“Io ho dovuto congedare dal Tribunale una persona, tempo fa, che diceva: ‘Diecimila dollari e ti faccio i due procedimenti, il civile e l’ecclesiastico’. Per favore, questo no!”. Ieri mattina, intervenendo a un corso promosso dalla Rota Romana, il Papa ha chiesto di indagare a fondo le possibilità esistenti affinché il ricorso al tribunale chiamato a decidere sulla validità del matrimonio sia totalmente gratuito.

“LA GENTE NON PUO’ FARE CENTINAIA DI CHILOMETRI PER UNA SENTENZA”

Non è la prima volta che Francesco ribadisce il suo pensiero in materia, e per rafforzare il concetto ha raccontato l’esperienza che ebbe da arcivescovo di Buenos Aires: “Il Tribunale diocesano [della capitale argentina, ndr] credo che in prima istanza abbia quindici diocesi, e che la più lontana sia a duecentoquaranta chilometri. Non si può immaginare che persone semplici, comuni, vadano al tribunale. Devono fare un viaggio, devono perdere giorni di lavoro”.

“L’INTERESSE SPIRITUALE NON SIA ECONOMICO”

L’importante, ha affermato il Pontefice, è evitare di farne una mera questione economica: “Quando l’interesse spirituale è attaccato all’economico, questo non è di Dio. La madre Chiesa ha tanta generosità per poter fare giustizia gratuitamente, come gratuitamente siamo stati giustificati da Gesù Cristo. Questo punto è importante: staccate le due cose”. Oltre alla gratuità, il Papa ha anche esortato ad avere la massima attenzione nel giudicare le cause. La parola d’ordine è giustizia: “Perché le cause siano giuste e per coloro che aspettano. Giustizia…quanta gente attende per anni una sentenza!”. Basti pensare a quelle cause “che sono tanto lunghe o tanto pesanti che alla fine la gente lascia”.

LE POSSIBILITA’ ALLO STUDIO

Il problema non è nuovo, se è vero che a fine agosto il Papa aveva già istituito una commissione chiamata a valutare le possibilità di snellire le procedure, magari eliminando la doppia sentenza conforme oggi richiesta, allungando inesorabilmente l’iter. Durante il Sinodo che s’è concluso tre settimane fa, il tema è stato proposto da molti padri, al punto che il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, confermava che oltre all’eliminazione della sentenza d’appello, sono altre due le opzioni allo studio: non esigere il giudice collegiale quando basta quello monocratico e consentire la procedura amministrativa, con la decisione finale affidata al vescovo diocesano, a patto che “conosca la coppia e sappia con certezza che il matrimonio è nullo”.

RIORDINATE LE NORME SULLE DIMISSIONI DEI VESCOVI

Ma ieri non solo di matrimoni s’è occupato il Papa. Con un Rescriptum presentato dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, il Papa ha fatto ordine nelle norme che regolano le dimissioni dei vescovi, sia diocesiani sia curiali. Nulla di nuovo, nessuna rivoluzione, solo qualche puntualizzazione che presto potrebbe avere effetti sull’organigramma vaticano. Innanzitutto si ribadisce che tutti i vescovi (a capo di diocesi locali o di organismi di curia) dovranno presentare la rinuncia canonica al compimento del 75° anno d’età. Norma che si fa più severa per i curiali, che non saranno più invitati a presentare le dimissioni, ma “tenuti”. Sarà poi il Papa – come accade oggi – a decidere il da farsi, se concedere proroghe o se accettare subito la rinuncia. Si chiarisce, inoltre, che il Pontefice (“l’autorità competente”) potrà chiedere, per motivi validi, le dimissioni a un vescovo anche se al compimento dell’età canonica mancano diversi anni. Anche qui nulla di nuovo, solo la riaffermazione di una possibilità che il Papa ha e che anche negli ultimi anni ha esercitato più volte, l’ultima la scorsa estate con il vescovo paraguayano Rogelio Livieres.

IL CASO DEL CAMERLENGO BERTONE

Nota il Corriere della Sera che stando al Rescriptum presto dovrebbe presentare le dimissioni dal proprio incarico di nomina pontificia – l’ultimo che gli rimane – anche il Camerlengo ed ex segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che comunque compirà 80 anni il prossimo 2 dicembre.

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