Il consigliere economico di Renzi auspica lo sviluppo del credito non bancario per attrarre le imprese più dinamiche. Le parole nel corso di un seminario organizzato da Febaf

Nel giorno in cui parte la più rilevante e ambiziosa iniziativa di acquisizione di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea e l’attenzione degli analisti è focalizzata sui possibili effetti del “bazooka” di Mario Draghi per la ripresa economica del nostro paese, c’è chi rimarca la centralità dell’unificazione del mercato di capitali come leva per lo sviluppo.

È il caso di Carlotta De Franceschi, consigliere economico di Matteo Renzi che secondo alcune indiscrezioni potrebbe essere nominata alla guida della Covip – l’autorità amministrativa indipendente che vigila sui fondi pensione e la previdenza integrativa – L’occasione le è stata fornita dal convegno “Priorità e obiettivi della presidenza lettone dell’Unione Europea”, promosso ieri a Roma dalla Federazione delle banche, assicurazioni, finanza, federazione presieduta da Luigi Abete.

Una bocconiana tra banche, start-up e istituzioni

Laureata in Economia aziendale all’Università Bocconi e titolare di un Mba nell’ateneo di Harvard, la 37enne De Franceschi vanta un’esperienza professionale di 12 anni in banche di investimento come Goldman Sachs, Morgan Stanley e Credit Suisse. Nell’istituto creditizio elvetico è stata responsabile per la Finanza pubblica per l’Italia. E ha affrontato le tematiche legate al debito, alla valorizzazione delle realtà produttive strategiche e del patrimonio immobiliare, alla gestione dei rischi finanziari.

Appassionata di start-up e innovazione, ha fondato nel 2012 l’organizzazione “Action Institute”. Un pensatoio indipendente, apartitico e no profit – così come si definisce – costituito da professionisti che si sono distinti nella finanza, nell’imprenditoria, nella consulenza, nella ricerca, nella pubblica amministrazione, nella magistratura, nella cultura, nella scienza, nei media. Il pensatoio mira – come si legge sul sito – a mettere in campo proposte concrete per migliorare la competitività del nostro paese.

Da un anno lavora a Palazzo Chigi nello staff di consulenti del premier, coordinati dal parlamentare del Partito democratico nonché renziano di ferro Yoram Gutgeld, già rappresentante di spicco di McKinsey.

Non basta l’Unione Bancaria

“Orgogliosamente europea e fautrice della libertà di movimento del capitale umano e finanziario”, la neo-presidente dell’authority sulla previdenza integrativa apprezza la linea strategica fissata dalle istituzioni comunitarie: “Perseguire la crescita accanto alla sostenibilità di bilancio”.

Promuovere l’effettiva integrazione del mercato di capitali europeo richiede a suo avviso la valorizzazione di tutte le potenzialità e risorse dell’Unione Bancaria. Ma ciò non è sufficiente per realtà come l’Italia.

La quale, rileva, ha bisogno di ricercare fondi a supporto dell’economia reale nei mercati di capitali non creditizi. A partire dai venture capital, investimenti privati realizzati per finanziare l’avvio o lo sviluppo di un’attività con elevato potenziale di crescita. Ma che restano troppo rischiose per i prestiti bancari. “Un modello significativo di questo tipo di imprese è costituito dalle aziende biotecnologiche. Realtà che in assenza di risorse innovative voleranno verso altri mercati”.

Le condizioni per il successo del Piano Juncker

L’obiettivo di far giungere liquidità al tessuto produttivo di piccole e medie imprese nevralgico nell’economia italiana ed europea ispira la sua valutazione del programma messo in campo dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

Un progetto ancora frammentato che secondo de Franceschi può essere utilizzato per iniziative con grande impatto sociale: “Realizzando piani fondati sulla valorizzazione del capitale umano, gli unici in grado di trasformarsi in leva virtuosa di sviluppo”.

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