Salvini, il nuovo leader del CDX su scala nazionale
Salvini, il nuovo leader del CDX su scala nazionale

Martedì scorso nonostante le pressioni mediatiche e gli attacchi del centro-destra romano (in questo caso guidato dall’NCD di Andrea Augello) il sindaco di Roma, Ignazio Marino, non si è dimesso, anzi raddoppia. Si parla già di “rimpasto” o “rimpastino”, in un graduale processo di osmosi con i renziani capitolini, sempre più “carnivori” e sempre meno “democratici”, se non nel nome. D’altronde, la figuraccia delle multe, in qualche modo, merita il pagamento di un pegno e il pegno si concretizzerà nella sostituzione di alcune poltrone (soprattutto in termini di assessorati),  a conferma del fatto che, poi, al di là delle belle parole, le segreterie del partito (in questo caso il PD) modificano il valore del voto espresso nelle urne nel maggio/giugno del 2013. Ancora una volta, il grande burattinaio della politica (in questo caso di centro-sinistra) se ne fotte di quelle che erano le idee e la volontà di chi ha votato, a torto a ragione, Marino ed i suoi candidati politici.

Bisogna avere il coraggio, anche noi giornalisti, di iniziare a dire (ma soprattutto a scrivere) le cose vere e questo è chiaramente quello che emerge dopo il “PandaGate” di Marino, che, in un altro paese, è bene sottolinearlo, si sarebbe già dimesso (vedrete che anche l’indagine in procura verrà archiviata nel silenzio di tutti).

Il parallelo virtuale con la sentenza-beffa sul caso Eternit

Da un lato, quindi, l’archiviazione delle multe “galeotte” del chirurgo ligure, dall’altro, in una sorta di  parallelo virtuale, la prescrizione (ingiusta) delle cause collegate ai morti dell’Eternit. Passa il concetto che, alla fine, i più dritti se la cavino sempre e comunque. E questo non è giusto!

Il rimpastino, tornando sulla sponda del Tevere, salverà, almeno fino a gennaio, Marino, così come la prescrizione sul caso Eternit salva dalla condanna chi ha sbagliato (procurando è bene sottolinearlo tumori e successive morti) su quest’altro fronte. E’ chiaro che il caso-Marino non è assolutamente collegato a quello dell’Eternit, ma in una cosa sono simili: nel finale già previsto. In entrambi i casi infatti nessuno ha pagato, neppure moralmente o politicamente.

Questi esempi, peraltro deleteri, stanno “uccidendo” la fiducia della gente nei confronti delle istituzioni (magistratura compresa). Quando le istituzioni non sono più il “faro” di riferimento il passo successivo è la tensione sociale e l’anarchia (con tutte le sue degenerazioni). Non dimentichiamolo mai. 

E se cadesse Marino a gennaio, sul nodo del bilancio comunale?

Rimpastino o meno, Marino le tenterà tutte pur di salvarsi: a livello populistico sta cavalcando il tema dello stadio dell’AS Roma in quel di Tor di Valle (il peggiore sito dove si poteva pensare di costruire un mega stadio con un mega centro commerciale con annesso villaggio divertimenti) e dal prossimo 15 dicembre cavalcherà anche il polpettone della candidatura olimpica, tanto voluta e sognata da Giovanni Malagò (presidente CONI), che, da tempo sta parlando di questo tema con il premier Renzi. Resta il fatto, però, che è il sindaco della città-candidata (candidate-city) a lanciare la sfida olimpica, non Renzi o Malagò. Quindi il primo a beneficiarne è proprio il nostro sindaco, che ha bisogno di popolarità e spostamento dell’attenzione su altri temi (più positivi in linea di principio) come l’Olimpiade.

Ma che figuraccia sarebbe se Marino cadesse politicamente uno/due mesi dopo? 

Si naviga a vista e (forse) sarebbe più corretto lanciare un referendum tra la popolazione prima di addentrarsi in un nuove questioni di questa portata (a cinque cerchi).

Fanta-voto capitolino: il “pasticcio”-Marchini, che piace tanto ad un certo CDX. Ma non a tutti. 

Ma proviamo a lanciare una ipotesi di simulazione di voto se oggi Marino cadesse. Che tipo di alleanze si verrebbero a verificare?

Partiamo dal centro-sinistra: lo schieramento più semplice da considerare e valutare. La “balena” del PD, pur di fronte al danno di immagine subito dalla gestione Marino (ormai con un tasso di popolarità bassissimo tra i romani), può recuperare velocemente voti e posizioni se presenterà un valido politico di matrice romana (si parla di Paolo Gentiloni o dell’onnipresente Enrico Gasbarra, già ex presidente della provincia di Roma e vicino a Mirko Coratti, oggi presidente assemblea capitolina). Questi ipotetici candidati sono Renzi, non sono “cinetici” come lui, ma, almeno, sono una risposta concreta alle stravaganze di un Marino caduto dal cielo come un meteorite. PD-SEL e altre liste apparentate possono valere anche il 35-40 per cento. Non tanto da superare il centro-destra al primo turno, ma tanto da mettersi subito in una posizione di leadership rispetto agli avversari.

Marchini: piace a destra, ma è “spudoratamente” di sinistra. 

E veniamo al centro-destra. La suggestione che gira da tempo in città è un Alfio Marchini (nipote di una famiglia di comunisti “veri”) nuovo candidato geneticamente mutato all’occorenza per l’elettorato di centro-destra. Frequenta da sempre ambienti anche fortemente cattolici e solitamente il martedì lo vedono entrare in Vaticano (si parla perfino di incontri riservati da tempo con il Pontefice – sarà vero?). Quasi cercasse una sponda di accreditamento in ambienti cattolici per scolorire il dna di sinistra.

L’ambizione dell’ex giocatore della nazionale azzurra di polo (simpaticamente ribattezzato “Arfio”) è smisurata. Si affida al Mazzarino di Ostia (Alessandro Onorato – cresciuto sotto l’ala protettrice di Pierferdinando Casini, dal quale ha assorbito la simpatia innata e l’amore per la gente comune – chiaramente siamo ironici in questo passaggio). Diversi come carattere, ma ambiziosi oltremisura allo stesso modo. Una ambizione intercettata dagli “scienziati” del centro-destra romano a corto di idee, progetti, uomini (li hanno bruciati tutti), e, soprattutto, di ricorse economiche. Sul web già ironizzano sul nuovo amore (diciamolo un po’ posticcio) di Marchini per il centro-destra (come si vede nelle foto virilizzate sui social da alcuni giorni), visto che da sempre è un uomo vicino e contiguo alla sinistra (tanto che al ballottaggio ha virato sulla “discontinuità” di Marino). Oggi se l’è dimenticato (ma sarebbe meglio dire che fa finta di non ricordare), anche se ci sono dichiarazioni sul web in tal senso e contro Google e Youtube c’è poco da inventarsi. E’ peggio di una sentenza passata in giudicato (il web non perdona). Ma tant’è. Nel centro-destra ormai girano ormai solo dottor Stranamore e i quadri medi di fronte a tanta scienza, ma sarebbe meglio dire incoscienza, rimangono talvolta basiti e zitti (tanto contro il “capo” c’è poco da opporsi, anche perché altrimenti non ti candida alle prossime comunali). Quindi tutti “boni e allineati”. Nel cdx è così, contro il volere del capo non si discute. Insomma si prepara la zuppa “moderata” un po’ di cdx e un po’ di csx in chiave marchiniana, appoggiata da Antonio Tajani (FI), Andrea Augello (NCD) e dalla lista del cuore (dove c’è un po’ di tutto: ex UDC, popolari allo sbando, esponenti che a sinistra non trovano più spazi, popolari, giovinotti amici di famiglia, qualche giocatore-amico di polo e perché no anche qualche “reduce” del FLI di Gianfranco Fini, così per non abbandonare nessuno). E’ per questo che  la lista del Cuoricino, perché ha cuore tutti, non lascia a terra nessuno. Tutto fa brodo, anche senza dado. Quanto vale? Forse un 25-30 per cento, se l’elettorato viene portato al voto come i tonni nella tonnara, cioè al macello. Ma tutto dipende dalla “fiche” che giocherà su Roma, Matteo Salvini, l’unico uomo vero di centro-destra, che, nella Città Eterna, ha chiamato a coorte uomini pesanti dell’ex FI come Marco Pomarici (lo chiamano nell’ambiente il “Signore dei Voti”, per il numero esagerato di preferenze). E’ sveglio, veloce, friendly nell’approccio, ha intuito che il vento sta girando a destra (ma non quella posticcia di FI/NCD/lista del Cuore), non verso tentativi appunto posticci e tristi di un finto CDX. Per primo ha preso l’aquila delle legioni salviniane a Roma. Salvini e la sua “Lega dei Popoli” può valere da sola anche un 10-12 per cento minimo. Al leader della Lega Nord potrebbe legarsi anche Sveva Belviso (vale più di 8 mila voti), che studia, da alcuni mesi, anche a livello di fashion, per presentarsi come la Marine Le Pen della destra romana. Ha fondato l’Altra Destra e lì cerca di aggregare scampoli di altri partiti. Salvini-Pomarici-Belviso potrebbero realmente aggregare chi si sente di destra e non può accettare di votare il nipote di una famiglia di sinistra (con tutto il rispetto per questa ideologia, ci mancherebbe) come candidato di cdx, solo perché è stato scelto a tavolino dalle segreterie romane di Forza Italia e NCD.

Chi potrebbe unirsi nella coalizione della Lega dei Popoli. Il M5S rischia la débâcle.

La Lega dei Popoli potrebbe anche intercettare gli uomini di Gianni Alemanno, l’FdI di Giorgia Meloni e la Destra di Francesco Storace, in una vera e propria “Santa Alleanza”. Se non lo fanno sono morti, politicamente parlando. Un’area che può superare anche il 10-15 per cento.

E il M5S? O scende in campo Grillo (per quanto non è più il Beppe di uno-due anni fa) o questo schieramento rischia una dèbacle sonora (anche sotto il 9 per cento). Insomma è una partita dove il CSX parte ancora una volta favorito, ma ci sono diverse varianti da considerare. Innanzitutto quanta gente andrà al voto su Roma? Alle ultime del 2013 i romani hanno disertato in blocco, ma sta montando la tensione sociale e nelle periferie buca più un Salvini che un Marchini, troppo belloccio e distaccato dai problemi reali della gente per piacere a chi è in fila (e non la riceve) per la casa popolare.

Se l’idea Salvini (o chi per lui) dovesse sfondare su Roma (a partire dalle periferie) supererebbe anche Marchini e a quel punto compatterebbe l’intero CDX al ballottaggio, con Marchini di nuovo nel solitario ruolo di consigliere comunale (insieme al fido Onorato). Se vince la proposta politica di Salvini a Roma, per Forza Italia, così come per l’NCD, è la morte civile di questi due partiti sul territorio capitolino. Perderebbero consensi ed identità e non potrebbe essere altrimenti, visto che la coerenza e la linearità in politica è ancora un valore e non un “disvalore”. Su questo potrebbe giocare il centro-sinistra romano, senza considerare anche l’impatto di un Matteo Renzi il cui sostegno in campagna elettorale, fino ad oggi, ha sempre generato nell’urna (al candidato di turno di sdx) voti a sei zeri.

E se la mossa di Marchini distruggesse definitivamente FI e NCD su Roma?

In sintesi, la mossa “marchiniana”, che sembra, ad alcuni colonnelli del centro-destra, una gran furbata (come se l’elettorato fosse talmente cretino da accettare qualsiasi proposta anche la più strampalata) può trasformarsi nella tomba di FI-NCD su Roma e la definitiva celebrazione del nuovo leader di CDX da opporre ad un altro Matteo: il più titolato Renzi. Anche perché Salvini sta procedendo a tappe forzate su tutta l’Italia. Guarda alla LePen in Europa come in Italia come modello politico da seguire, è impattante a livello di comunicazione (dice poche cose chiare e credibili) e non cerca “inciuci”, come tutti gli altri partiti di centro-destra. Perché mai un elettore di questo schieramento dovrebbe alle prossime comunali di Roma votare una fotocopia (Marchini) di destra, quando c’è già l’originale (ovvero Salvini)? Pure un debuttante della politica lo capirebbe. Eppure c’è chi non vuole vedere e capire!. Ma l’urna non mente ed è il giudice implacabile di ogni politico, presente e futuro. Provare per credere.

L’incognita Corrado Passera. ItaliaUnica può strappare al cdx altri consensi nell’area moderata. 

Tutto da capire, ma sicuramente non da sottovalutare, è l’offerta politica che sta per arrivare sull’intero territorio nazionale, e, quindi, a cascata anche su Roma, da parte di Corrado Passera (ex ministro e Ceo di importanti aziende come Poste Italiane e Banca Intesa).

Entro gennaio verrà presentato il nuovo partito (ItaliaUnica) e le prime 100 “porte” del movimento (se non di più). Passera e il suo staff stanno muovendosi in gran silenzio, ma non per questo sono da sottovalutare, come impatto mediatico e politico.

E’ chiaro che Passera può intercettare proprio l’elettorato di Alfio Marchini, soltanto che, a differenza di Marchini, che ha una offerta politica sostanzialmente costruita sugli slogan e sull’attacco sterile all’avversario (in questo caso il sindaco Marino), ha un programma di rilancio del Paese (e quindi anche della Città Eterna) molto più strutturato e credibile. Marchini (e non solo lui) lo deve temere, perché una volta partito con la struttura nazionale Corrado Passera andrà a “saccheggiare” proprio nel suo bacino elettorale, oltre che in quello di Forza Italia, NCD, Popolari e Udc. Gli manca solo l’aspetto estetico di un Marchini, ma alla lunga anche l’eupolitica marchiniana rischia di rimanere nell’urna solo il vezzo di un elettorato femminile e di una certa classe romana fuori dai tempi. 

Più a livello nazionale, ItaliaUnica va ad intercettare tutto il bacino elettorale di Fare per Fermare il declino (rimasti orfani di Boldrin, ma soprattutto del primo Oscar Giannino) e di alcuni pezzi di Scelta Civica (il prossimo 31 gennaio verrà eletto il nuovo segretario politico, e a, meno di sorprese dell’ultimo minuto, la scelta cadrà su Enrico Zanetti, attuale sottosegretario al MEF), sia nell’area liberale, che nell’area popolare, con l’obiettivo di portare una prima pattuglia di parlamentari nei palazzi delle istituzioni, nel segno di una nuova politica fatta di esperienze concrete e di fatti (più che di parole). Una cosa è certa la politica italiana ha tanti vizi e difetti, ma, di sicuro non è mai scontata. 

 

 

 

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