Fermiamo il congresso di Scelta Civica. L’appello di Calenda, Della Vedova, Ichino, Lanzillotta e Tinagli

Fermiamo il congresso di Scelta Civica. L’appello di Calenda, Della Vedova, Ichino, Lanzillotta e Tinagli
Ecco la lettera di 11 parlamentari del movimento fondato da Mario Monti che chiedono di sospendere il congresso di Scelta Civica in programma il 31 gennaio. L'unico candidato rimasto alla segreteria è Enrico Zanetti dopo che Irene Tinagli si è sfilata dalla corsa criticando tra l'altro i metodi di tesseramento. La baruffa tra montiani ed ex montiani continua...

In vista del congresso di Scelta Civica previsto per il 31 gennaio, ecco la lettera datata 7 dicembre e firmata dai senatori Pietro Ichino, Alessandro Maran, Linda Lanzillotta, dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, dal sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, dal sottosegretario ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, dal vice ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda e dai deputati Alberto Bombassei, Luciano Cimmino, Gianfranco Librandi e Irene Tinagli che tra l’altro contestano i metodi di tesseramento da vecchia politica in corso nel movimento fondato da Mario Monti e chiede la sospensione delle procedure congressuali. Ma lo scenario in Scelta Civica nel frattempo sta cambiando e le posizioni sono fluide. Nei prossimi giorni su Formiche.net cercheremo di seguire, approfondire e aggiornare le evoluzioni del partito fondato (e affondato?) da Mario Monti.

Cari amici,

dopo aver già manifestato molte volte, nelle assemblee dei mesi scorsi, le nostre forti perplessità rispetto ad un processo “rifondativo” del partito che passasse attraverso un percorso congressuale, desideriamo non solo ribadire tali perplessità ma evidenziare come, alla luce dei mutamenti del quadro politico e delle dinamiche interne a Scelta Civica, tale percorso si stia sempre più rivelando un errore profondo dalle conseguenze estremamente negative.

Un errore innanzitutto politico. Di fronte all’evoluzione di tutta l’area liberal-popolare conseguente agli esiti del voto di Maggio, avremmo dovuto concentrarci in primo luogo su di un consolidamento dei gruppi parlamentari che arginasse forze centrifughe e al tempo stesso cercasse di aggregare parlamentari di altre forze politiche molto indebolite dal voto. Un processo che ci avrebbe dato peso politico maggiore all’interno della maggioranza, che avrebbe rafforzato la nostra azione parlamentare e di Governo e che avrebbe forse potuto porre le basi per un progetto politico successivo. Alcuni di noi avevano già avviato proficui dialoghi in tal senso, ma l’avvio del percorso congressuale ha congelato tutto, mentre gli altri gruppi hanno proseguito la loro opera di aggregazione e consolidamento che proprio in questi giorni è stata portata a compimento. Sarebbe difficile per Sc riprendersi dopo due mesi di tempo perso, di scontri e divisioni interne, e riuscire ad avere anche una minima influenza sulle partite importanti che si terranno nei prossimi mesi, a cominciare dalla riforma elettorale e da quella Costituzionale che proprio tra dicembre e febbraio vivranno una fase delicatissima.

(LA POSIZIONE DI ENRICO ZANETTI)

Lo riteniamo inoltre un errore per i nostri già fragili equilibri interni. Un movimento politico che ha subito nell’arco di pochi mesi scissioni, abbandoni e contrapposizioni avrebbe dovuto cercare a tutti i costi di ritrovare armonia attraverso un percorso unitario di identificazione di una nuova dirigenza, privilegiando l’unità e l’interesse del gruppo alle ambizioni dei singoli o al desiderio di alcuni di andare alla conta. Le dinamiche che invece stanno emergendo evidenziano già contrapposizioni e fazioni, sia all’interno dei gruppi parlamentari che sul territorio, oltre che taluni comportamenti assai discutibili. Tensioni che non potranno che peggiorare da qui a fine Gennaio e portare alla definitiva disgregazione anche di ciò che fino ad oggi è riuscito a restare unito.

(LA POSIZIONE DI IRENE TINAGLI)

Tra l’altro, la scelta delle regole congressuali, basate su un processo di tesseramento che rievoca pratiche da vecchia politica che speravamo superate, ci sembra quanto di più lontano dallo spirito civico che ha animato il nostro movimento e dalla nostra ambizione di rinnovare il modo di fare politica.

Infine: poiché già in queste prime battute del processo precongressuale è stato evocato in varie occasioni un “superamento” di Scelta Civica, facendo prefigurare anche nuove costruzioni politiche, è opportuno ricordare che un tema di tale importanza e delicatezza – pur legittimo e pertinente – non può essere affidato ad una battaglia congressuale, ma richiede una riflessione congiunta, preventiva e approfondita da parte dell’Assemblea Nazionale.

(L’OPINIONE DI BENEDETTO DELLA VEDOVA)

Per questi motivi non riteniamo vi siano le condizioni per indire e partecipare al Congresso del 31 gennaio. Riteniamo infatti che esso sancirebbe non solo la nostra ennesima spaccatura, ma la definitiva irrilevanza di una forza politica che, nonostante tutto, ha ancora una forte e qualificata rappresentanza in Parlamento e al Governo e che potrebbe ancora dare, in tali sedi, importanti contributi al processo di cambiamento del Paese.

Lanciamo quindi un appello al Comitato di Gestione e all’Assemblea Nazionale affinché vengano ripensati i tempi e le modalità con cui identificare una nuova governance per Scelta Civica. Un appello aperto a tutti i colleghi che condividono queste preoccupazioni e che vorranno sottoscriverlo.

Alberto Bombassei
Ilaria Borletti Buitoni
Irene Tinagli

Carlo Calenda
Luciano Cimmino
Benedetto Della Vedova
Stefania Giannini
Pietro Ichino
Linda Lanzillotta
Gianfranco Librandi
Alessandro Maran

ultima modifica: 2015-01-08T17:03:34+00:00 da Niccolò Mazzarino

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