Il Sinodo non trascura per nulla le grandi sfide pastorali che il mondo di oggi propone. Ecco quali sono. L'analisi dell'intellettuale cattolico, Benedetto Ippolito

Nello sviluppo del Sinodo straordinario dei vescovi dedicato al tema della famiglia la giornata di ieri è stata cruciale. I lavori delle commissioni che termineranno domenica prossima hanno elaborato un quadro veramente dettagliato sulla complessa realtà del matrimonio. Non solo i molti aspetti che contraddistinguono il legame affettivo pubblico tra un uomo e una donna sono stati analizzati in tutte le loro sfumature, ma sono state anche affrontate di petto le questioni più scottanti. Il tutto è apparso così, a prescindere dall’importanza che ha per un credente la voce della Chiesa, un affresco puntuale e dettagliato delle prospettive positive e dello stato di crisi odierni dei rapporti coniugali.

IL TESTO

In particolare, il testo reso noto quale sintesi delle riflessioni dell’11a Commissione ha un’eccezionale rilevanza, perché disegna i contorni dell’itinerario che preparerà il sinodo ordinario conclusivo dell’anno prossimo. Le repliche aggiunte oggi alla relazione del cardinale Péter Erdő hanno pienamente confermato, oltretutto, la profonda condivisione d’intenti dei prelati, nonché la necessità di compendiare e tenere uniti il bisogno di adattamento alla situazione presente e la prudenza nel gestire e tutelare la sana dottrina.
La Relatio post disceptationem del arcivescovo di Budapest, in effetti, ha toccato tutti i nodi sensibili, riuscendo in modo estremamente chiaro a non confondere la comprensione delle difficoltà con la loro accettazione. La parola fondamentale è stata “gradualità”.

LA FAMIGLIA NON AMMETTE RELATIVISMI

Un andamento progressivo che non significa dare spazio gratuito ad inutili adattamenti, ma rendersi conto che il messaggio cristiano è un bene arduo, difficile, il quale richiede di compiere un cammino nella fede che non può per definizione essere istantaneo. Il percorso di santificazione personale, che riguarda tutti i fedeli, ha inizio con il Battesimo ed esige, per essere perlomeno perseguito, un’intera vita, ovviamente non senza cadute, difficoltà e rettificazione continue.
Il cuore del discorso che i vescovi consegnano alla Chiesa è che la famiglia rientra pienamente nel disegno salvifico di Dio. E che la famiglia, così come è sigillata nel rapporto tra Gesù, Giuseppe e Maria, non ammette relativismi e non può concedere equiparazione di sorta con altre forme di convivenza, per giunta in contrasto con la legge naturale.

IL VALORE DELLA VITA AFFETTIVA

La relazione della commissione si sofferma poi sul valore della vita affettiva, asse su cui si erge l’impegno definitivo dei coniugi e il progetto educativo dei genitori sui figli. Chi cresce in una famiglia stabile sperimenta una solidità relazionale tra papà e mamma che è tanto più importante quanto maggiore è l’instabilità complessiva delle relazioni sociali ordinarie che s’incontrano nell’ambiente sociale circostante. In effetti, una famiglia forte è molto più utile oggi rispetto a cinquant’anni fa quando i legami comunitari erano indubbiamente molto più solidi e permanenti.
La famiglia è, inoltre, una grande scuola di virtù, perché all’interno della piccola cellula base della società è possibile sperimentare e praticare correttamente la generosità, lo scambio reciproco di talenti, aprendosi l’un l’altro all’amore reciproco che tende ad allargarsi serenamente oltre il contesto domestico di partenza.

LE GRANDI SFIDE PASTORALI

Se tutte queste luci sono il permanente tesoro della visione familiare cristiana, che non a caso definisce questi rapporti tra congiunti una vera e propria “Chiesa domestica”, ossia un microcosmo affettivo che modella ed esemplifica la generalità della vita comunitaria, il Sinodo non sembra trascurare per nulla le grandi sfide pastorali che il mondo di oggi propone.
Le odierne prospettive pastorali richiedono, infatti, un adattamento alla situazione, non in vista di un’inutile secolarizzazione dell’istituto familiare, ma nella finalità di rendere più energica e sicura la vita degli sposi. Le parole della relazione sono esplicite: ”Il matrimonio cristiano non è solo una tradizione culturale o un’esigenza sociale, ma una decisione vocazionale assunta con adeguata preparazione in un itinerario di fede”.

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE

Perciò è di primaria importanza la formazione, senza la quale è difficile discernere a dovere la meta e gli obiettivi dei coniugi. Davanti alle effettive situazioni di crisi (separazioni, divorzi e stato dei divorziati risposati) la Chiesa perciò non può assumere un atteggiamento difensivo e di chiusura, ma neanche abbandonare la propria verità. In questo senso, è logico che si prevedano forme sempre maggiori di partecipazione alla vita cristiana anche per coloro che sono in una situazione oggettiva di fallimento dell’impegno coniugale. Ammettere chi è in una stato di irregolarità non significa, tuttavia, trasformare la condizione difettiva in regolarità. Vuol dire, piuttosto, che c’è posto per tutti, non solo per i fortunati e i santi.

L’OMOSESSUALITA’ E L’ACCOGLIENZA

Particolare eloquente, in questo senso, è il discorso dedicato al tema dell’omosessualità. La parola centrale in specie è accoglienza. Non soltanto non è cristiano emarginare o discriminare, ma il rispetto di ogni persona obbliga a immaginare possibili modi positivi di approccio alla questione che evitino l’esclusione e l’isolamento. Senza negare le problematiche morali che si accompagnano alla sessualità, il Sinodo riconosce che il mutuo sostegno e l’affetto sono la cifra dominante di tutti i legami, anche nei rapporti tra omosessuali. Dunque la Chiesa se ne cura non per condannare ma per tutelare l’anello debole, i bambini, che devono avere garantiti, specialmente nel caso di coppie dello stesso sesso, i diritti anteriori e superiori che loro spettano rispetto agli adulti.

LA MISSIONE DELLA CHIESA

In fin dei conti, la relazione di Erdő offre una traccia importante per capire la direzione verso cui si muove la comunità cristiana contemporanea. La fede è un atto intimo e pubblico che allaccia il singolo credente a un amore personale in una comunità che lo trascende, la quale tuttavia non soltanto non esclude nessuno ma cerca di comunicare e diffondere a tutti una visione umana alta e positiva, affidata alla testimonianza diretta e alla pratica concreta dei rapporti di amicizia. La missione autentica della Chiesa, in definitiva, è e resta la chiamata universale alla santità, senza esclusioni e senza concessioni, una vocazione spirituale a diventare uomini e donne migliori nel contesto materiale specifico in cui ci si trova a vivere, sia esso cristiano o non cristiano.

Condividi tramite