Non sono tempi facili, questi, per chi è responsabile della regolamentazione ambientale. Sotto l’occhio del ciclone adesso c’è l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti e la sua decisione di ridurre da 75 a 70 parti per miliardo (ppb) la quantità di gas ozono presente nell’aria. Il precedente limite era stato stabilito nel 2008 dall’amministrazione Bush. La decisione è stata presa giovedì scorso, dopo ben quattro anni dal blocco della Casa Bianca al tentativo dell’Epa di ridurre tale limite, considerato a suo tempo uno dei più grandi tradimenti della presidenza Obama (New York Times).

ATTACCHI BIPARTISAN

La nuova normativa Epa dovrebbe rincuorare la popolazione e tutto il panorama degli ambientalisti, visto che essa ha l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria che si respira e la salute dei cittadini. Tuttavia a essere scontenti sono sia i movimenti ambientalisti che le associazioni di industriali. Chi lotta per contrastare il cambiamento climatico critica la decisione dell’Epa per lo scarso coraggio. Il loro auspicio, infatti, era quello che l’agenzia stabilisse un limite di 60ppb. A chi produce, sarà richiesto di porre maggiore attenzione ai propri processi di produzione e un ulteriore impegno in termini di controlli ambientali. Tutto ciò aumentando il peso dei costi che graveranno nei bilanci delle aziende. C’è quindi chi tira da una parte e chi dall’altra, ognuno con i propri valori e interessi da difendere e tutelare. Nel mezzo c’è l’Epa, quella stessa agenzia che non molto tempo fa ha stabilito limiti alle emissioni di co2 delle centrali elettriche con il Clean power plan e che viene ripetutamente contrastata dai repubblicani che la considerano un abuso del potere esecutivo, minacciando di tagliarle i finanziamenti.

LE CRITICHE DEGLI AMBIENTALISTI

Politico riporta le parole di David Baron, avvocato di Earthjustice, che, oltre a definire gli standard Epa deboli, ritiene che la normativa rappresenti una sorta di tradimento rispetto alla promessa per un’aria meno inquinata contenuta nel Clean air act e non esclude la possibilità che gruppi di ambientalisti possano citare in giudizio la stessa Epa.

DA CHE PARTE STANNO I REPUBBLICANI?

Anche in questa occasione i repubblicani non si sono tenuti nell’ombra e hanno affiancato le critiche di imprenditori e uomini d’affari. Su U.S. News si legge che negli scorsi mesi la National Association of Manufacturers e altri gruppi hanno fatto continua pressione sulla Casa Bianca spendendo milioni di dollari in presenze televisive e campagne pubblicitarie, per denunciare la normativa in discussione e il suo negativo impatto in termini di occupazione. Tom Riordan, presidente e ad dell’azienda Neenah Enterprises Inc. ha affermato: “Le aziende manifatturiere, soprattutto le più piccole, saranno costrette a decidere tra il rispetto della normativa Epa e l’assunzione di nuovi lavoratori”.

LA QUESTIONE DELL’OCCUPAZIONE

Aspre critiche, dunque, che toccano uno dei punti cruciali della missione governativa: quella dell’occupazione, a cui l’amministrazione Obama ha dedicato numerosi sforzi, portando a otto milioni il numero di posti di lavoro creati negli ultimi tre anni, un record che, secondo la Casa Bianca, non si raggiungeva dal lontano 2000, come si legge in un articolo di Politicususa.

COME RISPONDONO CASA BIANCA ED EPA

In risposta agli attacchi, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha affermato che le nuove regole rientrano a pieno titolo nella strategia del presidente Obama per ridurre l’inquinamento e promuovere la crescita economica (Daily News). Gina McCarhy, amministratrice dell’Epa, ha voluto sottolineare che il suo lavoro è definire standard che proteggano la salute della popolazione americana, basandosi su dati scientifici e non sulla popolarità delle scelte. “Secondo dati clinici – ha detto McCarthy ai giornalisti – è 72ppb il limite di esposizione oltre il quale si corre il rischio di avere danni alla salute”. Ne deriva che, secondo quanto riportato dalla stessa leader di Epa, il limite di 70ppb contiene un margine di sicurezza aggiuntivo per proteggere gli individui più vulnerabili, tra cui bambini, anziani e coloro che soffrono di disturbi cardiaci e respiratori.

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