Prosegue il viaggio di Formiche.net verso le elezioni di domenica. Tra la scissione di Forza Italia per mano di Fitto in Puglia e il Pd pigliatutto di De Luca in Campania, riflettori accesi sulle regioni meridionali che vanno al voto il 31 maggio. Primo di una serie di tre articoli di approfondimento sulle principali partite politiche tra partiti e coalizioni

Croce e delizia dei leader politici, il Mezzogiorno si conferma una valvola pubblica di sfogo per le tensioni interne a partiti e schieramenti. E’ il caso della rottura di Forza Italia in Puglia o delle polemiche campane sui cosiddetti “impresentabili” alleati di quel Pd locale che il premier Matteo Renzi ha dimostrato di non riuscire a controllare.

DE LUCA FA LE PROVE DEL PD PIGLIATUTTO

Fa bene Renzi a metterci la faccia nel sostenere Vincenzo De Luca? D’altronde, pur con le liste alleate piene di indagati, cosentiniani, (ex) fascisti e fuoriusciti dal centrodestra, l’ex sindaco-ras di Salerno si è imposto alle primarie del Pd sbaragliando la concorrenza del dalemian-bassoliniano Andrea Cozzolino. I renziani, deboli e divisi all’ombra del Vesuvio, quando hanno capito che avrebbero preso una scoppola, si sono ritirati dalla consultazione (Gennaro Migliore docet) e adesso si trovano costretti a sostenere (non senza imbarazzo) il candidato da sempre avversato. Con buona pace di Francesco Nicodemo e Pina Picierno che alla Fonderia delle idee di Bagnoli sognavano ben altri scenari.
Quel che sta testando De Luca in Campania pare un tentativo di declinazione regionale del Partito della nazione tanto agognato da Renzi. Tuttavia, nella sua ansia di imbarcare quanti più sostenitori possibili per togliere voti a Stefano Caldoro (Fi), il candidato del Pd sta facendo nascere più che altro un prototipo di Pd pigliatutto in versione campana.

ULTIMI FUOCHI IN CAMPANIA

De Luca accusa gli assessori caldoriani di aver sniffato cocaina e di aggirarsi per la regione chiedendo a chiunque di cosa abbia bisogno, Caldoro costretto suo malgrado a subire l’esuberanza della capolista di Fi a Napoli, Alessandra Mussolini, mentre nell’area centrista si registra l’ennesima spaccatura interna all’Udc con Pier Ferdinando Casini che boccia la decisione di Ciriaco De Mita di portare il partito nel centrosinistra. Sono gli ultimi fuochi di una campagna elettorale pressoché concentrata sulla polemica attorno alle liste, sui tentennamenti di Area Popolare e sulle divisioni interne a Forza Italia che hanno indotto parecchi cosentiniani guidati dal senatore Vincenzo D’Anna a cambiare sponda. Il candidato del Pd, ben sapendo di non poter essere eleggibile per via della legge Severino (ha sul groppone una condanna a un anno per abuso d’ufficio), studia già a chi affidare l’importantissimo ruolo di vicepresidente, colui che lo sostituirà in caso di elezione nel periodo di sospensione. I nomi che spuntano sono quelli del suo fedelissimo nonché deputato Fulvio Bonavitacola oppure del presidente del consiglio comunale di Napoli, l’ex rettore universitario eletto in quota Udc Raimondo Pasquino, poi transitato nella maggioranza arancione di Luigi De Magistris.

SINISTRA CAMPANA A PEZZI

A proposito del sindaco di Napoli, va detto che l’ex pm s’è guardato bene dal mettere becco in questa campagna elettorale, timoroso com’è di un flop alle urne che ne pregiudichi il tentativo di bis a Palazzo San Giacomo nel 2016. De Magistris ha quindi lasciato soli i vendoliani impedendogli di candidare a presidente di Regione il suo assessore Nino Daniele, tanto che Sel ha dovuto sacrificare il segretario regionale Salvatore Vozza a capo della lista “Sinistra al Lavoro”. Altro smacco quello arrivato dall’economista Riccardo Realfonzo, ex assessore di De Magistris col quale ha rotto duramente: nominato da Vozza nella sua squadra ipotetica di governo, Realfonzo s’è smarcato annunciando di sostenere De Luca in un’ottica di voto utile a sinistra. Sul fronte dei 5 Stelle, rischia di arrivare soltanto terza la candidata grillina Valeria Ciarambino, vicina al vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.

LA DIASPORA NEL CENTRODESTRA PUGLIESE

Raffaele Fitto da una parte con Ncd e Fratelli d’Italia a tirare la volata a Francesco Schittulli, Adriana Poli Bortone dall’altra sostenuta da Forza Italia, Noi con Salvini (che si presenta solo in Puglia), Puglia Nazionale e Pli. Fi in Puglia è alla prova del nove dopo la scissione fittiana, i segnali non sono buoni se è vero che Silvio Berlusconi a Bari non è riuscito a riempire la sala e la Poli Bortone preferisce chiudere la campagna elettorale nella sua Lecce dove gioca in casa e le riesce più facile mobilitare più sostenitori.

EMILIANO GIOCA FACILE

Tra i due litiganti di centrodestra a godere è ovviamente Michele Emiliano; l’ex sindaco di Bari e candidato del Pd, alla guida di una coalizione di centrosinistra composta da ben 8 liste con anche diversi fuoriusciti dal centrodestra, ha la vittoria già in tasca. Poco importa se Renzi l’abbia snobbato non presentandosi dalle sue parti per sostenerlo, soprattutto dopo che l’ex pm ha bacchettato il premier sulla riforma della scuola. Le uniche grane per Emiliano arrivano dall’interno della sua coalizione: Sel, che neppure in Puglia s’è presentata con il suo simbolo nonostante si tratti della terra di Nichi Vendola, è insofferente per gli ex Fi imbarcati in coalizione, l’alleanza con l’Udc e accordi come quello stretto dall’aspirante governatore del Pd con il senatore dei Popolari per l’Italia, l’ex ministro. Mario Mauro che invece in Veneto sta con Flavio Tosi e in Campania con Caldoro. Dal canto suo, Emiliano combina qualche pasticcio di troppo; come ad Altamura, popoloso comune del barese dove il candidato sindaco del Pd se la deve giocare, tra gli altri, contro un ex Fi ora sostenuto dalla civica La Puglia per Emiliano.

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