Conversazione di Formiche.net con Jean-Pierre Darnis, professore associato all'Università di Nizza, analista, esperto di fatti francesi e vicedirettore del Programma Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari internazionali

Il secondo turno delle elezioni dipartimentali in Francia ha confermato la vittoria dell’Ump e il ritorno in grande stile di Nicolas Sarkozy. L’Ump ottiene fino a 70 dipartimenti su 98, trenta in più rispetto a prima del voto. I socialisti escono dimezzati, il Front National non conquista nemmeno un dipartimento, ma registra comunque un risultato storico nelle elezioni locali.

Cosa significa questo per la politica francese? Quali le chance che Sarkozy ritorni all’Eliseo? E con quali alleanze?

Ecco alcuni degli aspetti analizzati in una conversazione di Formiche.net con Jean-Pierre Darnis, professore associato all’Università di Nizza, analista, esperto di cose francesi e vicedirettore del Programma Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari internazionali.

Professore, l’Ump ha vinto. E’ il ritorno di Sarkozy?

La prima lettura è che si tratti di una vittoria di Sarko. L’ex presidente ha preso in mano il partito lo scorso anno, tra i dissensi interni. Questo risultato crea un positivo effetto mediatico per lui e l’Ump, ma lo costringe a cambiare strategia.

Perché?

A vincere non è stata la linea Sarkozy, ovvero più vicina al Front National, ma quella di Alain Juppé e di un’alleanza con i centristi. L’ex presidente deve fare un passo indietro rispetto alla sua idea di un partito unico della destra francese. Meglio, invece, pensare a una coalizione con due teste: una un po’ gollista, l’altra moderata. Questo gli darebbe tra l’altro più spazio di manovra, oltre alla possibilità di attrarre il voto cattolico.

Perché i francesi sono tornati a votare per un leader che in passato avevano bocciato?

Se si guarda al voto, l’affermazione dell’Ump c’è, ma non è stata schiacciante. I voti per la destra non salgono, ma permane una situazione molto simile a quella italiana, ovvero una sorta di tripartitismo. In Francia, però, il sistema elettorale crea alcune storture, che consentono a Sarkozy di godere di questo risultato da un’altra prospettiva.

Cosa intende?

Marine Le Pen e il suo Front National non hanno vinto, ma non hanno neanche perso. Il partito ha preso gli stessi voti delle scorse europee, circa il 25%, ma non conquistato ugualmente nessun dipartimento.

Questo crea problemi?

Certamente, sia alla Francia sia a Sarkozy. Se la situazione economica migliorerà, la Le Pen perderà un po’ di voti, ma non molti, perché le ragioni che spingono una grossa fetta di francesi a votare Front National sono diverse.

E quali sono?

Una di queste è proprio il sistema francese, che viene ormai percepito dalla popolazione come una sorta di “monarchia elettiva” che non è più sopportabile in questa situazione di sofferenza sociale, ma anche per una semplice questione di modernità.

Cioè?

La gente vuole trasparenza e tenere fuori dalle istituzioni un partito che prende il 25% consente alla Le Pen di gridare contro la “casta” e aumentare i suoi consensi. Ora questo problema è relativo, ma alle prossime presidenziali, nel 2017, potrebbe creare qualche problema a Sarkozy in vista di un potenziale ballottaggio con lui o con Hollande, che potrebbe tornare in auge improvvisamente se l’economia mostrasse segnali di ripresa, come lui crede.

Crede che in virtù di ciò Sarkozy rivedrà le sue mosse?

Penso di sì, perché è un animale politico. Lui avrebbe preferito prendere il controllo assoluto del partito e far fuori politicamente tutti i suoi avversari. Ma quella strategia non funziona. Nel 2016 dovrà assolutamente concedere le primarie o altrimenti il partito si spaccherà. Dopodiché le vincerà, ma bisognerà vedere come. Solo allora si capiranno i rapporti di forza con i centristi, che rimangono comunque la benzina con cui possono camminare le sue ambizioni di tornare all’Eliseo.

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