Episodi isolati o scontro di civiltà? Ogni volta che un attentato condotto da terroristi islamici si consuma in Occidente, questo interrogativo si ripropone. È accaduto lo stesso ieri, dopo l’assalto alla redazione parigina del settimanale satirico Charlie Hebdo, costato la vita a 12 persone, tra le quali il direttore della rivista, Stephane Charbonnier e due agenti.

LA RABBIA DELLA FRANCIA

A rifiutare una visione che vuole la fede musulmana incompatibile a convivere con i principi dello Stato laico, è innanzitutto una parte dell’Islam stesso, anche in Francia. Il Paese vive una fase turbolenta e l’allerta è massima. L’episodio ha ringalluzzito le tesi di chi ritiene l’integrazione islamica in Europa impossibile, ed è stato il culmine di una serie di eventi criminosi, proseguiti ancora oggi con l’ennesima sparatoria. Inoltre, proprio in questi giorni, lo scrittore Michel Houellebecq è al centro di polemiche per il romanzo in uscita, “Sottomissione”, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico.

A nome dei musulmani di Francia, nella loro quasi unanimità, sono qui per condannare l’orrore di questo crimine indicibile“: lo ha detto il presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, Dalil Boubakeur, giungendo davanti al luogo del massacro. “Ci inchiniamo davanti a tutte le vittime di questo dramma orribile“, ha aggiunto.

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CHI SI OPPONE

Non sono mancate reazioni in altre parti del globo. Il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha parlato di “attacco terroristico da condannare con forza“.

Fonti governative dell’Arabia Saudita, Paese dell’Islam sunnita e culla del wahabismo, hanno descritto l’attentato come un “atto vigliacco rifiutato dall’autentica religione islamica“.

Condanna anche dal fronte sciita, con il ministero degli Esteri iraniano, che ha invita anche a evitare “doppie misure nell’affrontare le radici dell’estremismo“.

Bisogna lavorare tutti insieme per curare il pensiero terrorista, eliminandone radici e cause“, ha commentato il Consiglio mondiale degli ulema, vicino ai Fratelli musulmani.

Mentre la prestigiosa università Al Azhar del Cairo, istituzione religiosa sunnita, ricorda che “l’Islam rifiuta ogni violenza“.

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LE REAZIONI DALL’ITALIA

Anche Roma ha detto la sua. La Comunità del mondo arabo in Italia (Comai), ha condannato “con fermezza l’attentato e un tipo di violenza contro i civili e contro chi fa il suo lavoro tutti i giorni come i giornalisti per dare informazioni alla società civile”. La Comai, per bocca del suo presidente Foad Aodi, si dice “molto indignata per il continuo utilizzo della religione islamica in modo per fini personali da gruppi estremisti che non c’entrano per niente con il vero Islam“.

Un sentimento condiviso anche dal presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane e imam di Firenze Izzedin Elzir. “Il nostro sdegno e la condanna per questo atto vile sono totali“. Si tratta di “un atto vile – ha rimarcato – che ha strappato la vita a 12 persone che lavoravano per la libertà e la crescita dell’umanità; un atto compiuto da soggetti senza il minimo rispetto e considerazione per la vita“.

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