Ha scritto Benedetto Croce che “la libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale”. Un passaggio che racchiude l’essenza stessa del liberalismo inteso come apertura e pluralità. In Italia il PLI pare abbia imboccato la strada contraria, come dimostrano le ultime travagliate vicende interne al partito.

Tre anni fa alcuni ex liberali come Ermanno Pelella e Ubaldo Procaccini sono rientrati nel partito assieme all’attuale segretario Stefano De Luca. L’obiettivo era quello di dare corpo ad una seconda fase di rinascita politica e di una maggior presenza nel panorama italiano, sotto le bandiere di un annunciato “liberalismo progressista”. Il risultato? Alle elezioni politiche del 2013 il PLI ha raccolto 28mila voti, pari allo 0,08% (in sette circoscrizioni), se si fosse candidato in tutte sarebbe arrivato allo 0,27. Alle scorse europee non è riuscito neanche a far inserire il simbolo nella lista Alde.

In un qualsiasi altro contenitore partitico sarebbe andata in scena la decapitazione dei vertici, per risultati – minimi – evidentemente non raggiunti. Invece il PLI ha continuato con la Segreteria Nazionale guidata da Stefano De Luca. Negli ultimi mesi, però, è nata l’idea di affiancare alla classica figura di Segretario quella del Coordinatore Nazionale, con l’on. Daniele Toto, anche per dare slancio e sostanza ad un glorioso movimento che, ad oggi, è oggettivamente sottorappresentato, sia sui media (nessun esponente liberale è invitato nei talk show) che sui social.

Ma nonostante un attivismo su alcuni territori, con presentazione delle liste PLI, assieme ad una nuova organizzazione strutturata con eventi e liste civiche a supporto, il recente Consiglio Nazionale del 21 marzo ha deciso per la soppressione della figura. La politica dovrebbe, proprio per sua missione, operare scelte che hanno ricadute serie e vantaggiose per l’intera collettività, rivolte ad un benessere lungimirante. Ed evitando che l’interesse del singolo (il classico padre-padrone) mortifichi in questo modo una strategia ariosa.

Peccato che proprio quel contenitore che si ispira ai valori meritocratici e germogliati attorno al seme della libertà abbia scelto di fare a meno di quei principi. Svoltando nuovamente verso l’anonimato.

twitter@FDepalo

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