Il voto del Campidoglio, gli attriti nella maggioranza, la tempistica del piano e il tosto editoriale del quotidiano romano contro Parnasi e il sindaco...

Con 29 voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti, l’assemblea capitolina ha approvato la delibera che prevede il riconoscimento di pubblico interesse dello stadio della Roma nell’area di Tor di Valle. L’iter però non è finito: ora la questione passa alla Regione Lazio dove proseguirà con la conferenza dei servizi finale.

CHI HA VOTATO

Alle defezioni della maggioranza (Imma Battaglia e Gemma Azuni di Sel, il radicale Riccardo Magi, i pd Pedetti e Coratti) – scrive il Messaggero – è arrivato il soccorso azzurro di alcuni consiglieri di Forza Italia, compreso il capogruppo Davide Bordoni.

LA RICOSTRUZIONE DEL TEMPO

E ora che succede? Ecco quello che scrive il quotidiano Il Tempo: “In primo luogo, spetta ai proponenti predisporre e depositare in Campidoglio progetti definitivi. Secondo indiscrezioni raccolte all’interno dei progettisti del Gruppo Parnasi, la prima riunione deputata a pianificare il lavoro di stesura degli elaborati è fissata subito dopo la Befana. A sentire l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, «non è possibile ipotizzare quanto tempo ci possano impiegare a presentare i definitivi. Come ho detto presentando la delibera in Aula, la palla ora torna a loro (Parnasi) e dovranno fare tutte le loro valutazioni»”. In passato – aggiunge Il Tempo – si parlava di un tempo stimato almeno in quattro mesi ma occorre capire anche se sono già stati fatti i «carotaggi» geologici e archeologici, roba che normalmente richiede svariati mesi di tempo, soprattutto considerata l’estensione dell’area e la sua prossimità al Tevere.

LE DOMANDE DEL MESSAGGERO

Oggi un editoriale del dorso di cronaca romana del quotidiano il Messaggero ripropone le cinque domande che la testata diretta da Virman Cusenza aveva già posto agli inizi dello scorso settembre. Ecco in sintesi quelle che si possono leggere oggi sul quotidiano di proprieta del gruppo Caltagirone.

Prima domanda: “Sarà rigorosamente verificata la corrispondenza tra l’entità dei costi dichiarati per la realizzazione del complesso sportivo-immobiliare e quella dei costi sostenuti?“.

Seconda domanda: “Sarà accertato che il valore delle aree in cui sorgerà l’opera sia l’equo corrispettivo delle cubature realizzate, vista l’entità record degli edifici che sorgeranno accanto allo stadio?“.

Terza domanda: “Si è in grado di fugare ogni dubbio che l’operazione Tor di Valle non configuri una maxi regalo di Stato nei confronti di un privato?“.

Quarta domanda: “C’è la ragionevole certezza che non si violino sacrosanti principi di libera concorrenza, per la concentrazione delle cubature?“.

Quinta domanda: “Dato che si va a realizzare un milione di metri cubi in una città che non si espande, non c’è il rischio di danneggiare l’intera comunità visto che si andrebbe a fabbricare uffici in grado di ospitare 25 mila impiegati con relativo spostamento quotidiano che andrebbe ad incidere su un tessuto urbano più congestionato? Non ne uscirebbe stravolto l’impianto pensato con l’attuale piano regolatore“.

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