Così la Cina promuove la Banca Mondiale dell’Asia

Così la Cina promuove la Banca Mondiale dell’Asia

Cosa è e dove vuole arrivare la Nuova via della Seta, il progetto promosso dalla Cina per la costruzione di “una strada commerciale continentale”. Un totale di 21 paesi asiatici sono prossimi ad aderire alla Asian Investment Bank Infrastructure (AIIB) e in qualità di membri fondatori hanno firmato un memorandum d’intesa a Pechino lo scorso 24 ottobre. Il capitale autorizzato della banca, con sede a Pechino, è di 100 miliardi di dollari.

VIA DELLA SETA 2.0
E’ stata ribattezzata “via della seta 2.0″, un progetto ideato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 e che alla fine di quest’anno dovrebbe subire una decisiva accelerazione operativa. Dopo la firma di un mese fa da parte dei Paesi aderenti, è stato lo stesso Xi a dettare il calendario dei lavori. “Dobbiamo preparare un agenda con tempi e tabelle di marcia per i prossimi anni”, ha detto ieri in occasione dell’ottava riunione della Commissione Centrale economico-finanziaria.

PRIORITA’
“Ci concentreremo su alcuni progetti significativi affinché la costruzione di ‘One Belt e One Road’ abbia inizio il più presto possibile”, ha detto il presidente, aggiungendo che la cooperazione tra la Cina e i Paesi interessati sarà in prospettiva reciprocamente ancor più vantaggiosa. In questo senso il ruolo della Cina sarà sempre più leaderistico all’interno della macro regione, grazie a progetti di infrastrutture, compreso il trasporto di energia elettrica e le telecomunicazioni. Pechino potrà così essere il soggetto che avvia progetti per migliorare i partner coinvolti.

ONE BELT E ONE ROAD
Si tratta di un’enorme e altamente inclusiva piattaforma commerciale e culturale, che si propone di coniugare l’economia cinese in rapida espansione con le ricadute sugli altri soggetti coinvolti, tramite capitali stranieri e anche privati. E’ il comune denominatore attraverso il quale un totale di 21 paesi asiatici hanno manifestato da tempo l’intenzione di associarsi sotto l’ombrello della Asian Investment Bank Infrastructure (AIIB) in qualità di membri fondatori.

AIIB
Si tratta del braccio armato cinese che molti analisti considerano la carta che Pechino intende giocare sul tavolo geopolitico con la Banca Mondiale e la Banca asiatica di sviluppo, due istituzioni tradizionalmente influenzate da Usa e Giappone. Il ruolo di AIIB è quello di finanziare massicciamente una serie di progetti lungo l’intero asse asiatico. Oltre alla Cina, i firmatari iniziali sono Mongolia, Uzbekistan, Kazakhstan, Sri Lanka, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Oman, Kuwait, Qatar, India e tutti i membri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) con l’eccezione di Indonesia, Australia e Corea del Sud, “convinte” al momento della firma ad un passo indietro. Di questi solo l’India è considerata una grande nazione, ed è destinata a diventare il secondo più grande partner AIIB dopo la Cina.

PORTFOLIO
Con sede a Pechino, sarà guidata dall’ex presidente della banca d’investimento China International Capital Corp, Jim Liqun, e sarà inizialmente capitalizzata con 50 miliardi dollari, in gran parte versati dalla Cina che ha in programma di aumentare il capitale sociale autorizzato fino a 100 miliardi. Con tale importo l’AIIB sarebbe grande per volume di capitale come i due terzi della Banca Asiatica di Sviluppo. Scontata la contrarietà all’iniziativa del Giappone, principale rivale della Cina in Asia, che domina la Banca asiatica di sviluppo assieme agli Stati Uniti.

SCENARI
Sembra che sia stato il Segretario di Stato americano John Kerry in persona a chiedere al primo ministro australiano Tony Abbott di non aderire all’AIIB. Interlocutoria la posizione della Corea del Sud, uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti in Asia, il cui ministro delle finanze ha chiesto più tempo alla Cina per esaminare i dettagli e la governance di AIIB. Polemica la posizione che Wei Jianguo, ex ministro del commercio cinese, affida al Financial Times: ha detto che gli Usa guardano a tale questione come ad una “partita di basket in cui vogliono imporre la durata del gioco, le dimensioni e l’altezza del cesto per soddisfare se stessi”.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2014-11-09T09:51:22+00:00 da Francesco De Palo

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