È un genio? Stiamo parlando, ovviamente, di Matteo Renzi. Con Sergio Mattarella issato sul Quirinale, il premier ha compiuto un capolavoro (dal suo punto di vista).

Ha ricompattato il Pd, da Enrico Letta a Pippo Civati, mentre fino a qualche giorno prima il Nazareno era squassato da tensioni su ogni partita: dal Jobs Act con i Fassina e i Cuperlo sul piede di guerra; all’Italicum per i mugugni dei Giovani Turchi; fino al Patto del Nazareno visto con astio dai non renziani.

Ha reso irrilevante il Nuovo Centrodestra nella maggioranza: Renzi non ha coinvolto il partito capitanato dal suo ministro dell’Interno nella scelta di Mattarella. Non solo: i nomi indicati da Area Popolare con Forza Italia (ossia Pierferdinando Casini e Giuliano Amato) sono stati bellamente snobbati dal premier. A tal punto che il segretario del Pd ha detto papale papale che il Pd si è fatto carico di indicare un suo nome visto che gli altri erano silenti. Chi ha detto il falso?

Ha gabbato Silvio Berlusconi. È la convinzione di molti parlamentari di Forza Italia che in un primo momento, invece, erano convinti che la prima reazione innervosita di Berlusconi celasse qualche accordo recondito con Renzi. Errore: il premier ha asfaltato Berlusconi e azzoppato il Patto del Nazareno perché in questa partita non gli erano utili.

Ha ristabilito l’alternanza al Quirinale tra un cattolico e un laico. Alfano in alcune interviste aveva detto: dopo Napolitano, è l’ora di un cattolico. Casini? Pure Fedele Confalonieri lo preferiva ad Amato. Ma Renzi ha scelto un esponente del popolarismo di sinistra, come ha rimarcato criticamente l’editorialista Benedetto Ippolito su Formiche.net.

Ha fatto eleggere un presidente della Repubblica che per il suo stile grigio farà sfavillare ancor più lo stile popolaresco e da perenne aspirante piacione di Renzi. E non si tratta solo di forma e di empatia, ma anche di sostanza. Con un capo dello Stato che ha sì una ferrata preparazione giuridica e costituzionale, ha una provata esperienza politica e ministeriale, ma non troppe relazioni internazionali e diplomatiche – a differenza dell’altro cattolico che era in ballo, Casini – il presidente del Consiglio potrà essere sempre più centrale a livello istituzionale e internazionale. In sintesi: Mattarella non farà ombra a Renzi, ha sintetizzato il corsivista Giuliano Cazzola.

Ciò detto, bisogna rileggere un pezzo del principe dei commentatori politici, Francesco Damato, per ricordare come l’aria del Quirinale plasmi sovente statisti che non assecondano i voleri dei loro iniziali sponsor, anzi. Sarà il caso anche di Mattarella con Renzi?

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