Sabato 21 marzo prossimo, si riunirà a Roma presso il Centro Congressi Cavour il Consiglio Nazionale del Partito Liberale Italiano (PLI). Tra i punti all’ordine del giorno c’è la “censura” (e forse anche qualcosa di più) dell’attuale Coordinatore Nazionale Organizzativo (C.N.O.) del partito: l’ex deputato del FLI, Daniele Toto, rientrato nella politica cosiddetta “attiva”, qualche mese fa in occasione dell’adesione personale prima al PLI, poi alla coalizione liberal-democratica “Scelta Europee” alle ultime elezioni Europee. Complessivamente quella coalizione non ha colpito il cuore degli elettori. Troppi gruppi e gruppuscoli, dietro i simboli politici di Scelta Civica, Centro Democratico e Fare per fermare il declino, conseguendo un non ragguardevole 0,73 per cento su base nazionale. Toto era in quota al PLI e, a titolo personale, ha preso, nella sua maxi circoscrizione, tanti voti quanti quelli di Stefania Giannini (all’epoca segretario di SC e ministro della Pubblica Istruzione). Nella realtà Stefano De Luca, presidente del PLI, ha ingaggiato un braccio di ferro, secondo me sterile, con Daniele Toto, attuale coordinatore nazionale organizzativo, “reo” di essersi mosso troppo, di aver cercato di aprire porte e relazioni politiche in diverse aree, come dovrebbe fare nella prassi appunto un coordinatore nazionale. Qundi di fatto non ha alcuna colpa, semmai merito. Ma la logica e il buon senso non sempre trovano cittadinanza nella politica attuale. Questo eccessivo decisionismo di Toto ha creato, presumibilmente gelosie e invidie, a vario titolo, così narrano le cronache di via del Vicario (dove ha la sede il PLI).

Un atteggiamento che non aiuta la rinascita di questo partito, perché se, come succederà il prossimo 21 marzo, Toto verrà esautorato dal suo ruolo nazionale, chi ci perde è il PLI, non sicuramente Toto, che i suoi riferimenti anche a livello territoriale, in Abruzzo, a Pescara, li ha creati comunque, con o senza PLI.

La direzione nazionale del PLI, dopo aver cercato firme per una mozione di sfiducia contro l’ex deputato abruzzese (non più di 45 sulle 100 disponibili), nelle settimane scorse, senza riuscirvi, ha ricevuto una vibrante lettera del legale di Toto, che promette battaglia su diversi fronti e non si può sapere come finirà (non si possono escludere anche richieste di risarcimenti danni sul terreno dell’immagine).

Ecco che allora il PLI, forse un po’ preoccupato di finire in un pericoloso pantano giudiziario, ha deciso di non portare avanti l’idea della mozione di sfiducia (troppo personale come atto) e di decidere di revocare piuttosto la figura del C.N.O.. Praticamente il partito rimane senza un coordinatore nazionale, figura creata ad hoc dallo stesso De Luca, che, in una prima fase, era affascinato dal super-attivismo di Toto. Non sappiamo come reagirà l’attuale C.N.O., che non ci risulta voglia uscire dal partito, anzi proseguirà nella sua lotta interna di rinnovamento della classe dirigenziale del partito. D’altronde il PLI ha in mano la direzione nazionale cristallizzata sui nomi di dirigenti inseriti pochi mesi fa in occasione del congresso nazionale, ma non ha rappresentanti attivi sui territori, legati alle figure di Stefano De Luca (presidente) e Giancarlo Morandi (attuale segretario PLI). Sono tutti legati invece a Toto o a Maurizio Facchettin (coordinatore TriVeneto PLI), che, proprio in queste ultime ore, ha dato segnali di insofferenza interna postando un pensiero politico fortemente criptico in Rete. Soffre sicuramente la litigiosità “interna” al PLI, perché rischia di perdere pezzi importanti e consensi sul suo territorio. E come dargli torto, siamo all’abc della politica, soprattutto quella moderna. Nel marketing si parla di “brand reputation”.

Oggi Facchettin è il dirigente del PLI che più di altri ha saputo dimostrare di muoversi sul territorio a livello di liste nei piccoli e medi comuni friuliani/giuliani e si prepara alle comunali di Trieste2016. Ha iniziato a interloquire con Giuseppe Moles, membro di ufficio di presidenza di Forza Italia, che, sotto l’egida del “liberale” Antonio Martino (anch’egli dirigente berlusconiano doc), ha lanciato un progetto di unificazione di tutte le anime dei liberali, presenti in Italia, sotto il logo di “Rivolta l’Italia”.

Certamente gli screzi tra la dirigenza del PLI e Daniele Toto non stanno aiutando o potrebbero non aiutare l’inserimento del PLI o di pezzi del partito liberale in questo nuovo maxi contenitore politico di matrice appunto liberale. Tradotto in soldoni, se il PLI, dopo il 21 marzo “perdesse” Daniele Toto, Maurizio Facchettin e Ivan Catalano (ex deputato M5S in quota a Toto, anche perché dallo stesso convinto ad uscire dal gruppo Misto per entrare in PLI), quanto varrebbe politicamente parlando? Non ci vuole un genio per capirlo e gli investimenti, anche economici, messi in questi mesi per cercare di rilanciare il partito andrebbero in fumo in un solo minuto. Soldi gettati al vento da parte dei maggiorenti del partito e l’inizio di una possibile fronda interna, troppo stanca di vedere dal vivo più litigate interne (ben documentante in tutti questi anni su Formiche.net) che liste o rappresentanti sui territori.

Anche a sinistra ci sono diversi partiti o parti di essi che stanno ragionando per un nuovo contenitore liberal-democratico, con Centro Democratico (e a breve anche un partito liberal e riformista con diversi deputati in Parlamento) e non solo a spendersi per la creazione di questa nuova realtà, ma se il PLI non porta in dote nulla, rischia di non sedersi ad alcun tavolo politico, perché sarebbe l’unica realtà politica a non poter vantare neppure un consigliere municipale. De Luca è praticamente in un “cul de sac”: o tiene il punto contro Toto e/o Facchettin e condanna il partito ad una morte politica sicura, o abbassa la testa e conferma il deputato abruzzese nel suo ruolo di coordinatore, lasciandogli mano libera nei rapporti con altre forze. Grave sarebbe infatti se De Luca dopo essersi preso l’onore, anni fa, di aver fatto rinascere dalle ceneri del ’92 il PLI, ne diventi di fatto il liquidatore politico. Rimarrebbe sulla sua “coscienza” per tutta la vita. L’assenza, tra l’altro, di alcune figure importanti del partito nella riunione del 21 marzo è la conferma che non tutti sono sulla sua stessa linea di azione, se non gli “amici” presenti nella Direzione Nazionale. Di fatto Toto ha già vinto. Ha tre opzioni: a) una battaglia legale lunga, ma possibilmente vincente in linea teorica, perché si è sempre mosso su mandato del partito e mai contro; b) trovare in CN una fronda pronto a seguirlo e ribaltare l’ordine del giorno c) andarsene via e portare in dote in un’altra area politica di matrice liberale i suoi riferimenti sul territorio.

Certamente De Luca dovrebbe spiegarci, dopo il 21 marzo, come farà a portare avanti i colloqui politici attivati da Toto se, dopo questa data, gli toglierà il ruolo di C.N.O.. Una situazione totalmente kafkiana, per certi versi, visto che i contatti personali di Toto, sicuramente, non vorranno parlare con altri dirigenti del partito liberale.

Il PLI rischia pertanto di “implodere” senza che nessuno se ne stia accorgendo al suo interno.

Diverso il caso di Facchettin. Nei suoi confronti non ci sono azioni disciplinari in atto (né così risulta dall’odg del CN del 21 marzo); certamente è un liberale giovane ed emergente, che, in Friuli Venezia Giulia, ha fatto bene e su di lui, la stessa Forza Italia (e non solo) ha ci messo gli occhi, perché è un liberale ante-litteram, un politico che non ha fatto errori in questi ultimi anni, e si è fatto apprezzare in FVG per i risultati politici realizzati con un partito storico, evocativo, ma certamente fuori dal Parlamento da ben 23 anni. Inserito in un partito strutturato (al di là di “Rivolta l’Italia”, che sembra far preludere a qualche cambiamento in Forza Italia, ma deve crescere di più nel resto dell’Italia ed investire massicciamente in comunicazione off e online per diventare più credibile), cosa potrebbe fare, visti gli ottimi risultati fatti con il “piccolo” (come numeri) PLI?

Dopo il 21 marzo conosceremo il futuro politico sia di Daniele Toto, sia di Maurizio Facchettin, entrambi “novelli” Tosi nell’alveo del PLI.

Questa è l’unica cosa certa! Usciranno anche loro come Tosi o si muoveranno in stile Fitto? Due modi molto diversi, chiaramente, di fare opposizione.

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