Ci sarà anche una delegazione iraniana, il prossimo settembre a Philadelphia, per l’Incontro mondiale delle famiglie. A darne notizia è stato monsignor Vincenzo Paglia, che del Pontificio Consiglio per la Famiglia è il presidente. “Sono particolarmente lieto che ci sia stato questo incontro, perché non solo la delegazione iraniana mi ha invitato in Iran, ma ha chiesto di poter venire a Philadelphia e io ho subito accettato. La famiglia non è un patrimonio cattolico, è un patrimonio dell’umanità”, ha detto il presule incontrando la stampa lo scorso 12 febbraio.

LA VICEPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ISLAMICA IN VATICANO

L’annuncio è conseguente alla visita in Vaticano della vicepresidente della Repubblica islamica d’Iran, la signora Shahindokht Molaverdi, che ha incontrato anche Papa Francesco non appena questi aveva lasciato l’Aula nuova del Sinodo dove era in corso la prima parte del concistoro convocato per la presentazione delle linee guida circa la riforma della curia.

CONDIVISIONE SUL RUOLO DELLA FAMIGLIA

E’ stato trovato un punto d’accordo fondamentale, ha chiarito Paglia, ed è quello relativo alla questione antropologica: “Abbiamo discusso dei problemi relativi alla famiglia e alla donna nel mondo di oggi, del tutto concordi nell’affermare che è importante affrontarli insieme. La globalizzazione oggi ci costringe a comprendere quanto la famiglia sia un patrimonio dell’umanità e quanto la donna sia indispensabile a tutti i livelli per affrontare questo tema”. In particolare, Vaticano e Teheran condividono un “impegno comune” contro il diffondersi dei metodi procreativi artificiali, quali ad esempio l’utero in affitto. Altro punto che ha visto concordare le due delegazioni ha a che fare con le ideologie che indeboliscono l’identità sessuale maschile e femminile, come riporta il sito Zenit.

“INCONTRO CON IL PAPA E’ MOMENTO INDIMENTICABILE”

La vicepresidente iraniana ha ricordato che “la famiglia ha innanzi a sé sfide globali, comuni, che richiedono una collaborazione congiunta, soprattutto con un Paese come la Repubblica islamica d’Iran”. Quanto all’incontro con Francesco, Molaverdi ha descritto l’udienza come “un momento indimenticabile”.

CONTRO L’ESTREMISMO E IL FONDAMENTALISMO

Con il Papa, però, non s’è parlato solo di famiglia. La minaccia terroristica, con l’avanzata delle milizie dello Stato islamico, ha occupato parte dell’udienza: “Ho apprezzato molto la condanna che il Santo Padre ha fatto dell’estremismo e del fondamentalismo. L’ho ringraziato per tutto il suo impegno per risolvere la crisi in Medio oriente a livello regionale e mondiale. Ha condannato l’uso e abuso della religione per mettere in atto la violenza. Questo abuso del nome di Dio e queste azioni violente non possono essere accettate dai seguaci di alcuna religione. Al tempo stesso è inaccettabile e da condannare che alcuni offendano le credenze e la fede di altri, offrendo un pretesto per fare violenza”.

MEDIAZIONE DELLA SANTA SEDE CON GLI STATI UNITI?

Visto il clima positivo, c’è chi s’è affrettato a ipotizzare una mediazione vaticana tra Teheran e gli Stati Uniti, nel tentativo di replicare quanto avvenuto (con grande successo) nel caso del disgelo delle relazioni diplomatiche tra Cuba e L’Avana. Il dossier, in questo caso, presenta molte più difficoltà (c’è la sfida nucleare ancora tutta da decidere), ma la vicepresidente iraniana – pur prudente – ha ricordato come il Pontefice abbia “l’abilità di avvicinare i popoli, e attraverso questo magari anche di influenzare i governi”.

LE LETTERE TRA AHMADINEJAD E BENEDETTO XVI

L’incontro (e le successive dichiarazioni di entrambe le parti) confermano il buono stato delle relazioni tra la Santa Sede e l’Iran. Nel 2006, il ministro degli Esteri Mottaki consegnò a Benedetto XVI una lettera dell’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad in cui si auspicava l’instaurazione di “nuove relazioni politiche e umane sulla base” degli “insegnamenti comuni dei due profeti”. Ratzinger aveva precedentemente inviato ad Ahmadinejad un messaggio per la Giornata mondiale della Pace che aveva come tema “La persona umana, cuore della pace”. Un’altra missiva di Ahmadinejad al Papa arrivò nel 2010: il leader iraniano chiedeva un’alleanza delle religioni contro il secolarismo. Anche in tale circostanza, Benedetto XVI rispose scrivendo che “il fondamento ultimo per l’inalienabile dignità e il carattere sacro di ogni vita umana è la relazione con Dio”.

LA DENUNCIA DELLE FRASI SU ISRAELE

Qualche problema c’era stato, invece, l’anno prima, quando intervenendo alla Conferenza Onu sul razzismo, Ahmadinejad attaccò Israele. Il portavoce vaticano, padre Lombardi, osservò subito che “interventi come quello del Presidente iraniano non vanno nella giusta direzione, poiché anche se non ha negato l’Olocausto o il diritto all’esistenza di Israele, ha avuto espressioni estremiste e inaccettabili”.

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