Panoramica sui molteplici fronti complicati che attendono il presidente del Consiglio nelle prossime settimane. Fatti, ricostruzioni e scenari

Non è Silvio Berlusconi a dare le carte ma lui. Matteo Renzi ha messo le cose in chiaro nel faccia a faccia con Lucia Annunziata a In mezz’ora e ricordato a tutti che in questa fase politica il mazziere è lui.

Le carte che si presentano sul suo tavolo non sono però così semplici per giocare e vincere la partita.

IL DOSSIER QUIRINALE
Anche se per il presidente del Consiglio “non esiste” che le riforme debbano passare prima dal nome del nuovo capo dello Stato, così come ha chiesto il leader di Forza Italia, è su questa grande grana che si dovrà confrontare già a inizio del prossimo anno. Napolitano ha infatti fatto sapere ai presidenti di Camera e Senato che non potrà presenziare il prossimo 27 gennaio a un’iniziativa di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, facendo così presupporre che sarà attorno al 20 l’inizio dell’elezione del suo successore.

I TRABALLII DEL PATTO DEL NAZARENO
Le grandi manovre sono già cominciate, anche se Renzi è concentrato sulle riforme istituzionali con l’idea di far passare l’Italicum al Senato entro fine anno. Anche se sulle riforme rischia di perdere il suo sparring partner. Il patto del Nazareno scricchiola sempre di più sotto il fuoco dei continui battibecchi trai due contraenti. Sarà per questo che, non è ancora chiaro se come avvertimento verso il Cavaliere o come ipotesi davvero percorribile, il premier cerca altri interlocutori e lascia aperta la porta al M5S.

I PROBLEMI INTERNI AL PD
Renzi non può contare nemmeno sulla solidità del suo partito. Se infatti è riuscito ad accordarsi con una parte di esso sul Jobs Act, resta sempre una minoranza rumoreggiante che lo ostacola e minaccia la scissione. Un partito a sinistra del Pd con Sel e i vasti settori del sindacato a lui ostili quanto potrebbe danneggiare il partito della Nazione vagheggiato da Renzi?

I DISSIDI CELATI CON PADOAN
Il fronte governativo poi. L’immagine che si respira dall’esterno è sì quella di una squadra compatta. Anche la recente nomina di Paolo Gentiloni alla Farnesina è stata ben accolta. Ci sono alcune indiscrezioni però che raccontano come soprattutto tra Renzi e Pier Carlo Padoan le cose non vadano così lisce. Il feeling tra l’ex sindaco di Firenze e l’ex capo economista dell’Ocse non è mai scattato e sembra che uomini di fiducia del presidente del Consiglio abbiano di fatto commissariato il ministero dell’Economia.

LA LUNA DI MIELE CON GLI ELETTORI
Anche la luna di miele con i suoi elettori appare meno dolce. Secondo il sondaggio Ipsos pubblicato oggi dal Corriere della Sera, per la prima volta il presidente del Consiglio scende sotto il 50% di gradimento e l’astensione registrata alle ultime elezioni, soprattutto in un fortino rosso come l’Emilia Romagna (37%), non è un buon segnale. “Un fatto secondario”, lo definisce Renzi secondo cui “un politico vero deve avere il coraggio di cambiare il Paese senza guardare tutti i giorni i sondaggi”.

L’ARMA DEL VOTO ANTICIPATO
Tutte gufate dunque? Forse sì, forse le grane di Renzi non sono nulla in confronto ai problemi che devono fronteggiare oggi centrodestra e 5 Stelle. Eppure contro gufi e rosiconi, Renzi non può più nemmeno opporre l’arma del voto anticipato, almeno per ora, visto il garbato ma fermo di Napolitano a questa ipotesi. Non si prospetta alcun tavolo per aria, come da mesi i renziani duri e puri gli suggeriscono per capitalizzare il suo appeal elettorale, solo la possibilità di giocare su quel tavolo con le complicate carte concesse.

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