Il ritorno di Greta e Vanessa in Italia tra felicità e polemiche sul riscatto

Il ritorno di Greta e Vanessa in Italia tra felicità e polemiche sul riscatto

Le due cooperanti italiane rapite in Siria, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, sono rientrate in Italia. Sono atterrate a Ciampino alle 4 della notte scorsa, dopo tre ore di volo dalla Turchia e cinque mesi e mezzo di sequestro. Proprio il ruolo di Ankara sarebbe stato decisivo per la liberazione dei due ostaggi, sulla quale si addensano i consueti dubbi: Roma ha pagato o no per riportarle a casa?

LA LIBERAZIONE

A sottolineare l’ipotesi della corresponsione di un riscatto da 12 milioni sono stati ieri la tv di Dubai Al Aan e un account su Twitter ritenuto legato a Jabat Al Nusra. Quest’ultima, ritengono alcuni quotidiani in lingua araba e il britannico The Guardian, avrebbe gestito la fase finale del sequestro, organizzato inizialmente fase dal Free Syrian Army, l’esercito di liberazione della Siria. Poi Al Nusra, gruppo qaedista in contrasto e competizione con l’altro network del terrore, l’Isis, ha voluto imporre il proprio ruolo. Si legge anche così l’immediato e rabbioso il commento dello Stato islamico alla notizia della liberazione delle due cooperanti. “Questi cani del Fronte al Nusra rilasciano le donne crociate italiane e uccidono i simpatizzanti dello Stato islamico” è il tweet postato da Muahhed al Khilafa sul suo account @mo7ayed11, dove si firma con l’hashtag del Daesh, il nome arabo del Califfato. Mentre altri hanno ipotizzato che “in cambio delle due italiane sono state liberate donne musulmane detenute in Italia“.

LE FASI DEL SEQUESTRO

Sulla Stampa è Guido Ruotolo a ricostruire passo dopo passo il sequestro delle ragazze italiane e i tanti dubbi ad esso correlati. “Vanessa e Greta che fanno parte della ong «Horryaty», un’associazione di volontariato, erano entrate in Siria tre giorni prima, passando dalla frontiera turca a pochi chilometri dal campo profughi di Atma. La sera del 31 luglio le due ragazze sono in un villaggio vicino Aleppo, ad Abizmu. Hanno un incontro in agenda. Ma è una trappola. Di loro si perdono le tracce. Con loro c’è un giornalista de «Il Foglio», che riesce a fuggire“. Solo i loro interrogatori, previsti già stamani a Roma – prosegue Ruotolo – potranno chiarire alcuni punti oscuri della vicenda. “Intanto, le due ragazze quante «prigioni» hanno cambiato in questi mesi? Hanno avuto la percezione di essere state vendute da una banda a un’altra?“.

LA MEDIAZIONE TURCA

La liberazione, sebbene accelerata dai fatti francesi, non sarebbe avvenuta tuttavia senza il decisivo intervento di Paesi stranieri, come spiega il Sole 24 Ore. “È assai probabile“, rimarca Alberto Negri, che ci sia stata la mediazione della Turchia, il Paese della Nato che ha i maggiori contatti con gruppi estremisti”. Ma non solo. “Tra gli Stati coinvolti – prosegue – è possibile che ci sia il Qatar” e persino “il Kuwait“.

I DUBBI SUL PAGAMENTO

Lo scambio, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, sarebbe avvenuto tra domenica e lunedì, “dopo l’arrivo del video che forniva la nuova prova in vita delle due ragazze rimaste prigioniere in Siria quasi sei mesi. Un filmato per sbloccare definitivamente la trattativa, con la consegna della contropartita ai sequestratori“. Sembra esagerata la cifra di dodici milioni di dollari indicata dai ribelli al regime di Assad, ma un riscatto – conclude la firma di Via Solferino – “è stato certamente pagato, forse la metà“. Il governo non ha ancora smentito ufficialmente il pagamento di una somma ai sequestratori (probabilmente lo farà il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, nella sua informativa prevista in giornata), anche se – rileva il Sole 24 Ore – continuano a rincorrersi conferme e smentite, anche tra gli stessi jihadisti, sul pagamento di un riscatto per la liberazione delle cooperanti italiane. “Un account Twitter riconducibile ai miliziani siriani del Fronte al-Nusra smentisce oggi che il gruppo abbia ricevuto denaro dall’Italia“. Vero o no, spiega sempre Negri, il business dei sequestri tra Siria e Iraq è “stimato intorno ai 70-80 milioni di dollari“. Denaro che rappresenta “una fonte di finanziamento notevole per l’Isis, che gestisce i rapimenti con maggiori risvolti politici, e gli altri gruppi jihadisti come Al Nusra“.

LE POLEMICHE

Non mancano ovviamente le polemiche, che coinvolgono il livello interno (molte le richieste di chiarimenti da parte del mondo politico rivolte al ministero degli Esteri), ma anche gli alleati nella guerra al terrore. A riassumere il sentimento imperante lontano dalla Capitale italiana è Udo Gümpel corrispondente dall’Italia per la tv tedesca RTL, che – in caso fosse stato pagato per davvero un riscatto – in un post su Facebook scrive: “Mentre gli ostaggi americani, inglesi e francesi non hanno nessuna speranza, ostaggi di altri paesi (Germania inclusa) possono contare sul denaro pubblico. Denaro dato ai terroristi. Denaro con il quale essi comprano armi, istruiscono i killer di casa nostra, coloro che compiono gli attentati da noi. I Paesi partner dell’Italia sono, per dirla simpaticamente, molto arrabiati con il governo di Roma, non da ora, ma dai tempi della Sgrena“.

ultima modifica: 2015-01-16T13:12:58+00:00 da Michele Pierri

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