Prima della lunga relatio ante disceptationem tenuta dal cardinale ungherese Peter Erdo, relatore generale del Sinodo dei vescovi, il Papa ha rivolto alcune parole ai padri sinodali riuniti nell’Aula nuova del Sinodo: dopo i ringraziamenti di rito, ieri Francesco ha posto l’accento sullo “spirito di collegialità e di sinodalità”, ricordando che “il relatore e il segretario generale sono stati eletti direttamente dal Consiglio post-sinodale, eletto anch’esso dai partecipanti dell’ultimo Sinodo”, mentre “siccome i presidenti delegati devono essere scelti dal Papa, ho chiesto allo stesso consiglio post-sinodale di proporre dei nomi, ed ho nominato coloro che il Consiglio mi ha proposto”.

“LA VOSTRA RESPONSABILITA’ E’ GRANDE”

Voi, ha aggiunto il Pontefice, “portate la voce delle chiese particolari, radunate a livello di chiese locali mediante le conferenze episcopali”. Importante è la differenza che Francesco ha voluto rimarcare: “La chiesa universale e le chiese particolari sono di istituzione divina; le chiese locali così intese sono di istituzione umana”. La responsabilità dei membri del Sinodo, “è grande”: si tratta di “portare le realtà e le problematiche delle chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia”.

“PARLARE CHIARO E ASCOLTARE CON UMILTA'”

Prima di ogni altra cosa, il Papa precisa qual è la condizione generale di base: “Parlare chiaro”. Nessuno dica, ha aggiunto “questo non si può dire; penserà di me così o così. Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia”. Per precisare meglio il concetto, Francesco ha raccontato un episodio che si riferisce all’ultimo concistoro del febbraio 2014, aperto dalla relazione di taglio teologico del cardinale Walter Kasper: “Un cardinale mi ha scritto dicendo ‘peccato che alcuni cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità”. Certo, fondamentale è che allo stesso tempo “si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli”. Con questi due atteggiamenti – parresia e ascolto –, dunque, “si esercita la sinodalità”.

LA RELAZIONE DEL CARDINALE ERDO

Nella sua relazione – che teneva già conto dei testi degli interventi pervenuti a Roma entro il mese di settembre –, il cardinale Erdo ha sottolineato che il Sinodo non è chiamato a dibattere questioni dottrinali, ma solo “pratiche”. Ha però aperto alla possibilità di rivedere i processi di nullità matrimoniale: “Per accertare in maniera efficace e snella l’eventuale nullità del vincolo sembra, a non pochi, che sia da rivedere, in primo luogo, l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme per la dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale”. Chiusura sull’Humanae Vitae: “E’ possibile una riproposta positiva del messaggio dell’Humanae Vitae attraverso un’ermeneutica storica adeguata, che sappia cogliere i fattori storici e le preoccupazioni che hanno retto la sua stesura da parte di Paolo VI”.

I PRIMI INTERVENTI IN ASSEMBLEA

Nella prima sessione, dedicata a riflettere circa il disegno di Dio su matrimonio e famiglia e la conoscenza della Sacra Scrittura e del Magistero su matrimonio e famiglia, sono intervenuti diversi porporati: Rodriguez Maradiaga, Marx, Napier, Martinez Sistach. Il porporato honduregno s’è soffermato sulla scarsa preparazione del matrimonio, proponendo una sorta di catecumeno che potrebbe iniziare già al momento della preparazione della Cresima. Non si tratterebbe, a ogni modo, d’un pre-corso matrimoniale, quando di un processo catechetico di formazione. Il cardinale Marx, che è anche presidente della conferenza episcopale tedesca, ha auspicato che il confronto vada oltre le porte del Vaticano, perché “la chiesa ha bisogno di un dibattito pubblico sui temi del Sinodo”, ricordando – l’aveva già fatto circa un mese fa in un incontro pubblico – che “la maggioranza dei vescovi tedeschi è favorevole alle tesi espresse dal cardinale Kasper”. Possibilista anche il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn, mentre contrario s’è detto il prefetto della Segnatura apostolica, Raymond Leo Burke.

LA TESTIMONIANZA DEI CONIUGI AUSTRALIANI

Nel pomeriggio, dopo un breve messaggio d’indirizzo del presidente delegato Vingt-Trois, sono intervenuti i coniugi Romano e Mavis Pirola, direttori dell’Australian Catholic Marriage and Family Council d’Australia, presenti come uditori. I due hanno portato il caso di una loro coppia d’amici, il cui figlio omosessuale ha chiesto di far partecipare alle festività natalizie il suo compagno. “E’ nostro figlio”, hanno detto i genitori del ragazzo. Questo è l’esempio – hanno aggiunto – di come si possa evangelizzare nelle parrocchie dove si verificano situazioni simili.

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