Ci sarà un argomento in più, all’ordine del giorno del prossimo concistoro di febbraio, quando i cardinali incontreranno il Papa per discutere di riforma della curia prima di partecipare alla consegna delle nuove venti berrette di cui Francesco ha dato comunicazione domenica scorsa. Secondo l’agenzia Ansa, infatti, il Pontefice metterà sul tavolo la possibilità di allargare ex lege il numero dei cardinali elettori in Conclave.

LE NORME ATTUALI 

Il tetto, fissato da Paolo VI nella costituzione apostolica “Romano Pontifici eligendo” del 1975 e ribadito dalla “Universi Dominici Gregis” di Giovanni Paolo II, è attualmente di centoventi elettori. Nulla, però, vieta al Papa di derogare a tale numero. Ad esempio, se entro fine anno si tenesse un Conclave – al netto di possibili decessi di porporati – il plenum sarebbe di circa 125 elettori. Stando all’Ansa, il Papa starebbe meditando di rendere gli “sforamenti” al limite una norma, portando il tetto a 140. La proposta è stata fatta, mesi fa, dall’attuale arcivescovo di Valencia ed ex prefetto per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, il cardinale spagnolo Antonio Canizares Llovera. L’obiettivo è quello di assicurare una più ampia rappresentatività delle chiese locali, specie di quelle periferiche cui il Pontefice argentino sta dando sempre più peso e attenzione. Basti considerare le tante porpore assegnate a personalità provenienti da Paesi che mai, prima d’ora, avevano potuto fare parte del Collegio cardinalizio. Per rimanere all’ormai imminente concistoro di febbraio, sarà la prima volta di Tonga, Myanmar e Capo Verde.

MENO CURIA, PIU’ PERIFERIA

L’ampliamento del collegio finirebbe per rendere ancora meno rilevante il peso della curia romana, che già ora vede diminuito il numero delle berrette a essa concesso. Nell’ultima tornata di creazioni, su venti porpore solo una sarà assegnata al governo romano: al neo prefetto della Segnatura apostolica, il francese Dominique Mamberti, nonostante i “pretendenti” per prassi non mancassero di certo. Si consideri, infatti, che il Papa non sta più creando cardinali i presidenti dei Pontifici consigli, anche alla luce della riforma della curia che verosimilmente decreterà accorpamenti e soppressioni.

LE REAZIONI

Le prime reazioni, raccolte dal quotidiano Repubblica, sono contrastanti. “Possono esserci aspetti interessanti. Ma allargare ulteriormente il numero delle berrette significherebbe limitare la conoscenza dei cardinali da parte del Papa, dovendosi magari anche affidare a resoconti e profili dei media, con tutti i rischi che questo comporta”, sottolinea un osservatore di cose vaticane secondo quanto scrive, su Repubblica, Marco Ansaldo.

I PRECEDENTI STORICI

Non è la prima volta che il numero degli elettori cambia. Fu Giovanni XXIII, nel 1958, a superare  il tetto dei settanta che durava da quattro secoli, quando Sisto V decise di fare riferimento simbolico ai settanta anziani di Israele che assistevano Mosé nel governo del popolo. Ufficialmente, poi, sarà Paolo VI a mettere nero su bianco l’innalzamento degli elettori, con l’aumento dei porporati provenienti dai Paesi in via di decolonizzazione. Già Pio XII, però, aveva preso in considerazione l’ipotesi si sforare il numero dei settanta, decidendo poi di soprassedere (benché il suo primo concistoro, quello del 1946, abbia rappresentato una svolta geopolitica, con lo sguardo improntato fuori dall’Italia e dall’Europa).

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