Ho letto, in queste ultime ore, il resoconto puntuale, come avviene abitualmente su Formiche.net, delle cronache (extra politiche) di un partito, il PLI (Partito Liberale Italiano), di cui mi onoro di aver fatto parte per circa 8 mesi, tra il 2013 e il 2014.

Il Partito Liberale Italiano fa parte del dna politico, della storia, di questo Paese, così come altre forze, ma da post Tangentopoli ad oggi, non è stato capace di rialzarsi dal torpore in cui è mestamente caduto. Nonostante il tentativo anni fa, da parte dell’ex parlamentare Stefano de Luca, di rilanciarlo.

Tra valutazioni politiche erronee (come la recente candidatura di Ilona Staller alle ultime comunali o l’ingresso del PLI senza simbolo nella coalizione Scelta Europea) e personalismi di alcuni dirigenti, purtroppo, non si è riusciti a mettere in campo quel rinnovamento che molti si auspicavano o forse ancora auspicano (anche perché la speranza è l’ultima a morire).

Le parole addolorate di Daniele Toto fotografano, sicuramente, uno stato d’animo tormentato e il giudizio politico di un ex parlamentare che sa di cosa parla, avendo lavorato a stretto contatto con uomini del calibro di Gianfranco Fini. Tanti gli sforzi profusi su alcuni territori come in Abruzzo o in special modo a Pescara, spesso disallineati rispetto alla politica nazionale del PLI. C’è da tempo, e anche questo è solo un giudizio politico, l’incapacità da parte di questo partito di capire dove posizionarsi, sempre alla ricerca di un “contatto” (con questo o quel leader) che è molto probabile che non arriverà mai, perché non siamo più nell’era del Pentapartito e la nuova politica di Renzi mira proprio a tagliare le ali estreme, figuriamoci se c’è spazio per un partito che balla da tempo tra lo 0.10 e lo 0.2/3 (quando c’è l’exploit).

Questa fredda analisi, purtroppo, non è nella visione di scenario, né del presidente Stefano De Luca, né del segretario Giancarlo Morandi, che, pur essendo delle persone con una storia personale e politica di tutto rispetto, sono ormai fuori dai tempi (troppo veloci) della politica italiana. Di fronte ad un Renzi iper-cinetico, ti puoi opporre con delle direzioni nazionali mensili, che non portano, come sottolinea lo stesso Toto, neppure alla creazione di liste per le amministrative? L’abc di qualsiasi partito infatti è strutturarsi per poi pesarsi sui territori. Altrimenti a cosa serve esistere? 

Le uniche cariche rappresentative sono proprio quelle generate dal lavoro di Daniele Toto o di Maurizio Facchettin (in Friuli Venezia Giulia). Il resto sono i risultati residuali delle ultime politiche o delle comunali 2013, con un candidato sindaco (Edoardo De Blasio), che ha attratto su di sé il consenso di attivisti e amici, ma niente più (appena 1.500 voti). Con questi numeri non si elegge neppure un consigliere municipale a Roma, figuriamoci un sindaco. Bene avrebbe fatto il PLI invece a muoversi come ha fatto il Partito Radicale inserendo un suo “uomo” (Riccardo Magi) nella lista civica Marino, e facendo convergere su quest’ultimo tutti i voti del movimento. In politica questa si chiama “strategia”, un elemento che al momento non si ravvisa nel PLI, altrimenti non ci sarebbe neppure questa querelle sterile sugli incontri promossi dallo stesso Toto, in qualità di coordinatore nazionale del partito.

E qui casca l’asino, verrebbe da dire: ma se al tuo coordinatore nazionale non lasci la libertà di movimento che Partito Liberale sei? C’è una contraddizione in termini.

Bene abbiamo fatto, in tempi non sospetti (Paolo Guzzanti, Jacqueline Rastrelli ed il sottoscritto – a quei tempi responsabile della comunicazione) ad uscire dal PLI, perché, comunque, secondo noi non ci rappresentava nei nostri valori liberali. Chiedemmo un congresso “aperto”, con l’idea-guida di evitare una mozione unitaria, anche per apparire come un partito libero, liberale e favorevole al confronto anche nel caso di idee politiche diverse da quelle della segreteria nazionale. E invece, è avvenuto l’esatto contrario. Per cui quando ho visto la lettera di Toto pubblicata da Formiche.net questa mattina mi sono detto: “E sai che novità…”. E’ appunto un dejavù.

Ormai il presidente de Luca, pur essendo una persona simpatica in alcune sue manifestazioni, politicamente per me non è il presente o il futuro del movimento liberale. Dovrebbe avere il coraggio di fermarsi una volta per tutte, muoversi al massimo come un “padre nobile”, lasciando la guida ad un gruppo di giovani liberali, che, magari, hanno voglia di rilanciare, una volta per tutte, questo partito (aprendo ad una costituente liberale e riformista). Se continuerà così, prima o poi, il PLI finirà per non esistere più (come già avviene nei sondaggi dove viene relegato nella voce “altri”). E’ scritto nelle stelle.

Oggi per fare politica ad un certo livello servono idee rivoluzionarie, una base allargata di attivisti sull’intero territorio nazionale, tanti soldi, una comunicazione pungente ed incisiva, e un front-man di alto profilo (in alcuni casi anche più di uno). Altrimenti, ripeto, si rimane “residuali” chiusi dentro una stanza, ma la politica è un’altra cosa. Non mi meraviglierei se entro marzo ci saranno nuove defezioni “liberali”. C’è da scommetterci. 

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