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Immigrazione e sbarchi, cosa cela la diatriba Renzi e Salvini

Il groviglio concernente il tema di immigrati e rifugiati nel rapporto tra Italia e altri Paesi europei ha rappresentato un punto di svolta della recentissima vicenda delle migrazioni proprio nel nuovo contesto internazionale.

Non vi è dubbio che ci si possa seriamente dividere tra chi – come Matteo Renzi – ritiene che si sia compiuto un grande passo in avanti e chi, al contrario, ritiene che l’Italia non abbia sostanzialmente ottenuto nulla di più di una pur consistente mancia di denaro.

La questione è molto più ampia del dibattito (prevalentemente elettorale) che si è svolto in questi giorni, e che molto probabilmente continuerà a dominare le prime pagine dei giornali almeno fino al prossimo turno elettorale di fine maggio.

Occorre infatti guardare con molta più attenzione a quel che emerge in modo molto significativo da numerosissimi interventi sul web per avere una visione più completa anche sul tema fondamentale del rapporto tra migrazioni e nuovo contesto internazionale.

Si tratta infatti di una questione di fondo che sta emergendo in Italia in riferimento alla distinzione – non sempre agevole – tra immigrazione irregolare (che non sempre è clandestina come purtroppo si afferma e non solo da parte di Matteo Salvini) e vero e proprio asilo politico tipico della legislazione antica su questo tema.

Siamo infatti in presenza di almeno due grandi ordini culturali e politici di grande rilievo per quel che concerne la progressiva riduzione della sovranità nazionale tipica del vecchio ordine mondiale tradizionalmente definito come l’ordine di Westfalia.

Il primato mondiale dell’economia è fortemente spinto dai teorici della globalizzazione di tipo liberista che ha nell’impresa un soggetto tendenzialmente assoluto anche rispetto ai singoli Stati nazionali.

In secondo luogo è venuto emergendo nel corso degli ultimi decenni una consapevolezza – minoritaria ma non sparuta – delle esigenze mondiali della salute dell’ambiente che qualcuno ha definito come una sorta di modello di Kyoto.

Occorre infine aver presente che sul tema delle migrazioni siamo in presenza di fenomeni molto complessi che l’Italia vive in particolare in riferimento ai popoli africani, come dimostrano le ultimissime vicende degli sbarchi e delle morti dei migranti nel Mediterraneo.

Si tratta pertanto di tre grandi fenomeni mondiali che stanno ponendo in discussione proprio il rapporto tra sovranità nazionale e tensioni mondiali: da questo punto di vista andrebbe pertanto inquadrato anche il nuovo diritto d’asilo che l’Italia ha mancato di completare da troppo tempo e che sembra fino ad oggi radicalmente contrario agli stessi principi costituzionali previsti nell’articolo 10 della nostra Costituzione.

Questa infatti afferma espressamente che va riconosciuto il diritto d’asilo allo straniero che nel suo Stato non si vede riconosciuti i diritti fondamentali garantiti proprio dalla nostra Costituzione ai cittadini italiani.

Siamo pertanto in presenza di un principio costituzionale italiano posto all’origine di un nuovo sistema di rapporti internazionali che l’Italia post-fascista immaginava di costruire al’insegna di un valore fondamentale ritenuto essenziale dal costituente italiano quale che fosse la sua ideologia di fondo.

Questo aspetto risulta troppo lontano dalla percezione rilevabile sul tema dei migranti perché questo anche oggi è vissuto quasi esclusivamente in termini di ordine pubblico e di radicale distinzione tra italiani e stranieri, a differenza dei principi – tendenzialmente universalistici – che la nostra Costituzione pone al centro della propria visione dei rapporti politici e sociali non soltanto interni.

Occorre pertanto avere il coraggio e la forza di partire da questa visione umanistica che la Costituzione italiana ha, integrando il personalismo comunitario e l’uguaglianza sostanziale sanciti a loro volta dagli articoli 2 e 3 della Costituzione medesima.

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