Numeri, hub, flussi e molto altro svelati dal capo della Polizia, Alessandro Pansa, in Parlamento

Libia, Turchia e Egitto sono i tre principali hub di flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. A dirlo è stato il Capo della Polizia Alessandro Pansa durante l’audizione alla Camera e al Senato sull’indagine conoscitiva sui temi dell’immigrazione. Il principale punto di partenza, però, si conferma quello libico a causa dalla “mancanza assoluta di controllo del territorio e alla presenza di organizzazioni criminali che sfruttano la loro posizione di controllo del territorio per gestire il traffico di immigrati“.

E mentre il caos politico della Libia favorisce la tratta illegale di migranti provenienti dalle più disparate zone del continente africano (e non solo), in Egitto le forze governative e militari sono riuscite a bloccare le partenze illegali, almeno durante la notte, tuttavia i flussi verso l’Italia sono in aumento. Il terzo hub migratorio – ha spiegato Pansa – è la Turchia, meta di passaggio di chi si muove da Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq ma soprattutto dalla Siria.

IL PORTO LIBICO

Oggi la Libia – ha detto Pansa durante l’audizione che si è tenuta il 4 giugno in Parlamento e di cui solo da poche ore sono disponibili on line le bozze non corrette – è il principale, il più importante, il più grande hub per lo sviluppo dei flussi migratori,soprattutto dall’area subsahariana del Corno d’Africa“. Si tratta di un vero e proprio “traffico di immigrati”, gestito con le stesse modalità usate dalle organizzazioni criminali per il traffico di stupefacenti. “Negli ultimi tempi – ha continuato il Capo della Polizia – si hanno elementi di sospetto per sostenere che anche organizzazioni terroristiche operanti in Libia possano essere coinvolte nel traffico dei migranti, sfruttando quindi le risorse economiche che arrivano dal traffico dei migranti in maniera che non conosciamo“.

I migranti che raggiungono la Libia – ha spiegato il capo della Polizia – provengono da diverse zone del continente africano: la maggior parte provengono da Sud-Ovest, dalla rotta del Sahel (fascia di territorio africano che comprende Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell’Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sud Sudan e l’Eritrea), ma l’80% di questi migranti sceglie di restare in territorio libico. Da Sud-Est, invece, arrivano i flussi provenienti principalmente dal Corno d’Africa, Somalia ed Eritrea, che vengono smistati poi verso la costa del paese e poi verso l’Italia e il continente europeo. Da Est, invece, arrivano i flussi provenienti dall’Egitto, il secondo punto di snodo dei flussi migratori verso l’Italia.

LE DUE ROTTE EGIZIANE

Il territorio egiziano è da un lato transito verso la Libia, dall’altro base di partenza per due rotte: vi è la cosiddetta rotta anatolico-balcanica, che va verso la Grecia e poi verso il Nord Europa, oppure quella che va direttamente verso l’Italia, soprattutto sulle coste calabresi e pugliesi. L’Egitto è raggiunto facilmente anche dai siriani, che attraversano la penisola del Sinai oppure arrivano direttamente ad Alessandria d’Egitto con voli da Istanbul o da Beirut; da lì poi si imbarcano direttamente o proseguono verso la Libia“, ha detto Pansa, aggiungendo che le imbarcazioni che partono dall’Egitto sono più sicure rispetto a quelle libiche.

In Egitto la criminalità è molto strutturata e molto ben organizzata. I trafficanti sono molto più professionalizzati e il sistema di trasporto via mare è quasi sempre assicurato da pescatori, cioè da professionisti del mare che, bene o male, utilizzano mezzi certamente non sicuri ma senz’altro più affidabili di quelli utilizzati in Libia“.

E anche se la cooperazione tra le autorità italiane e quelle egiziane è molto forte e la loro presenza sul territorio è piuttosto fitta (“Hanno bloccato le partenze durante la notte dal delta del Nilo – dice Pansa – che era la principale stazione di partenza notturna delle imbarcazioni con i migranti. Le autorità egiziane, con un intervento di tipo militare, non consentono più a nessuno di partire durante la notte. Durante il giorno questo tipo di intervento è molto difficile, perché i pescatori devono comunque recarsi a pescare e, quindi, vi è un’attività commerciale e lavorativa che è più difficile bloccare“) i flussi migratori dall’Egitto, proprio nelle ultime settimane, stanno aumentando.

LA STRADA TURCA

L’altro grande hub di trasferimento verso l’occidente è la Turchia. In Turchia arrivano persone dall’Afghanistan, dal Pakistan, dall’Iran, dall’Iraq e dalla Siria, con varie modalità: nascosti nei camion, nei doppi fondi dei pullman e dei treni e addirittura a piedi (soprattutto per i più vicini, quelli che vengono dalla Siria e dall’Iraq)“.

La migrazione siriana predilige soprattutto l’Italia, con l’ingresso nel nostro Paese attraverso la Libia. Alcuni si fanno carico del trasferimento lungo il Sinai e l’Egitto, per poi arrivare in Libia fino a Tripoli, altri invece utilizzano il volo aereo da Istanbul, in Turchia, o da Beirut, in Libano, direttamente per Algeri, in Algeria, dove non ci sono limiti ai voli che provengono dalla Turchia o dal Libano (o non vi sono particolari controlli), e poi di lì, a piedi o con mezzi di fortuna (a volte addirittura in taxi), raggiungono la Libia, da dove si imbarcano per le coste italiane“.

I flussi migratori sono molto intensi ma anche molto variabili – ha concluso Pansa – condizionati da fattori esterni che, con grandissima facilità, ne mutano l’assetto, le rotte, la consistenza e la tipologia“. Attentati, instabilità interne e azioni di pressione di varia natura possono alterare in modo considerevole tali flussi, a cui si sta cercando di dare una risposta altrettanto tempestiva.

(LEGGI QUI L’AUDIZIONE COMPLETA)

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