Punti di forza e talloni d’Achille della carta made in Italy

Punti di forza e talloni d’Achille della carta made in Italy
I numeri del settore e le richieste al governo emersi dall'assemblea annuale di Assocarta

L’Italia è il quarto produttore di carta in Europa ma un quinto del fatturato finisce nella bolletta energetica. Un tallone d’Achille per l’intero comparto su cui è necessario intervenire tempestivamente.

Illustrando numeri e peculiarità del settore della carta per l’anno 2014, Paolo Cucchi, Presidente di Assocarta ha aperto l’assemblea annuale 2015 facendo riferimento ai costi energetici, alle tasse sull’efficienza e alle tasse sugli investimenti.

Alla tavola rotonda coordinata da Davide Tabarelli di Nomisma Energia, che si è tenuta oggi a Roma presso Civita in Piazza Venezia, hanno partecipato Guido Bortoni – Presidente Autorità dell’Energia Gas e Sistema idrico, Fabrizio Longa – Coordinatore Commissione Energia Confindustria, Stefano Firpo – Direttore Generale per la Competitività MISE, Rosa Filippini – di “Amici della Terra” e Marco Mensink – Direttore Generale CEPI con gli interventi filmati di Antonio Tajani – Vicepresidente del Parlamento Europeo e di Mattia Pellegrini – Direzione Mercato e Industria CE.

LA PRODUZIONE

“Nel 2014 l’Italia si riconferma 4° produttore di carta e cartone in Europa dopo Germania, Finlandia e Svezia ma il livello produttivo è pari al 2013: 8,6 milioni di tonnellate per un fatturato di 6,7 miliardi di Euro”, ha affermato il presidente di Assocarta.

I NUMERI PER COMPARTO

Il rapporto 2015 di Assocarta mostra andamenti diversi nei diversi comparti del settore: “Le carte per usi grafici (-1,1%) scontano gli effetti dei forti ridimensionamenti degli investimenti pubblicitari su stampa e l’impatto del digitale. Tenuta delle carte per usi igienico-sanitari (-0,8%) – che costituiscono il 20% della produzione europea – e del complesso delle tipologie destinate all’imballaggio (+0,4%), tra cui le carte e cartoni per cartone ondulato, voce di maggior spicco del comparto (-0,9%), che hanno scontato gli effetti del peggioramento in corso d’anno dell’attività economica generale. Positivo il risultato nella produzione delle altre tipologie di carte e cartoni (+5,9%)”.

L’EXPORT

“Nel 2014, in presenza di una domanda interna poco dinamica – ha sottolineato Culicchi – l’attività del settore ha trovato un supporto nell’export, che costituisce il 45% della produzione pari a circa 3.650 milioni di Euro con un saldo attivo dei conti con l’estero di 123 milioni di Euro”.

IL TALLONE D’ACHILLE

Se l’export è il suo punto di forza, la carta made in Italy ha il tallone d’Achille nella sua bolletta energetica che è quasi pari a un quinto del fatturato (oltre 1,1 miliardi di Euro) escludendo il costo degli oneri CO2. “Il conto pagato in termini di oneri di sistema gas ed energia elettrica arriva a oltre 160 milioni di Euro l’anno, circa il 14% del costo totale della bolletta”, ha dichiarato Culicchi.
“La parte più significativa della spesa energetica – ha spiegato poi il presidente di Assocarta – è rappresentata senza dubbio dalla quota per l’acquisto del gas naturale il cuo consumo è dovuto da un lato all’elevata intensità del processo termico di asciugatura del foglio e, dell’altro, all’ampia diffusione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento”.

UN CONFRONTO CON FRANCIA E GERMANIA

Parlando dell’attuazione in Italia della norma europea per la definizione delle imprese a forte consumo di energia, il presidente di Assocarta ha fatto un paragone con quanto sta accadendo a Francia e Germania:
“L’attuazione dell’art. 39 avrebbe dovuto comportare una misura analoga a quanto fatto in Germania dove la riduzione degli oneri ha superato i 70 Euro/MWh mentre nel nostro Paese non siamo andati oltre la media di 10 Euro MWh”, ha affermato Culicchi, “senza considerare che per il settore cartario la bolletta per l’energia elettrica in Francia si attesta sui 55/60 euro/MWh ed in Germania è addirittura inferiore ai 50 euro/MWh, contro gli oltre 140 euro/MWh dell’Italia”.

Culicchi ha ricordato che a gravare ulteriormente sul gap competitivo con i principali paesi europei ci sono anche le misure di compensazione dei costi indiretti derivanti dal sistema di scambio di quote di CO2 che in Italia non sono ancora state applicate.

LE PROPOSTE DI ASSOCARTA

Storie di nuove imprese e di piccoli successi non bastano a colmare il milione e mezzo di tonnellate di produzione perso in questi anni. “Occorre muoversi tempestivamente nell’applicare per intero le direttive europee a tutela dell’industria energy intensive come il cartario”.

Ecco come: “Attraverso una revisione dell’art. 24 dando certezze sul medio periodo alle scelte di sviluppo industriale; una coerente attuazione all’art. 39 per la parte elettrica con riduzione degli oneri anche per la parte gas naturale; la compensazione dei costi indiretti derivanti dall’Emissions Trading e, infine, il riconoscimento dell’industria cartaria come energivora a livello europeo nella Riforma Fiscale e in quella delle accise”, ha suggerito il presidente di Assocarta.

ultima modifica: 2015-06-25T16:29:40+00:00 da Valeria Covato

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: