Conversazione di Formiche.net con il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, oggi presidente della Fondazione Icsa

Isolare Mosca, preziosissima nei negoziati sulla Libia” è un errore strategico inaccettabile secondo il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, oggi presidente della Fondazione Icsa.

​Mentre la crisi libica si acuisce e sul Paese si allunga l’ombra nera del Califfato, in molti ambienti si tirano le somme degli scarsi risultati ottenuti finora dal lavoro diplomatico dell’Onu e del suo inviato speciale, lo spagnolo Bernardino Leon e si fa largo l’ipotesi di un intervento occidentale nel Paese.

Un’ipotesi respinta da Tricarico che spiega il perché in una conversazione con Formiche.net. E sul comportamento della Nato dice che…

Generale, Paolo Mastrolilli spiega oggi sulla Stampa che se la mediazione dell’Onu dovesse fallire l’alternativa più credibile per la Libia sarebbe quella di una “coalizione di volenterosi”. Cosa ne pensa?

Un intervento della comunità internazionale nel Paese, di qualunque tipo e a maggior ragione se armato, deve essere considerato non come un Piano B, ma come un’opzione estrema qualora tutti gli spazi negoziali siano chiusi.

Perché?

Per comodità si usa suddividere le parti in guerra in Libia in due grandi fazioni, ma la situazione è molto più fluida e mobile. Sfido chiunque a dire oggi quale siano le caratteristiche di un possibile intervento. Ammesso che vi sia una risoluzione Onu che lo autorizzi, cosa non scontata, si farebbe fatica a capire chi o cosa combattere. Non si può far finta di non sapere che molti dei miliziani sono semplicemente ragazzi che non hanno opportunità occupazionali. Prima bisogna disinnescare la bomba sociale libica, altrimenti si ricadrà facilmente negli errori del recente passato.

Se però si decidesse di dar corso a un intervento, come lo immaginerebbe in termini di uomini e strategia?

Un intervento in Libia sarebbe una iattura dal punto di vista militare, a causa delle sue peculiarità. Siamo di fronte a uno scenario unico. In prima battuta bisognerebbe intervenire su obiettivi già noti, come depositi di armi o postazioni, in modo da ridurre la forza delle fazioni alle sole armi individuali. Terminata questa fase ci sarebbe il problema di doversi spostare sul terreno. E ad oggi non esiste una dottrina Nato che dica cosa fare in una situazione di questo tipo. Ecco perché non ha senso parlare di uomini, se prima non si capisce cosa fare e soprattutto contro chi. Non solo i Paesi arabi, ma anche quelli occidentali sono divisi su quali siano le fazioni da appoggiare.

Si parla anche di blocco marittimo, sanzioni individuali e congelamento dei ricavi del settore petrolifero.

Considero tutte queste misure sbagliate sia in termini di efficacia, sia perché non tengono conto degli errori strategici che si stanno commettendo. La Libia è già sull’orlo del collasso economico, non ha senso darle il colpo di grazia. Immaginerei invece utile una grande conferenza internazionale che metta allo stesso tavolo l’Occidente e il mondo arabo ed africano per stabilire percorsi e soluzioni condivise. E poi sarebbe cruciale che anche la Nato cambi atteggiamento.

Cioè?

Non c’è nessun motivo per cui l’Alleanza atlantica investa tutte le sue energie in una disputa come quella ucraina, dove si confrontano due Paesi non membri, e invece sia latitante nel Mediterraneo, dove si affacciano elementi importanti della Nato come Italia, Francia e Spagna. A questo bisogna aggiungere che andare allo scontro frontale con Mosca è un errore anche in senso strategico, perché la Russia può essere un partner prezioso in molte crisi, compresa quella di Tripoli. Invece la si sta respingendo.

Renzi oggi è a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Parleranno anche di Libia. Fa bene?

Fa bene a parlarci e spero che stimoli Putin a rivestire il ruolo importante che può avere la Russia non solo nella crisi libica, ma in tutti i tavoli che contano. Speriamo che il presidente russo non voglia negare il suo impegno per spirito di rivalsa per tutti i problemi sorti in Ucraina e in altri teatri.

Nella sua recente visita a Roma, il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, ha parlato di un rafforzamento anche a Sud, con droni. Non è sufficiente?

Non lo è. Avremmo bisogno di potenziare le nostre difese in senso più ampio e completo. Se è vero che al momento nessuno dei gruppi radicali libici è in grado di aggredire la struttura di difesa dell’Alleanza, non si possono escludere gli scenari più estremi. Ecco perché è essenziale che vengano potenziati innanzitutto i nostri sistemi di difesa aerea. Un compito al quale deve contribuire anche il nostro governo.

Come?

Noi possiamo offrire un supporto eccezionale, come spesso si ripete, attraverso la nostra intelligence che conosce benissimo il territorio. Sono convinto che se collaborasse con i Servizi dei Paesi arabi, si aprirebbero grandi spazi per una soluzione diplomatica. Ma va anche ricordato che nei prossimi 12 mesi scadranno i contratti di manutenzione di 5 sistemi aerei per i quali non c’è copertura finanziaria. Queste capacità – insieme all’addestramento del personale – vanno preservate, soprattutto in vista di un non auspicato intervento.

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