Conversazione di Formiche.net con Bruno Stronati, presidente dell'associazione Azionisti Banca Marche, che commenta anche le prime informazioni sul decreto in fieri del governo...

Banca delle Marche come Popolare dell’Etruria. Cioè, piccoli e grandi azionisti pronti a dissotterrare l’ascia di guerra, pur di non vedere i propri risparmi andare in fumo per gli imminenti salvataggi. In questi giorni Formiche.net ha raccontato in più articoli cosa sta succedendo dentro gli istituti commissariati (Etruria, Banca Marche e Carife), prossimi ad essere di fatto salvati dal governo, che questo pomeriggio riunirà un Consiglio dei ministri straordinario, per varare un decreto salva-banche in amministrazione straordinaria. Questa volta a parlare delle speranze degli istituti coinvolti è Bruno Stronati, presidente dell’associazione Azionisti Banca Marche, che racconta a Formiche.net le ragioni e gli obiettivi dei soci, alla vigilia del salvataggio.

UN CRACK (QUASI) ANNUNCIATO

Il disastro di Banca delle Marche è figlio di esercizi chiusi in perdita, ma tutti puntualmente certificati dai revisori senza obiezioni. L’ultimo bilancio, prima che si muovesse la Banca d’Italia nel 2013, è stato chiuso con un rosso di mezzo miliardo di euro. Nonostante le perdite il management di allora continuò una politica di finanziamenti piuttosto allegra, concedendo numerosi prestiti, molti dei quali discussi. Una discrasia, bilanci in profondo rosso a fronte di finanziamenti a pioggia, che ha portato il legali dell’istituto a bollare il disastro di Banca Marche “come il peggiore dopo i casi di Calvi e Sindona” nonché soci di peso a parlare di disastro annunciato. Un paragone, quello tra l’Ambrosiano e Banca Marche, messo nero su bianco nelle carte con cui i legali hanno citato in giudizio gli ex vertici per 280 milioni di euro.

L’INTERVENTO DEL GOVERNO? ANDIAMOCI CAUTI

Adesso però, dopo l’ormai scontato no di Bruxelles all’ingresso diretto del Fondo interbancario nel capitale degli istituti, considerato aiuto di Stato, si muove Palazzo Chigi, proprio per bypassare l’operazione-Fitd che non piace all’Ue ed evitare l’applicazione del meccanismo del bail in, che scatterà a inizio anno. Salvo sorprese, l’esecutivo dovrebbe varare un decreto per costituire da una parte una bad bank dove scaricare le sofferenze, dall’altra un veicolo “buono”, dove far confluire gli asset sani e finanziato dallo stesso Fitd. Stronati però non si scalda più di tanto, sottolineando come “il governo si è finalmente svegliato. La soluzione potrebbe essere vicina stavolta ma noi azionisti vogliamo capire bene di cosa si tratta. Di certo a noi nessuno ci ha interpellato”. Stronati spiega che “se davvero il decreto sarà varato, spetterà alla Banca d’Italia gestire il salvataggio, nominando i membri del board. E bisognerà convocare un cda straordinario di Banca Marche per superare il commissariamento della banca”.

QUANDO BANKITALIA SI MOSSE IN RITARDO

Adesso la palla passa al Fondo interbancario, che entrerà nel capitale salvando così la banca dalla liquidazione. Ma Stronati giudica tardiva la mossa. “Banca delle Marche è stata assassinata dalla vecchia governance. L’intervento del Fondo e prima ancora della Banca d’Italia è stato troppo tardivo, andava fatto tutto prima. Adesso, sia chiaro, noi vogliamo comunque rimanere con una quota residuale, perché questa è pur sempre una banca del territorio. Oggi i soci privati hanno il 32% del capitale. In questi anni non abbiamo avuto niente, non abbiamo visto niente, abbiamo perso i soldi e le nostre azioni valgono di meno. Non vogliamo che il salvataggio di Banca Marche rappresenti la nostra estinzione, nè tantomeno l’azzeramento delle nostre azioni“.

IL BAIL IN? UN ESPROPRIO FORZATO

Continua il presidente dell’associazione Azionisti Banca Marche: “Gli azionisti privati hanno fretta. Vogliamo che sia subito attuata la soluzione a questo disastro, prima che entri in vigore il meccanismo del bail in”, che prevede la partecipazione al salvataggio di una banca anche dei correntisti di peso e degli obbligazionisti. Stronati lo bolla come “un esproprio forzato: perchè far pagare a noi i disastri degli altri?”. Di più. I soci privati sono pronti a fare l’estremo gesto se la ricapitalizzazione dovesse tardare, sfociando in zona bail in. “Potremmo anche decidere di andarcene, lasciare la banca. Poi vediamo come faranno”.

SI ALLA MAXIASSOCIAZIONE. A MENO CHE…

“Sì, la scorsa settimana c’è stato un incontro a Ferrara con gli azionisti delle altre banche commissariate”, ammette Stronati. Che però non vi ha partecipato. “Mi tengo in costante contatto. In certi momenti l’unione fa la forza. Però se la soluzione a Banca Marche arriverà prima, non credo ci sarà bisogno di aderire a questo maxiprogetto”, conclude il presidente dei piccoli azionisti.

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