È la Macroregione l’alternativa alla sinistra di Tsipras per i Paesi che aspirano a restare nell’Unione europea, senza cedere alle sirene del populismo o soccombere a causa dell’austerità. Parola del presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, intervenuto ieri sera all’incontro “Fra Europa e autonomie locali, quale Italia nel 2015?”, promosso dall’Alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri) dell’Università Cattolica di Milano in collaborazione con Formiche e Mediolanum Farmaceutici.

IL TRIONFO DI TSIPRAS

Secondo il direttore di Aseri Vittorio Emanuele Parsi, il successo alle elezioni in Grecia di Syriza, il partito di sinistra anti-austerity guidato da Alexis Tsipras, “è stato molto significativo, dal punto di vista della vitalità di una democrazia”. Perché ha dimostrato che “all’interno dell’Unione europea non si possono fare i conti senza l’oste”; che cioè “non si possono compiere scelte impegnative, come quelle sulla moneta unica, senza ottenere prima il consenso della popolazione”.

MA QUALE POPULISMO

Una bella lezione di democrazia, insomma, dalla patria che ha dato i natali al governo del popolo e che nulla ha a vedere col “populismo”, ha spiegato Parsi. Perché “il populismo è  sì una categoria politica importante, ma talvolta sdrucciola; come dimostra, del resto, anche in questo caso, il fatto che oggi giorno si tende a dare del populista un po’ a chiunque, quasi come una volta si usava apostrofare una persona rimproverandola di essere uno screanzato”.

Dopotutto, ha fatto notare Parsi con una punta di ironia, dove sta scritto che “proporre di rinegoziare il debito è populista, mentre mettere 80 euro in busta paga ai cittadini non lo è?”. Semmai, secondo Parsi, è che “Tsipras in Europa non ha padri nobili da difendere e adesso è quanto mai opportuno aspettarsi dibattito”, anche a Bruxelles. Perché ad essere in questione “non è tanto la bontà o meno del suo programma”, quanto piuttosto la “richiesta radicale di riforme” che proviene da una fetta importante della popolazione europea.

L’EUROPA CAMBIA. FARI SU UK E SPAGNA

“Condivido al cento per cento ciò che ha detto il professore”, ha esordito nel suo intervento Maroni, che si aspetta risultati analoghi a quanto successo in Grecia anche dalle prossime elezioni in Gran Bretagna e Spagna. “Parlare di populismo”, ha detto, “significa non capire cosa è successo”. È come quando “si pretende di dare dei razzisti e xenofobi a Marine Le Pen e agli esponenti del suo partito, senza voler ammettere che allora sarebbe la maggioranza dei francesi ad essere razzista e xenofoba, per lo meno stando a quanto riferiscono i sondaggi in Francia”.

LA MACROREGIONE ALPINA MEGLIO DELLE PROVINCE

Secondo Maroni, dunque, di fronte a un simile scenario e alle innumerevoli sfide di natura economica e politica, di politica estera, “come l’immigrazione”, cui gli Stati sembrerebbero non riuscire più a far fronte da sé, la soluzione è obbligata. Si chiama “Macroregione alpina”, un’istituzione europea che presto sarà realtà. È praticamente “la vecchia idea di Mitteleuropa riscoperta e attualizzata”, ha spiegato Maroni; un progetto cui partecipano 48 regioni di 7 paesi diversi, tra le quali la Baviera, il Rhones Alpes e l’intera Austria, solo per citarne alcuni, oltre alla Lombardia e al Veneto. Un soggetto che non è affatto fantascienza, perché, ha assicurato Maroni, “sarà in grado di determinare le politiche europee dei prossimi anni. Credo che ciò che sta accadendo in Grecia sia combustibile utile al futuro motore di cambiamento dell’Unione europea”.
Critico, invece, si è dimostrato il presidente della Regione Lombardia con la riforma delle province varata dal governo Renzi. “Le province non sono state abolite”, ha precisato Maroni, “hanno subito tagli per 1 miliardo di euro e dovranno fare ciò che prima facevano le regioni per mobilità, lavoro e ambiente. Un vero e proprio caos istituzionale”.

IL CONSENSO NON BASTA, SERVONO LE IDEE

Maroni ha anche parlato del segretario federale della Lega Matteo Salvini, che gli è succeduto quando è iniziato il suo mandato da presidente di Regione Lombardia. “Salvini è un ragazzo che conosco bene e stimo, oltre che un amico”. Oltretutto ha “grandissima energia, tanto che ha fatto un balzo avanti nei sondaggi; basti pensare che in Emilia Romagna la Lega è già passata da una percentuale di mera sopravvivenza ad essere davanti a Forza Italia”. Certo, “oggi alzare la voce produce consenso”. E ciò “è importante, perché per poter governare i processi di cambiamento bisogna pur sedersi al tavolo delle trattative”. Ma non toglie, tuttavia, ha concluso Maroni, “che una volta aumentato il numero dei consensi bisogna anche sapere come usarlo. Altrimenti si rischia di fare la fine dell’Msi, che aveva tantissimi voti, ma è rimasto fuori dall’arco costituzionale. E la Lega non aspira affatto a finire sull’Aventino”.

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