È sconvolto e indignato dai tragici fatti di Parigi, ma guarda con occhio critico l’operato della rivista francese Charlie Hebdo non mancando di puntare il dito contro l’ipocrisia dell’Occidente. Alfio Krancic, uno dei più noti vignettisti italiani, attivo dal 1994 sulle pagine de Il Giornale dopo le esperienze a La Gazzetta di Firenze, Il Secolo d’Italia e L’indipendente, commenta a tutto tondo la vicenda offrendo il punto di vista di chi la matita la impugna ogni giorno da anni.

Per Krancic, il rifiuto da parte di giornali quali il New York Times di ripubblicare alcune vignette della rivista diretta da Charb, come hanno fatto invece centinaia di testate in tutto il mondo, non è stato un gesto di chiusura totale nei confronti del loro operato: «Io credo che ne abbiano censurate solo alcune, quelle maggiormente provocatorie o che rasentavano l’insulto alla religione. Non tutte – spiega a Formiche.net– perché Charlie Hebdo non pubblicava solo materiale blasfemo, bisogna chiarirlo».

E, facendo un paragone tra lo “stile Krancic” e quello alla Hebdo, racconta: «Personalmente sono un po’ distante da questa satira, ne faccio una diversa. Cerco di limitare al massimo gli aspetti beceri o blasfemi. Non fa parte del mio modo di fare. Cerco di essere più sottile – spiega il vignettista –, di insinuarmi tra le pieghe della realtà in maniera diversa, anche se è capisco che è facile essere provocatori buttando giù immagini che possono suscitare scandalo. Si tratta della via più semplice per arrivare alla notorietà o provocare scalpore». Il problema, continua, è il tema delle «sensibilità religiose». «A me interessa di più l’aspetto politico dell’Islam – spiega – io ho fatto vignette sull’Isis ma mettendo in risalto le connivenze di questi movimenti con l’Occidente: si tratta di movimenti armati dagli Stati Uniti, hanno avuto coperture incredibili. E tutto questo lo si è fatto per “esportare” la democrazia in Siria».

E aggiunge: «Non so a loro di Charlie Hebdo quanto interessasse scavare su questo punto, non li conosco così approfonditamente, a parte Wolinski, personaggio storico della satira, ma noto che anche nella satira italiana in genere questi aspetti sono sottaciuti, messi in ombra». Questo perché secondo Krancic «noi assistiamo a una clamorosa contraddizione dell’Occidente che prima arma questa gente e poi si meraviglia se questi fanno stragi di cristiani. Il vero scandalo è questo qui e nessuno ne parla». Poi attaccare la religione oggi, il cristianesimo in particolar modo, per il vignettista, «è come sparare sulla croce rossa. Non c’è mica più la santa inquisizione. Ognuno è libero di sbeffeggiare i simboli cristiani. Con l’Isis è diverso perché, nella loro ottica, loro sentono profondamente l’aspetto religioso e metafisico. Noi abbiamo un livello di tolleranza che è totalmente diverso dal loro».

Pur ammettendo le divergenze sul modo di fare satira, Krancic ribadisce l’atrocità inaudita dell’atto: «Non sono d’accordo con alcune di queste vignette ma ovviamente mi dissocio nella maniera più assoluta da quanto è successo, si è trattato di una strage inconcepibile per la nostra società. Quando ho appreso la notizia sono rimasto sconvolto». E sulle possibili reazioni da parte dei vignettisti di tutto il mondo, dopo l’attentato che molti considerano come forse il più grave contro la libertà di espressione, è sicuro che «ci sarà una risposta forte da parte di chi fa satira. Colpendo Charlie Hebdo hanno colpito tutti coloro che se ne occupano. Credo che la battaglia per la libertà d’espressione continuerà – spiega – non credo che i vignettisti si faranno intimidire dai fatti gravissimi di Parigi».

Sul valore della satira nel nostro Paese Krancic, invece, confessa: «La satira è un optional, un valore aggiunto per un giornale. Non è fondamentale. Lo è solo per alcuni che magari hanno una certa tradizione, soprattutto a sinistra. Dall’altra parte i vignettisti non sono molto amati e seguiti. Io ho molto più seguito sui social network che non sul giornale, perché ho il polso di quello che veramente faccio». «Per esempio – spiega – la scorsa settimana ho fatto un paio di vignette sulle due ragazze rapite in Siria, Vanessa e Greta, e sono stato coperto di insulti, improperi e minacce da chi non la pensava come me. Ma insomma questo è naturale, io cerco di essere il meno ipocrita possibile nel mio mestiere mentre invece la stampa e il giornalismo italiano un po’ lo sono perché seguono la vulgata del politicamente corretto».

Ed è proprio sul tema dell’ipocrisia che insiste il vignettista de Il Giornale: «Sentivo Sergio Romano stamani che faceva riferimento alle critiche che sono giunte dalla stampa anglosassone sulla decisione da parte degli Stati Uniti di non pubblicare alcune vignette di Charlie Hebdo. Anche quella è una forma di ipocrisia perché ricordiamoci che gli Usa danno la caccia ad uno come Assange. Andando a fondo viene fuori un grosso nocciolo di ipocrisia».

Per poi concludere la chiacchierata con Formiche.net rimarcando la sua posizione, come se fosse la firma di una sua vignetta: «Io naturalmente ripropongo la mia tesi “scherza con i fanti e lascia stare i santi” perché c’è tanto materiale su cui lavorare, quello politico, per cui è meglio lasciar perdere quelli che sono gli aspetti metafisici della questione».

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