Morire salviniani? Mai. Prestarsi all’ennesima minestra riscaldata? Neanche a parlarne. E allora? La destra per la terza repubblica, quella che ha ancora qualcosa da dire a proposito di identità, valori, riforme, privatizzazioni e Mediterraneo si riunisce per la terza volta in tre mesi. E dopo i due appuntamenti romani promossi da Isabella Rauti (portavoce di Prima l’Italia) e da dieci sigle che gravitano attorno al mondo della destra, da Trieste rilanciano.

Complice l’associazione “Italiani di Trieste“, presieduta dall’ex sottosegretario all’ambiente Roberto Menia, che scalda i motori per le amministrative del 2016, lo spunto valoriale di quel mondo ieri incarnato dal contenitore di An ha visto in Friuli Venezia Giulia il racconto di come riunificare un patrimonio frastagliato, ma questa volta declinandolo con nomi e cognomi. Basta con asce di guerra e discussioni infinite sul patrimonio della Fondazione An: ora è il momento di leader, contenitori e strumenti.

Da dove cominciare? Sì al modello lepenista, ha sottolineato Isabella Rauti, possibile nuova leader, ma non quello di Jean Marie bensì quello con cui sua figlia Marie ha fatto lievitare i consensi del Front National: un linguaggio semplice, un movimento dal basso, soluzioni azioniste come in Italia potrebbe essere – propone Mario Landolfi – la raccolta di firme per un referendum contro l’Italicum.

E ancora, valori e identità, consapevolezza di dover giocare una partita sociale ma anche europea come dimostrano i timori che ancora oggi si scorgono sul caso libico (dove la sostituzione del commissario Onu Bernardino Leon tarda ancora), sui nuovi rapporti geopolitici con Mosca e rispetto ai Paesi Brics che, se da un lato produrranno a breve 200 milioni di nuovi ricchi, dall’altro stanno spolpando il tessuto imprenditoriale italiano.

Dopo Trieste, dunque, il territorio: l’obiettivo secondo i nuovi destrorsi 2.0 è di ricominciare a girare l’Italia per tracciare il perimetro di questa nuova spinta politica che dovrà rapidamente dire la sua sulle riforme, sul job’s act, sui dazi russi, sui nuovi scenari legati all’Isis, sull’austerità come metro quotidiano e non una tantum,  e soprattutto sulla finanza che si è drammaticamente sostituita alla politica.

Gli ingredienti per andare oltre il bacino elettorale e umano di Fratelli d’Italia ci sono tutti e un primo passo, simbolico, sarà quello di dedicare il prossimo 25 Aprile ai Marò italiani, così come annuncia lo stesso Menia. Un piccolo gesto di forma che, mai come oggi, è anche sostanza.

twitter@FDepalo

 

Condividi tramite