Syriza e Tsipras, la sconfitta dei vincitori

Syriza e Tsipras, la sconfitta dei vincitori
Il partito del premier vince le elezioni ma la prospettiva politica è un programma di politica economica che non corrisponde agli ideali e alle tesi del partito della sinistra radicale. Ecco numeri, tendenze e scenari dopo il voto

Sette punti di distacco dai secondi (i conservatori), quattro deputati in meno rispetto a sette mesi fa e la consapevolezza di aver ricevuto, questa volta, un mandato forte per un esecutivo stabile e duraturo. Alexis Tsipras giura oggi per la seconda volta in meno di un anno, forte di un voto che, al netto di un astensionismo record al 45%, ha spazzato tutti i dubbi della vigilia e quell’80% dei sondaggi che lo davano sotto gli inseguitori di Nea Dimokratia.

I NUMERI DI SYRIZA

Il 35,47% di Syriza si avvicina praticamente al 36% ottenuto a gennaio, ma è da pesare come un successo se si pensa che è stato raggiunto senza i 25 deputati scissionisti prodracma, che con la formazione Unità Popolare non sfondano il 3% (sono al 2,88%) e restano fuori dal Parlamento. Si ricompone, quindi, l’innaturale alleanza con gli Indipendenti di destra di Anel, guidati dall’effervescente Panos Kammenos (al 3,69%) megafono delle gerarchie religiose e interlocutore delle forze armate elleniche, ragion per cui dovrebbe essere confermato alla Difesa.

CONFERME E SORPRESE

Ancora al terzo posto i nazionalisti di Alba dorata che migliorano di un deputato la pattuglia dei 17 eletta a gennaio, nonostante il loro leader sia agli arresti domiciliari ma contando sul fattore immigrazione, con le isole orientali di Lesbo e Kos al collasso. Un dato che addirittura arriva sino al 15% in alcuni collegi dell’Attica, la regione dove vive la metà della popolazione greca (circa cinque milioni) e dove si trova la capitale. Sono seguiti al quarto posto dal cartello socialdemocratico di Pasok e Dimar, che raddoppiano i voti e toccano il 6% grazie alla nuova speaker Fofi Gennimata, che ha provveduto aduno svecchiamento della classe dirigente del partito che ha comandato in solitario la Grecia nel solco della dinastia Papandreou. Si sgonfia l’esperimento centrista del giornalista Stavros Theodorakis e del suo Potami, che dimezza i consensi, mentre per la prima volta in 25 anni di campagne elettorali entra in Parlamento l’Unione di Centro di Leventis con il 3,43% che frutta nove deputati. Stabili da sempre al 5,5% i comunisti integralisti del Kke, che chiedono l’uscita della Grecia dalla Nato e dall’Unione Europea, con cui gli scissionisti syrizei intendono federarsi per dare vita entro l’anno ad un cartello anti troika.

LA PERFORMANCE DEGLI OPPOSITORI

I conservatori, pur migliorando la performance di mezzo punto percentuale (28,09%), scontano il flop dell’astensionismo con un segno meno per via dei delusi e degli incerti che non si sono recati alle urne. Un voto su cui c’è, evidente, il timbro dei più giovani e dell’elettorato femminile come dimostrano i dati secondo cui Syriza ha ottenuto il 36% dei suoi voti dalle donne, (mentre i conservatori solo il 30%) e il 37,3% dei giovani fra i 18 e i 24 anni mentre ND ha attirato la maggior parte di elettori over 55. Una divisione netta fra i cittadini greci, con i più maturi (quindi professionisti e lavoratori prossimi alla pensione) convinti che solo la stabilità dei conservatori potesse dare al paese un’effettiva stabilità, mentre chi si sta affacciando oggi al mondo del lavoro ha scelto la nuova strada di Syriza. Su cui, però, ci sarà poca autonomia.

LE PROSPETTIVE POLITICHE

Al netto di programmi e promesse il nuovo governo Syriza-Anel (che conterà su 155 seggi su 300) che dovrebbe vedere la luce domani, non ha altre strade da percorrere se non quella indicata dal memorandum con la troika siglato un mese fa da Tsipras con l’ombra dei disoccupati di agosto (800mila) a togliere il sonno al neo premier. Altra questione rilevante è il possibile taglio delle pensioni che la troika chiederà a Tsipras se la Grecia non centrerà gli obiettivi programmatici stabiliti dai creditori, mentre tra dieci giorni aumenterà l’iva su pane, latte e isole fino ad oggi graziate. Continua la nota dolente dell’evasione fiscale, che tocca quota 23%.

ultima modifica: 2015-09-21T08:37:32+00:00 da Francesco De Palo

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