Con Matteo Salvini leader il centrodestra non vincerà mai, ammonisce Angelino Alfano. Raffaele Fitto mette i bastoni tra le ruote di Forza Italia, tuona Silvio Berlusconi. Berlusconi ha grandi meriti ma di recente ha commesso grandi errori, dice Fitto. Nessuna alleanza con Alfano, sentenzia Salvini.

Benvenuti nel centrodestra (che non c’è).

Ma i bisticci tra i leader dello sgangherato e spappolato fronte cosiddetto moderato, in verità piuttosto smoderato, hanno origine fuori dal centrodestra.

È infatti Matteo Renzi che ha mandato in confusione i leader, o aspiranti tali, del centrodestra. Il premier con poche e sagaci mosse ha tagliato l’erba sotto i piedi dei moderati. Prima inglobando Ncd e Udc nella compagine governativa e poi flirtando sulle riforme istituzionali con Forza Italia. Per questo ora l’inedita bandiera anti renziana che fa sventolare in particolare Il barricadero Renato Brunetta è frusta, visto che dal Senato all’Italicum le sintonie fra Renzi e Berlusconi erano così strette che si parlava non a caso di Renzusconi. La credibilità non si riacciuffa con qualche tonitruante Mattinale, il bollettino giornaliero del gruppo di Forza Italia alla Camera.

Il cul de sac in cui sono cascati i moderati, per la centralità renziana, è emblematico se si guarda agli ultimi provvedimenti del governo: i decreti attuativi del Jobs Act e il disegno di legge sulle liberalizzazioni approvati nell’ultimo consiglio dei ministri. Si possono contestare singoli aspetti dei provvedimenti, o materie che non sono state affrontate o sono state affrontate male, ma un minimo di onestà intellettuale deve indurre a riconoscere che quegli atti non possono essere considerati di tipicamente di sinistra. Sono, invece, il frutto di un esecutivo riformatore. Di sicuro non di un governo alla Maurizio Landini. E, forse, neppure alla Matteo Salvini.

Il baratro programmatico del centrodestra è tutto qui: non si ode chiaramente il giudizio di Forza Italia su Jobs Act e liberalizzazioni (il Mattinale brunettiano ieri mostrava imbarazzo sul Jobs Act intravvedendo un po’ di “nebbia”, con zero parole sulle liberalizzazioni) e ieri neppure da Fitto, nella prima tappa dei Ricostruttori in tutt’Italia, sono state ascoltate idee al riguardo. Mentre, se non si erra, la Lega – ormai perno del centrodestra – stimmatizza sia il Jobs Act sia le liberalizzazioni.

Anche per questo, come ha scritto il notista politico Francesco Damato, Renzi dopo un anno a Palazzo Chigi gongola sempre più. Non vi pare?

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