Rassegnati all’idea che ormai i cookie debbano far parte della nostra esistenza online, gli appassionati della Rete si divertono a spulciare i siti internet per verificare in quanti si siano già adeguati alle nuove regole del Garante. (leggi qui cosa prevedono)

CHI NON SI E’ ADEGUATO

E l’occhio non cade su piccoli siti e blog fai da te, ma sui siti di tutti rispetto e rilievo istituzionale.
Il sito del Presidente del Consiglio Matteo Renzi? Impreparato. Così come quello di Forza Italia, di Matteo Salvini, del ministero dell’Interno  e della Polizia di Stato.

“Moltissimi siti infatti, anche di enti governativi e di politici, non sono affatto in regola con la “Cookie Law”. Abbiamo fatto un giro veloce partendo proprio dal sito del Garante della Privacy, che non ha il banner ma che è esentato dall’averlo in quanto non salva alcun cookie “non tecnico”, ha scritto il Corriere della Sera.

LE DIFFICOLTA’

A parte la non curanza di alcuni, le nuove norme del Garante hanno mandato in fibrillazione soprattutto gli utenti di blog e siti amatoriali per i quali è stato o sarà complicato adeguarsi senza pagare qualcuno che lo faccia per loro.

Perché? “Per essere in regola con la Cookie Law occorrono competenze informatiche o disponibilità economiche che non sono alla portata di tutti: chiedi al Garante per la protezione dei dati personali di intervenire per aiutarci a rispettare la legge”, è la ragione alla base di una petizione che circola online.
“Cavalcando l’onda qualcuno ha deciso di fare terrorismo psicologico raccontando di aver già ricevuto multe salate e proponendo Plugin a pagamento per risolvere il problema. Un bel modo per guadagnare soldi facili, ma poco corretto”, ha osservato qualcuno su Internet.

I COMMENTI

In Rete il disorientamento di coloro che debbono attenersi alla cookie law, pena le maxi multe del Garante, si mescola ora agli appelli imbufaliti, ora all’ironia degli esperti.

“E’ una norma del 2009 della Unione europea, il provvedimento del garante italiano è dell’anno scorso ed ha dato un anno di tempo proprio perché era controverso. Più di dire a gente che conosco che lavora in commissione che quella norma va cambiata, che si può fare?”, ha commentato l’onorevole di Scelta Civica Stefano Quintarelli, mettendo in risalto una pratica ad uso questa volta di Twitter e altrettanto lesiva della privacy degli utenti.

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