Perché elogio la legge sul lavoro agile

Perché elogio la legge sul lavoro agile
La nuova legge sul lavoro agile sembra arrivare nei modi e nei tempi giusti: è abbastanza semplice e flessibile da adattarsi bene a tutte le esigenze. Arriva in un momento in cui la maggior parte delle aziende è interessata a coglierne le opportunità e una parte di esse si è già incamminata su questa strada. Il commento di Antonino Borgese, presidente di Great Place to Work

La legge sullo “smart working”, o lavoro agile, recepisce molto bene le esigenze emergenti dalle potenzialità delle attuali tecnologie telematiche. Negli otto articoli di cui si compone, offre un quadro normativo flessibile e funzionale a una modalità del rapporto di lavoro, che si manifesta in molteplici forme e che è tuttora in fase di evoluzione. Le modalità del lavoro agile vengono definite in modo estremamente libero attraverso un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro. La legge stabilisce, inoltre, che non debbano esserci distinzioni di trattamento tra lavoratori in modalità “smart” o tradizionale, in particolare per quanto riguarda la carriera.

Il lavoro agile va nel senso della creazione di ambienti lavorativi che promuovano il benessere della persona: questa caratteristica, come dimostrano numerose ricerche, accresce il livello di impegno dei collaboratori e la produttività delle organizzazioni. La flessibilità, resa possibile dallo “smart working” va innanzitutto incontro all’esigenza di bilanciamento tra vita lavorativa e privata. Migliora inoltre la soddisfazione dei dipendenti: le ricerche condotte su questo tema indicano che 2/3 delle persone desiderano lavorare da casa, 36% lo preferirebbe rispetto a un aumento di stipendio, 80% lo considera un benefit, ed è soprattutto la generazione Y a esserne particolarmente attratta (Fonte: Global Work Analytics).

Le aziende che hanno misurato gli impatti sulla produttività registrano un aumento che oscilla tra il 15 e il 45%. AT&T riporta che i lavoratori remoti lavorano mediamente 5 ore in piu’ alla settimana di quelli in ufficio. Oltre a questo si riduce anche l’assenteismo: le organizzazioni che hanno implementato programmi di lavoro agile hanno registrato un 63% di riduzione. Il turn over volontario diminuisce: il 46% delle aziende afferma che le dimissioni volontarie si sono ridotte, con questo tipo di flessibilità lavorativa (Fonte: Ibidem).

Il lavoro agile richiede una trasformazione della cultura aziendale verso livelli elevati di fiducia reciproca tra capi e collaboratori. Le aziende che stanno portando avanti sperimentazioni in questo ambito hanno osservato che la principale difficoltà viene dai supervisori che sono preoccupati dal fatto di perdere il controllo delle proprie persone. Ma anche dalla parte dei collaboratori c’è qualche difficoltà, legata al timore che si possano ingenerare nei propri superiori sospetti di scarso impegno.

L’osservatorio di Great Place To Work mostra che sono le aziende con elevati livelli di fiducia ad adottare maggiormente forme di lavoro agile: lo fa il 54% delle aziende della classifica Best Workplaces, pubblicata da “Il Corriere Economia”, contro il 33% di quelle non classificate. Tra le migliori aziende per cui lavorare, il 63% di quelle che si sono dotate di questa forma di flessibilità la rende disponibile a tutti, mentre la parte rimanente lo riserva solo ad alcune categorie, quali ad esempio i dipendenti con problemi famigliari.

Ma come è possibile superare le resistenze che ancora sussistono su questo tema? Le organizzazioni che applicano il lavoro agile in modo sistematico sono arrivate a questo traguardo attraverso un processo graduale. Il punto di partenza è stato il consolidamento di una cultura dell’obiettivo. Una barriera da superare è stata il concetto che il livello di prestazione sia legato al tempo trascorso in ufficio: questa sorta di pregiudizio duro da scalzare puo’ essere superato soltanto attraverso un’adesione piena e convinta al principio del lavorare per obiettivi. L’introduzione dello “smart working” è stata graduale ed è passata attraverso il consolidamento del rapporto di fiducia reciproco tra manager e collaboratore. La flessibilità è stata introdotta dapprima attraverso un numero limitato di giornate al mese, per approdare, al termine del percorso, all’adozione completa e senza limitazioni di questa prassi.

Lavorare remotamente, se, da una parte, ottimizza l’efficienza, rischia, dall’altra, di limitare un importante fattore dell’organizzazione, vale a dire il lavoro di gruppo e l’apprendimento continuo che avviene nelle interazioni di persona. Questi aspetti sono cruciali per rendere le organizzazioni flessibili e innovative, come richiede il contesto competitivo. Inoltre, un elemento critico evidenziato dai dipendenti è che lavorare da casa limita i rapporti sociali. Il nuovo concetto di lavoro agile, tuttavia, supera le limitazioni del lavoro remoto. Le esperienze all’avanguardia nello “smart working” inseriscono la flessibilità del luogo in un contesto piu’ ampio: anche lo spazio dell’ufficio diventa flessibile, offrendo una molteplicità di soluzioni che rispondono alle diverse esigenze della giornata lavorativa, includendo anche i momenti di svago e relax.

La nuova legge sul lavoro agile sembra arrivare nei modi e nei tempi giusti: è abbastanza semplice e flessibile da adattarsi bene a tutte le esigenze. Arriva in un momento in cui la maggior parte delle aziende è interessata a coglierne le opportunità e una parte di esse si è già incamminata su questa strada.

ultima modifica: 2015-10-28T08:49:05+00:00 da Antonino Borgese