eliminare il terrorismo, ma spesso i Paesi limitrofi fanno molta tattica: come risolvere tali divisioni?
Appunto con la diplomazia, è l’unico modo. E’evidente che dovrà esserci il massimo della salvaguardia per i civili, questo è il punto principale di qualsiasi tipo di intervento. Si è parlato anche di corridoi umanitari, al fine di permettere a quelle popolazioni di allontanarsi dai propri territori. Già questo è il segno evidente che dobbiamo ripensare alla nostra politica estera.

Come giudica la posizione della Turchia, prima titubante e oggi pienamente nella coalizione?
Rientra in quella tattica di cui accennavamo prima. Ci sono Paesi che stanno studiando l’evolversi della situazione. Non è facile avere una linea netta, bianca o nera. Però è anche vero che alcune linee dovrebbero essere abbastanza facili da seguire per un Paese. Probabilmente stanno studiando il panorama.

Ma di fronte ai tagliatori di teste come mettere in campo un fronte diplomatico?
Penso che a questo punto e in questo momento specifico la diplomazia non abbia più molto campo. E’evidentemente complicato, se non impossibile, riuscire a dialogare con dei bruti terroristi.

Quindi l’alternativa è solo l’invasione di terra?
L’alternativa va studiata. Penso che le truppe di terra siano veramente l’ultima possibilità da parte dell’occidente per risolvere la situazione.

twitter@FDepalo

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