Tutti i dettagli sulla inusitata guerra diplomatica scatenata dalla Turchia dopo le parole di Papa Francesco sul genocidio armeno

L’affare si ingrossa: Ankara ha deciso di ingaggiare una guerra diplomatica contro la Roma d’oltretevere riguardo le frasi del Pontefice sul genocidio armeno, e l’artiglieria pesante sta già facendo il suo dovere sul campo di battaglia. Di fronte al silenzio vaticano, la Turchia continua con le bordate all’indirizzo del Papa. Dopo il sottosegretario agli Esteri, l’ambasciatore presso la Santa Sede, il ministro degli Esteri, il primo ministro e il responsabile degli Affari religiosi, le parole più dure sono uscite dalla bocce del presidente Recep Tayyip Erdogan in persona.

L’AVVERTIMENTO DEL PRESIDENTE TURCO

Prima ha “condannato” il Papa per le affermazioni rese domenica mattina in San Pietro, quindi ha detto: “Lo avverto, non ripeta questo errore”. Dopo aver auspicato l’istituzione di una commissione di storici che faccia luce su quel che accadde il 24 aprile 1915, Erdogan s’è detto deluso dal comportamento di Francesco, ammettendo d’aver cambiato opinione su di lui, “sia come politico sia come uomo religioso”. E tutto questo perché “quando i leader politici o religiosi si mettono a fare gli storici, la conseguenza è che si determinano deliri come questo”.

LE ELEZIONI ALLE PORTE

Che le reazioni di domenica e lunedì fossero solo l’antipasto di quel che si sarebbe visto successivamente, era scontato. La Turchia ha tutto l’interesse a mantenere “calda” la polemica, considerato il voto politico del 7 giugno che Erdogan considera come un test importante per la tenuta del suo Akp. E non c’è niente di meglio che far leva sull’orgoglio nazionalista del popolo che da quasi quindici anni lo sostiene in modo massiccio. Non a caso, proprio ieri ha aggiunto che è ora di finirla con “la campagna contro il nostro Paese e la nostra nazione”. E’ la conferma della sindrome da persecuzione che soffre Ankara, già percepita con l’intervento di domenica del premier Davutoglu: “Le parole del Papa danno credito al crescente razzismo e al sentimento anti-turco in Europa”.

“SCARSA SINTONIA TRA ERDOGAN E IL PAPA”

Scrive Marco Ansaldo su Repubblica che “l’incontro tra Francesco ed Erdogan (lo scorso novembre, ndr) era stato appena sufficiente. Ieri, quella già scarsa sintonia fra il Pontefice cattolico argentino e il Presidente fondatore del partito conservatore di ispirazione islamica, è esplosa in tutta la sua chiarezza”. E la reazione della società turca alle parole di Bergoglio è pressoché corale, “tranne gli esponenti liberali della società civile”. Il capogruppo in parlamento del partito di azione nazionalista Mhp, Yusuf Halacoglu, ha attaccato lo stesso presidente della Repubblica, a suo dire “incapace di evitare che il Papa rilasciasse dichiarazioni politiche contro la Turchia”.

NESSUNA REPLICA DAL VATICANO

Dalla Santa Sede, silenzio: “Nessuna replica, nessun accenno alla Radio Vaticana, e per il secondo giorno non una riga di reazioni turche sull’Osservatore Romano. Oltretevere, del resto, c’è chi guarda, nonostante tutto, alla parte positiva delle parole di Erdogan: la disponibilità ‘ad aprire i nostri archivi’ e creare una c’commissione congiunta di storici’ che li studi assieme a quelli armeni”, ha scritto Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera. Il Papa, ieri, “è rimasto fino a sera serenamente riunito a Santa Marta con il Consiglio dei nove cardinali che sta preparando la riforma della Curia. Lo descrivono tranquillo, sorridente”.

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