Azienda dopo azienda, il bilancio di sostenibilità calcola gli apporti milionari di ognuno. Un esempio di grande trasparenza snobbato dai media.

A metà gennaio è stato pubblicato, poi a lungo è sparito dai radar. Ed è ricomparso, ieri, in un tweet di Expo che rispondeva alla sollecitazione di alcuni media. Eppure, il secondo Rapporto di  sostenibilità dell’Expo rappresenta un documento informativo piuttosto interessante. In primo luogo, quella milanese è la prima esposizione universale che si dota di un report di sostenibilità. In secondo luogo, svela procedure e alcuni numeri molto delicati, facendo il conto in tasca, per esempio, ai principali sponsor dell’evento. La scarsa rilevanza data alla cosa dai media rivela, ancora una volta, quanto sia miope trascurare un Bilancio di sostenibilità dal punto di vista giornalistico.

Il Rapporto di sostenibilità 2014 era “sparito dai radar” in quanto, appunto, fino a ieri, non si trovava traccia nella homepage dell’Expo della sezione “Sostenibilità” («La sezione sostenibilità – ha però scritto ieri Expo su Twitter – ha ora visibilità in homepage»). Per giunta, anche il Rapporto di sostenibilità 2013 risulta difficilmente rintracciabile: all’indirizzo riportato nell’introduzione del Rapporto 2014 (http://www.expo2015.org/it/sostenibilita/il-rapporto-di-sostenibilita-di-expo) esce la sconfortante dicitura “Pagina non trovata”.

Eppure, si diceva, il documento (basato sulla situazione al 30 giugno 2014, salvo aggiornamenti in fase di stampa) è un esempio quasi scomodo di trasparenza, andando a enunciare quanto gli sponsor dell’Esposizione hanno messo sul piatto, sia in contributi sia in apporto tecnico o di lavoro.

Tra le indicazioni più interessanti c’è indubbiamente l’elenco degli impegni degli sponsor:

  • Accenture                      33 milioni
  • Enel Distribuzione        27 milioni + Enel Sole 6,65 milioni
  • FCA (Fiat) e Cnh             35,39 milioni
  • Intesa Sanpaolo            23,1 mln cash + Valore servizi 10,53 mln
  • Samsung                        27,29 milioni
  • Selex (Finmeccanica)    15,8 milioni
  • Tim                                 10 mln cash + Valore servizi 32,1 mln
  • Coop                               11,63 milioni
  • Ferrovie dello Stato       5,43 milioni
  • Birra Moretti                  6,03 milioni
  • Came                              4,82 milioni
  • Cisco                               5 milioni
  • Coca Cola                        6 milioni
  • Eni                                   9 milioni
  • Eutelsat                           5,8 milioni
  • Fiera Milano                   3 milioni
  • Illy Caffè                          4,75 milioni
  • San Pellegrino                5 milioni

Dopo pagina 192 solo pagine bianche. Ne manca qualcuno: Alitalia Etihad, Msc, Ferrero, Technogym, Regione Siciliana e Manpower.

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