Fatti, ricostruzioni e indiscrezioni su un provvedimento in gestazione a Palazzo Chigi sulle banche popolari che fa molto discutere...

Che cosa ha intenzione di combinare Matteo Renzi alle banche popolari?

Le intenzioni del premier sono rintracciabili in una bozza di decreto in gestazione a Palazzo Chigi che potrebbe andare martedì 20 gennaio in consiglio dei ministri e che prevede: l’abolizione dell’articolo 30 del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, cancellando il voto capitario (ossia una testa un voto nelle assemblee dei soci) e il tetto ai possessi azionari, nonché alle deleghe che sono possibili nel corso delle assemblee.

Il risultato delle norme renziane? Ecco l’opinione di un economista/storico che se ne intende, Giulio Sapelli: “Si distruggerebbero le banche popolari – dice a Formiche.net – soddisfacendo l’odio ideologico nei loro confronti che ha guidato in questi anni i grandi oligopoli finanziari, ma purtroppo anche la Banca d’Italia”. “Quel tipo di provvedimento, se attuato – aggiunge Sapelli – favorirebbe spregiudicate manovre finanziarie che di fatto distruggerebbero le banche popolari, laddove esse sono maggiormente utili alla collettività, ossia costringendo i loro flussi creditizi a rivolgersi non verso i territori ma verso la valorizzazione finanziaria fine a se stessa”.

Se qualcuno pensa che il vulcanico Sapelli stia esagerando, allora può leggersi quello che pensa un economista, già in Banca d’Italia, ora prorettore della Lumsa, Giovanni Ferri – uno dei prof più pacati e meno tonitruanti che ci sono in giro. La sostanza, come l’ha spiegata alla collega Laura Magna, combacia con le conclusioni di Sapelli.

Ma la fretta renziana cela diversi obiettivi ben poco teorici, secondo la ricostruzione di Formiche.net.

Molti addetti ai lavori si vanno convincendo in queste di alcun rumors già circolati da tempo: la norma in cantiere a Palazzo Chigi favorirebbe un progetto Mps/Ubi, come scrive ad esempio Reuters. Da qui l’urgenza del decreto considerato che Ubi è una Popolare?

Chi avversa la norma in fieri teme che la reggenza di Pietro Grasso al Quirinale possa non fare da argine alle volontà del premier.

Inolte la parte del decreto che riguarda le banche popolari ha il beneplacito di Mario Draghi, che fin da quando era governatore della Banca d’Italia non si è distinto per apprezzare troppo le Popolari. Non solo: in un’altra parte del provvedimento un tecnico parlamentare ha visto una “disciplina degli ABS su NPL che serve al QE della Bce”.

Infine, in ambienti finanziari milanesi si apprende che nelle scorse settimane il finanziere ultra renziano Davide Serra ha fatto il giro delle sette chiese delle banche popolari. Perché? Cercheremo di scoprirlo.

Nel frattempo, Sapelli taglia corto: “E’ in corso un colpo di Stato contro le Popolari” .

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