Con una mossa a sorpresa del parlamento ribelle di Tripoli, il Congresso generale nazionale ha rimosso dalla carica di primo ministro Omar al-Hassi.

La Libia, sprofondata nel caos dopo la caduta di Muammar Gheddafi, ha oggi due assemblee legislative. A Tobruk ha sede il parlamento eletto con la consultazione del 25 giugno scorso, riconosciuto dalla comunità internazionale e con premier Abdullah al-Thani. A Tripoli c’è quest’altra assise, che a detta del portavoce del Congresso, Omar Humaidan, ha deciso di estromettere al-Hassi ufficialmente “per mancanza di risultati e a causa di denunce presentate da diversi ministri del governo di salvezza nazionale“.

UN GESTO DI APERTURA

Per la tv panaraba del Qatar, Al Jazeera (nel gioco delle alleanze regionali Doha sostiene proprio Tripoli), la rimozione di al-Hassi rappresenta un gesto di apertura per iniziare a dialogare con le fazioni in lotta per il potere.

IL LAVORO DI LEÓN

Nonostante i combattimenti in atto da giorni a Tripoli, i colloqui di pace vanno avanti in Marocco, pare con alcuni passi in avanti. Dopo mesi di negoziati infruttuosi, la settimana scorsa l’inviato speciale delle Nazioni Unite nel Paese, Bernardino León, si era sbilanciato dicendo che i due parlamenti libici riuniti a Rabat per discutere, avrebbero potuto proporre i primi nomi per un esecutivo di unità nazionale già in settimana. Un tempo quasi scaduto.

L’ANALISI DI TOALDO

I problemi che caratterizzano il negoziato – commenta a Formiche.net Mattia Toaldo, analista presso lo European Council on Foreign Relations di Londra – sono da un lato il tempo che stringe sempre più per León e gli occidentali; dall’altro c’è il fatto che Tobruk non sembra avere incentivi a firmare accordi“.

IL SIGNIFICATO DELLA DESTITUZIONE

Che significato dare alla destituzione del “primo ministro” di Tripoli? “Già un mese fa – ricorda l’esperto – al-Hassi aveva ammesso di non contare nulla. Ed è un dato di fatto che si stia allargando non solo la divisione tra il Gnc e Tobruk, ma anche quella tra moderati ed estremisti a Tripoli. Questo non fa che aumentare l’instabilità e dare maggior forza sul territorio allo Stato Islamico, o almeno a quelle fazioni che vi si riconoscono al momento. Finora al-Hassi non ha effettivamente portato a grandi risultati e non è passato certo per essere un uomo del dialogo“. Se poi ciò servirà a dare slancio ai negoziati, conclude Toaldo, “ciò dipenderà da chi lo sostituirà. A prendere il suo posto è stato Khalifa al-Ghawi, ma non è chiaro se lo farà ad interim o sarà il suo vero successore“.

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