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Prosegue il caos libico e a farne spese, stavolta, sono quattro cittadini italiani rapiti ieri sera nella zona di Mellitah, nelle vicinanze del compound dell’Eni. Lì, a 60 km da Tripoli, ha sede la stazione di compressione di gas da dove parte Greenstream, il più grande metanodotto sottomarino in esercizio nel Mediterraneo, nonché uno dei due gasdotti strategici che collegano l’Italia al Nordafrica.

LA RICOSTRUZIONE

Al ritrovamento degli scomparsi lavorano in queste ore l’Unità di crisi della Farnesina e la nostra intelligence. Questa la provvisoria ricostruzione dei fatti. I quattro, tutti tecnici della parmense Bonatti, contractor internazionale per l’industria petrolifera, sarebbero stati “prelevati” a Zuaia “mentre stavano rientrando dalla Tunisia”.

DINAMICA DA CHIARIRE

A distanza di ore, l’intera dinamica dell’azione criminale è tuttavia ancora poco chiara, così come i suoi responsabili. Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è al momento “difficile fare ipotesi sugli autori del rapimento”, anche se il titolare del dicastero ha detto oggi da Bruxelles di ritenere “poco fondata” la tesi che il sequestro possa essere una ritorsione contro l’Italia per il suo ruolo attivo alla ricerca dell’accordo fra le fazioni in lotta nel Paese nordafricano a fianco dell’emissario dell’Onu, Bernardino León. Nonostante le poche certezze, alcune ipotesi sono già in campo, come quella della tv panaraba Al Jazeerariportata in Italia da Askanews e altre agenzie.

I PRESUNTI RESPONSABILI

Secondo l’emittente, che cita fonti militari, “il sequestro sarebbe opera di un gruppo di uomini armati appartenenti probabilmente al cosiddetto Jaish Al Qabail (L’esercito delle tribù)“, milizia tribale dell’area ritenuta alleata delle forze del generale Khalifah Haftar, comandante generale dell’esercito libico dal Parlamento “laico” di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale. A quest’ultimi si contrappongono le milizie di Fajr Libia (Alba della Libia), che appoggiano invece il governo islamico di Tripoli. E proprio quella zona dove sono stati rapiti gli italiani, è stata teatro in passato di violenti scontri tra le due fazioni.

VERSIONE POCO CREDIBILE

Per Mattia Toaldo, analista presso lo European Council on Foreign Relations di Londra, l’ipotesi dell’emittente di Doha è invece “poco verosimile” per diverse ragioni. “Innanzitutto – sottolinea a Formiche.netnon va dimenticato che Al Jazeera è una tv sotto il diretto controllo del Qatar, che è parte in causa nel conflitto libico“. Le due macro-fazioni che si contendono il Paese sono appoggiate infatti da un lato da Turchia e Qatar e dall’altro da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. I primi sostengono il vecchio parlamento, il Gnc; i secondi Tobruk, la nuova assise riconosciuta dall’Occidente.

LE IPOTESI DI TOALDO

Ciò vuol dire – prosegue l’esperto – che ci troviamo di fronte a una ricostruzione da prendere con le molle, perché guarda caso assegna la responsabilità dell’azione al proprio nemico“. Invece, aggiunge Toaldo, è molto più probabile “che a realizzare il rapimento siano stati o un gruppo criminale organizzato o proprio una milizia islamista controllata da Alba della Libia, che presidia la zona“. In alternativa, conclude poi l’analista, “non è del tutto da scartare l’ipotesi dell’Isis o di un gruppo ad essa collegato: quella dei rapimenti ai fini di riscatto è, al momento, una delle poche attività redditizie per il gruppo jihadista in Libia“.

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