Perché la Buona scuola di Renzi è cosa buona e giusta (risorse permettendo)

Perché la Buona scuola di Renzi è cosa buona e giusta (risorse permettendo)
L'analisi, dati di finanza pubblica alla mano, dell'economista Nicola C. Salerno

Sulla base dei dati del Dipartimento per le Politiche dello Sviluppo (Conti pubblici per funzioni) si analizza la spesa per l’istruzione scolastica tra il 1996 e il 2012, sia nell’aggregato nazionale che nello spaccato regionale.

I trend storici sono commentati anche alla luce degli interventi che hanno riguardato la scuola nel 2013 e nel 2014 sino alla Legge di Stabilità per il 2015.

Per fare buona la scuola servono risorse. Questo è il messaggio più importante che emerge dalla carrellata di dati qui ripercorsa. In termini reali, le risorse dedicate al sistema-scuola sono di fatto ferme al 1996, dopo due correzioni che hanno rallentato e poi ridotto la spesa in corrispondenza dell’entrata in vigore del Patto Interno (2001) e della riforma “Gelmini-Tremonti” (2008).

L’analisi per alunno potenziale (fascia di età tra 0 e 19 anni) fa emergere importanti differenze tra territori, con il Mezzogiorno che assorbe meno risorse del Centro-Nord sia sul fronte corrente che su quello capitale. In termini di incidenza sul Pil si riconosce nei dati il generale obiettivo di perequazione territoriale (valori più alti a Mezzogiorno e minori al Centro-Nord), ma i trend dal 1996 al 2012 mostrano anche un affievolimento di questo obiettivo. In particolare, il 2001, anno di avvio del Patto Interno, corrisponde a una repentina caduta della spesa in conto capitale nel Mezzogiorno.

Si ha davanti un quadro economico-finanziario complesso e sul quale l’”euforia” federalista degli anni Duemila non è riuscita a fare chiarezza fissando punti di riferimenti affidabili per valutare fabbisogni e livello di efficienza. Né più né meno quello che negli stessi anni è accaduto nel comparto della sanità.

Nel Mezzogiorno gli outcome del sistema scolastico, misurati dal test Pisa, sono inferiori a quelli del Centro-Nord: il 95,7 del Mezzogiorno si confronta con il 104,7 del Centro, il 111,1 del Nord e una media Italia poco superiore al 104. Lo stacco diviene ancor più ampio se si guarda ai punteggi specifici del test in Matematica. Sono gap significativi che segnano una rottura (nell’accezione con cui il termine è usato per le variabili territoriali) tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Trarre conclusioni immediate su inefficienza e inadeguatezza del sistema scolastico del Mezzogiorno resta tuttavia un errore. Le performance vanno lette in controluce alle risorse correnti e capitali affluite ai sistemi scolastici regionali dal 1996 a oggi. Per questa stessa ragione è difficile imputare a sola inefficienza anche gli scarti interregionali tra i costi di generazione di un punto di Pisa per alunno. Finanziamenti inadeguati, protratti per periodi lunghi, possono incidere sui rendimenti della funzione di produzione del sistema scolastico.

Dopo il 2012, il Governo “Letta” ha ricominciato a dedicare risorse fresche alla scuola. Nel documento programmatico “La Buona Scuola” il Governo “Renzi” si propone di continuare il percorso avviato con il decreto “Scuola” del 2013. La Legge di Stabilità per il 2015 ha cominciato a stanziare risorse con la creazione del “Fondo per la Buona Scuola”: 1 miliardo di Euro per il 2015 e 3 miliardi dal 2016 in poi, con destinazione prioritaria alla stabilizzazione degli insegnanti precari. Altri interventi di spesa introdotti con la Legge di Stabilità riguardano le supplenze brevi, l’Invalsi, l’Afam, la digitalizzazione delle segreterie, le scuole private parificate.

In conclusione, se si guarda assieme agli interventi degli ultimi due anni (decreto “Scuola” del 2013 e Legge di Stabilità per il 2015 nella parte riguardante la scuola), il problema dello storico sottofinanziamento del sistema scolastico sembra colto e viene avviato un percorso di consolidamento delle risorse. A questo percorso deve essere data continuità negli anni, non solo per adeguare le risorse nell’aggregato nazionale, ma anche per valutare la loro migliore distribuzione sul territorio puntanto a sanare gli squilibri nelle dotazioni ma anche a responsabilizzare pienamente chi le deve amministrare.

ultima modifica: 2015-01-08T07:32:37+00:00 da Nicola C. Salerno

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