Numeri e tendenze dall'ultimo studio di Pew Research che preoccupa i cattolici

Non solo nell’Europa secolarizzata dove le chiese diventano mercati ortofrutticoli (Santa Caterina, centro di Bruxelles), i cattolici sono in calo. Anche in quello che da tempo è considerato il “polmone verde”, il futuro per una confessione religiosa che da più parti – e da decenni – viene vista in crisi, tramortita da laicizzazione, scandali più o meno gravi, crisi della fede.

CALANO I CATTOLICI, AUMENTANO I PROTESTANTI

E’ l’America latina a dare segni di crisi e a certificarlo è il Pew Research, il centro d’indagini statunitense che ha passato in rassegna trentamila interviste suddivise in diciotto Paesi dell’area. Il quadro che ne esce è drammatico per il cattolicesimo: in quarantaquattro anni, i cattolici sono calati del 25 per cento. Erano il 92 per cento nel 1970, sono il 69 oggi. E il trend sembra non solo essere confermato dai risultati degli ultimi anni, ma addirittura accelerato. Quel che è più grave – secondo osservatori cattolici – è che contemporaneamente a crescere sono i protestanti, passati dal 4 al 19 per cento in un quarantennio.

 PER IL PAPA, “NON SONO SETTE”

Secondo l’indagine – che conferma quanto già aveva rilevato nei mesi scorsi l’organizzazione non governativa Latinobarometro – si assiste a un vero e proprio travaso, una sorta d’esodo da Roma verso quelle che da molti definite sette sono state riabilitate da Francesco nel corso della sua visita alla comunità evangelica di Caserta, lo scorso luglio: “Dal primo momento, dal primo momento del cristianesimo, nella comunità cristiana c’è stata questa tentazione. ‘Io sono di questo’; ‘Io sono di quello’; ‘No! Io sono la chiesa, tu sei la setta’… E così quello che ci guadagna è lui, il padre della divisione. Non il Signore Gesù, che ha pregato per l’unità ha pregato!”.

IL FUTURO DEL CONTINENTE PIU’ CATTOLICO

In Colombia, ad esempio, il 74 per cento di quanti oggi si dichiarano protestanti ammette di essere stato battezzato come cattolico. Seguono nella speciale classifica il Paraguay (68 per cento), Perù (66), Ecuador (62). Il Brasile, grande “serbatoio” cattolico, è da anni il terreno preferito per l’espansione delle chiese evangeliche pentecostali, tanto che il cardinale Claudio Hummes, qualche anno fa, si chiedeva fino a quando “potrà ancora dirsi cattolico”.

PENTECOSTALI PIU’ CONSERVATORI

Dall’inchiesta del Pew Research, più che i numeri a essere interessanti sono le motivazioni che stanno alla base dell’esodo, puntualmente evidenziate dal New York Times: i protestanti – stando alle risposte degli intervistati – pregano di più, sono più assidui nella partecipazione ai riti e soprattutto dicono di non vivere la stessa “confusione” che spesso s’avverte nel cattolicesimo sui punti fondamentali della pastorale, come le aperture alle coppie gay. Su questo, si legge, “i protestanti in America latina sono più religiosi e più conservatori dei cattolici”.

IL CASO DEGLI ISPANICI NEGLI STATI UNITI

Ma il problema va oltre i confini del subcontinente sudamericano, e anche tra gli ispanici statunitensi il calo è confermato dai numeri: il 22 per cento si professa protestante, vale a dire un quinto dei 54 milioni cui ammonta la popolazione ispanofona. Il problema principale, anche in questo caso, è che tra quanti sono cresciuti come cattolici e quanti lo sono rimasti in età adulta c’è una differenza notevole di almeno 22 punti percentuali.

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