L'analisi di Ugo Bechini, ex coordinatore del gruppo di lavoro sulle nuove tecnologie del Notariato europeo

Il notariato italiano si interessa da tempo al problema dell’eredità digitale: il primo studio sistematico è stato prodotto nel 2007; ha poi dato origine ad un decalogo pratico che ha avuto una certa diffusione. La questione ha però conosciuto negli ultimi anni una vigorosa accelerazione.

Sulla Rete ormai sono conservate informazioni e beni provvisti di valore anche economico: musica, libri e film in forma digitale, naturalmente, ma anche gli scatti di un fotoreporter, le bozze di un libro, il lavoro di un architetto, le difese preparate da un avvocato. Sono frequenti i conti correnti gestiti solo online, ed è già capitato che gli eredi, in caso di scomparsa improvvisa, ignorino quale sia la Banca che custodisce i risparmi del defunto. Occorrerebbe accedere alla sua posta elettronica: operazione ardua, se il defunto ha portato le password con sé.

Ciò ha anche un risvolto culturale e di costume. I ragazzi d’oggi avranno le foto, i libri e la musica dei genitori: ma la generazione successiva? Quanto conservato su dispositivi fisici è a rischio tecnico: se non si osservano rigorose prassi di backup, un guasto può inghiottire anni di ricordi. I materiali online sono invece, per così dire, a rischio giuridico: se gli eredi non avranno accesso alla risorsa online, tutto potrà andare perduto.

Il vademecum notarile del 2007 muoveva dal presupposto che fosse difficile e costoso ottenere la cooperazione dei grandi operatori Internet, il che è in gran parte vero anche oggi. I servizi risultano per lo più erogati direttamente dalle sedi centrali negli USA, e le condizioni generali di servizio rinviano in genere alla legge californiana, con la competenza esclusiva delle Corti della Contea di Santa Clara, Silicon Valley. Se le password del defunto non sono note, ottenere l’accesso alle risorse online implica per gli eredi una complicata e costosa attività legale sulle rive del Pacifico. L’indicazione operativa era quindi di designare un mandatario post mortem (figura peraltro classica del nostro diritto) cui affidare le password, con istruzioni sul da farsi in caso di decesso. Tale servizio è anche offerto da siti specializzati, in verità con più di qualche controindicazione. La sicurezza innanzitutto: non pare prudente affidare tutte le chiavi del proprio mondo online ad un unico sito, che (come tutti) ha il suo grado di vulnerabilità.

Che fare però se l’interessato nulla ha predisposto? Per varie ragioni, sia imprenditoriali che giuridiche, i grandi operatori della Rete stanno sviluppando un radicamento più netto nei singoli Paesi ove si trova la loro utenza. Quello che potremmo chiamare il tabù di Santa Clara è forse in fase di superamento: è oggi possibile pensare ad un dialogo a livello locale, basato sulla legge italiana.

Il notariato si è fatto promotore di un manifesto cui ha fatto seguito un tavolo di lavoro con Google e Microsoft. L’obiettivo è un protocollo che consenta agli eredi di un utente scomparso di qualificarsi presso l’operatore, ottenendo l’accesso alle risorse online del defunto. I notai, con la loro capillare presenza sul territorio, sono pronti a fungere da trait-d’union tra il cittadino e gli operatori, facendo pervenire a questi ultimi le informazioni necessarie secondo una procedura telematica concordata, in modo da ridurre per quanto possibile costi e tempi d’attesa. Non si tratta solo di comunicare con l’operatore, cosa che il cittadino potrebbe ben fare da sé: bisogna anche provare lo status di erede, e questo fa da sempre parte del lavoro del notaio.

Da circa un ventennio, i notai italiani considerano strategico accompagnare con i propri servizi i cittadini nel mondo dell’informatica. Ciò trova riscontro, oltre che in diversi studi giuridici, in una realtà organizzativa importante: un gruppo di giuristi specializzati che lavorano allo sviluppo di soluzioni nuove insieme ai tecnici di una società interamente posseduta dai notai, la Notartel. I giuristi non seguono il lavoro degli informatici, ma lo condividono: un approccio impegnativo ma premiato da risultati importanti. L’Italia è stata ad esempio il primo paese al mondo a dematerializzare interamente gli adempimenti fiscali, civili e burocratici che seguono la vendita di un immobile, e vanta una struttura per la conservazione a lunghissimo termine degli atti notarili paperless, realizzata dai notai in un edificio appositamente costruito a Roma.

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