L'audizione del presidente della Consob in Parlamento sul decreto governativo nel giorno in cui Ubi ha subito altre perquisizioni e la Popolare dell'Etruria è stata commissariata

Tra analisi critiche, interrogativi e incognite, la rivoluzione del mondo delle banche popolari fortemente voluta da Matteo Renzi comincia un percorso parlamentare ricco di insidie.

Regole arcaiche per un mondo in trasformazione

La Commissione Finanze della Camera dei deputati presieduta da Daniele Capezzonetra i critici verso il ricorso al decreto legge – ha iniziato le audizioni di autorità ed esperti della materia. A partire dal presidente della Consob Giuseppe Vegas. Nel giorno in cui Ubi ha subito altre perquisizioni nell’ambito di indagini giudiziarie che erano già in corso e la Popolare dell’Etruria è stata commissariata dal Tesoro su indicazione di Bankitalia.

Vegas ha ricordato come il credito cooperativo a vocazione mutualistica caratterizzi le realtà bancarie di nazioni molto avanzate come Germania, Usa, Regno Unito, Irlanda. E costituisca un tratto peculiare del panorama finanziario del nostro paese. Nel quale tuttavia “persistono istituto giuridici come il voto eguale per testa a prescindere dalle partecipazioni societarie, la fissazione di un limite al possesso di capitali, il principio del gradimento all’entrata di nuovi soci”.

Le ragioni del sostegno di Vegas al decreto legge

Le novità introdotte dal provvedimento messo in campo dall’esecutivo, che concerne le 10 principali banche popolari rappresentative del 90 per cento degli attivi del comparto, vengono giudicate favorevolmente dal numero uno dell’autorità di controllo e vigilanza sulle attività di Borsa.

Pur riconoscendo l’esistenza di strumenti in grado di rendere più graduale la transizione al nuovo regime, l’ex vice-ministro dell’Economia ha elogiato “misure che renderanno più facile reperire risorse nel mercato dei capitali e rafforzare gli istituti creditizi nel terreno patrimoniale”.

L’iniziativa promossa dal premier, ha rilevato, ha il merito di favorire il passaggio a un modello contendibile di società per azioni che accresce la redditività e la capacità attrattiva delle Popolari agli occhi degli investitori istituzionali.

Gli ostacoli al rinnovamento

Attualmente, ha osservato Vegas, permangono molteplici freni all’influenza del mercato sugli amministratori: “Il modello di governance delle banche a vocazione mutualistica e territoriale ha più volte ostacolato il ricambio di vertici inefficienti, oltre all’attività di vigilanza esercitata dalla Consob”.

A causa di un azionariato estremamente frammentato, ha evidenziato l’ex parlamentare di Forza Italia, le assemblee delle Popolari sono state condizionate spesso da alleanze tra gruppi. E talvolta da patti non dichiarati che incidevano sulla progressione di carriera dei lavoratori interni anche grazie alla mancanza di trasparenza nella raccolta delle deleghe per partecipare alle riunioni.

Risultava complicato, in altre parole, “individuare con nettezza le influenze predominanti e le posizioni di minoranza”.

Le indagini Consob sui movimenti anomali in Borsa

È probabile, ha avvertito il presidente della Consob, che in questa fase possano essere state realizzate operazioni volte a rendere ardue le scalate e i cambiamenti nel capitale delle Popolari. E che la loro governance venga mutata in contemporanea con la trasformazione in società per azioni. “Terreno nel quale sarà focalizzata l’attenzione dell’autorità di vigilanza”.

A uno stadio avanzato è giunta invece l’opera di verifica e accertamenti riguardo eventuali movimenti anomali sui mercati finanziari in relazione ad alcuni titoli delle banche popolari coinvolte dal provvedimento legislativo del governo.

Fare luce sulle attività a ridosso della pubblicazione del decreto

A partire dal 16 gennaio – giorno dell’approvazione del decreto legge – e fino al 9 febbraio, è stata registrata una crescita notevole del loro valore azionario e dei volumi negoziati. Prima del 16 gennaio, ha rimarcato Vegas, le performance borsistiche delle banche popolari presentavano cifre più altalenanti.

Tuttavia a ridosso di quella data emergono intense attività di acquisto di titoli delle Popolari che nei giorni seguenti sono schizzati alle stelle, creando il terreno propizio per enormi guadagni: “Le plusvalenze effettive o potenziali di tali operazioni sono stimabili in circa 10 milioni di euro”.

Consob sta esaminando eventuali profili di abuso di informazioni privilegiate concentrate in quel lasso di tempo.

Gli effetti controproducenti del blitz di Renzi

Argomentazioni che lasciano insoddisfatta e alimentano interrogativi nell’opposizione.

Il parlamentare Cinque Stelle Alessio Villarosa ha ricordato come le banche popolari e di credito cooperativo abbiano registrato risultati eccellenti nel campo dell’erogazione del credito a famiglie e imprese. E teme che le risorse raccolte agevolmente nel mercato di capitali da tali istituti trasformati in spa verranno convogliate verso nuovi strumenti finanziari di carattere speculativo.

Mentre l’esponente di Sinistra e Libertà Giovanni Paglia ha chiesto se non fosse stato meglio limitare il provvedimento alle Popolari quotate in Borsa. “Una banca con 7,5 miliardi di capitale potrebbe rinunciare a raggiungere gli 8 miliardi di attivo per sfuggire all’obbligo di adottare il nuovo regime previsto dal decreto legge. E due Popolari con risorse da 4 miliardi ciascuna sarebbero spinte a evitare una fusione per la stessa ragione”.

Il requisito europeo di un capitale bancario più solido

La soglia degli 8 miliardi di capitale per favorire la trasformazione in società per azioni, replica Vegas, era la più ragionevole alla luce dei cambiamenti radicali intervenuti con l’avvento dell’Unione bancaria: “È il nuovo ruolo centrale di garanzia e vigilanza ricoperto dalla Bce a rendere necessario creare un rapporto più robusto e stabile tra istituto creditizio e capitale movimentato. Perché il bene da tutelare è il risparmiatore”.

Le banche popolari, ha spiegato il presidente Consob, hanno troppe volte registrato sofferenze finanziarie legate a regole arcaiche di governance come il “voto capitario”. Ed è questa la ragione del suo appoggio al percorso di omogeneizzazione dell’assetto creditizio intrapreso dal premier.

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