Salvini, Meloni e il polo populista che non c’è visti da Francesco Storace

Salvini, Meloni e il polo populista che non c’è visti da Francesco Storace

Un nuovo contenitore nazional-populista che attiri il bacino di voti destrorsi finiti nell’astensione o nel Movimento 5 Stelle, per controbilanciare le aggregazioni di centro dedite alle larghe intese. Secondo quanto riportato da Repubblica sta nascendo la cosa nero-verde, con la Lega Nord di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (anche se Fabio Rampelli frena oggi sul Tempo), oltre all’appoggio di Casa Pound e de La Destra di Francesco Storace che in questa conversazione con Formiche.net ne spiega perplessità e dinamiche, smentendo di essere stato contattato.

Anche La Destra ne fa parte come scrive Repubblica?
Se lo sapessi risponderei volentieri. Se è vero ciò che ha scritto Repubblica, prendo atto dei contatti tra Salvini e Meloni, ma non avendone avuti io con entrambi, dico che ad oggi non ne so assolutamente nulla.

In chiave ideologica, prima che partitica, cosa hanno in comune i federalisti della Lega e i nazionalisti delle destre?
A me non spaventerebbe un’alleanza, trovo più difficile farci un partito. A meno che non vada in scena una trasformazione. L’idea di un polo populista penso possa avere una sua efficacia. Non ho capito se è questo l’obiettivo.

Quali i limiti di questo modello “Le Pen in salsa italiana”?
Bisognerà stare attenti a non dare spazio a chi vorrebbe accusarci di pesca delle occasioni. Ovvero, se si vuol fare un progetto occorrerà farlo seriamente: stilare un documento comune, valoriale se possibile, e poi programmatico. I partiti e i movimenti politici sono fatti di persone in carne ed ossa, ognuna con le proprie storie e le proprie personalità. Ma ripeto: è questione alla quale per ora assisto. Sono impegnato in una missione impegnativa, la direzione del Giornale d’Italia, se mi chiederanno un impegno politico lo offrirò volentieri. Se poi vorranno fare da soli ne prenderò atto. Ad oggi leggo solo quell’anticipazione di Repubblica.

Su quali basi stilereste un decalogo?
Alleanza Nazionale è stata da quel punto di vista la porta di interlocuzione per l’asse con la Lega. E’ evidente che all’epoca, con lo spettro dell’euro, non ci si combatteva. Solo dopo abbiamo compreso le conseguenze nefaste della moneta unica. Questo sarebbe un punto di partenza importante che potrebbe unire un nuovo polo. In secondo luogo il tema della sovranità nazionale, su cui Salvini mi aspetto faccia un passo in avanti: noi non potremmo proporre la libertà del Molise, per intenderci.

Sul fiscal compact e su come si sta in Europa?
Lega e Fdi, assieme al Parlamento italiano, non ci diedero appoggio quando nel 2012 sfilammo per le piazze rivendicando la nostra contrarietà al Fiscal Compact. Lanciai un appello per una norma costituzionale, l’unica via possibile, per un referendum. All’epoca da entrambi non ebbi segnali di riscontro, il solo Crosetto si espresse gagliardamente, oggi sono contento che siano più sensibili alla questione.

Alla destra del centro, liberale e nazionalista, è un fiorire di iniziative: la cosa nero-verde, L’Altra Destra di Sveva Belviso, Liberadestra di Gianfranco Fini, poi Passera e Della Valle. Significa che in Italia c’è voglia di destra?
Personalmente intanto spero di poter continuare a fare politica, per via del caso giudiziario che mi riguarda. Un polo populista mi piacerebbe che dicesse la sua anche se oggettivamente ho visto schierati i più moderati, rispetto a leghisti e fratelli. Ho apprezzato un tweet della Meloni ma il tutto si è fermato lì. Mentre Gasparri al Senato ha portato il caso ieri in Aula. Contano molto anche queste cose. Mi rallegro anche per la telefonata di solidarietà da parte di Fini. Per cui o si comprende che deve esserci un sentire comune oppure non se ne fa nulla.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2014-10-10T11:05:33+00:00 da Francesco De Palo

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  • Carlo Lauletta

    Per chi la pensa come me (credo che siamo in più d’uno) c’è un problema. Io sono contrario all’immigrazione di massa, perché rischia di far collassare lo stato sociale, e contrarissimo agli immigranti musulmani perché, a causa del loro orgoglio religioso, tendono all’aggressività e alla prepotenza. Io auspicherei la chiusura (ragionevole) delle frontiere, così come non andrei a infastidire (eufemisticamente)
    queste popolazioni a casa loro. Comunque, chi si trova legalmente tra noi deve adeguarsi ai nostri costumi. Fin qui, è chiaro con quali donne e uomini politici simpatizzo. Mi trovo però in difficoltà allorché per “costumi” che vanno imposti agli stranieri non si intendono, che so, il rispetto delle mogli, delle figlie e delle donne in genere (principio sul quale tutti gli italiani, almeno in teoria, concordano) ma tradizioni e usanze fondate su un’ideologia che, per quanto ancora maggioritaria, è lungi dall’essere condivisa da tutti, e comunque non è condivisa da me. È chiaro
    che mi riferisco all’ideologia religiosa, al cristianesimo e segnatamente al cattolicesimo. Io sono ateista militante, non mi riconosco nel personaggio rappresentato dal crocefisso e meno che mai apprezzo espressioni di religione quali i presepî. Detto questo, confesso di non sapere come comportarmi politicamente.
    Per contrastare l’invasione di questa gente d’oltremare, voterò per chi poi impone anche a me il crocefisso? Per ottenere la rimozione del crocefisso, che in quanto italiano laico non mi viene concessa, voterò per chi fa arrivare i musulmani cui le nostre autorità dànno più ascolto che a me? Grazie.

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